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Il rock viscerale e impetuoso de I Fiori di Mandy

Punteggio 92%

Un urlo rock che scuote e racconta il vissuto quotidiano con l’occhio sensibile e le emozioni più intense di un gruppo di giovani musicisti: questo è il tratto caratteristico de I Fiori di Mandy e della loro musica. La band sarda, nata nel 2016 e con già all’attivo un primo disco, ha da poco pubblicato il suo secondo ep, intitolato “Carne”. Sei tracce molto profonde, viscerali, impetuose, con un alternative rock che fa da cornice ad atmosfere dense, a volte cupe, disperate, altre volte semplicemente intime.

I Fiori di Mandy partono subito forte, con il brano di apertura, il singolo estratto Invadere, nel quale cantano la disperazione e lo smarrimento e lo fanno con un incedere gitano e al contempo rock, con bellissime distorsioni che lacerano e allungano i tempi verso la fine del pezzo e che ritroviamo nella seconda traccia, Karter. Quest’ultima è profondissima, straziata, urla e chiede giustizia per Rubin Carter, meglio conosciuto come Hurricane. Riuscito e convincente, in questa canzone, risulta l’intermezzo in cui bassi e chitarra fanno crescere l’angoscia, per poi offrire un senso di liberazione.  Il testo è molto bello e rende onore all’intento del gruppo di spazzare, con l’urto del suono, l’ipocrisia sensibile nella quale ci siamo rinchiusi. Una canzone suggestiva e avvincente.

In virtù del piovere, invece, è un inno alla pioggia che cade a coprire ogni timore e a lavare via tutto, anche il cuore. Qui risaltano molto il basso e l’irriverenza dei suoni che, quasi come bambini, non resistono a non saltare in una fresca pozzanghera musicale. Quelli di ieri, quarta traccia dell’ep, è una canzone nata dopo la morte di un amico della band, quindi è ancora più legata alla sensibilità di questi musicisti, è uno sfogo personale, come loro stessi hanno dichiarato. “Noi non saremo più quelli di ieri, daremo nuovo sangue ai nostri cieli”, cantano, e sono dolcissimi, profondi, ricercati nei ritmi e nelle parole, quasi a ripercorrere alcuni dei momenti tipici dei Marlene Kuntz

Convincente e potente è l’attacco di Mandria, quinto brano che fa correre la mente in sconfinati scenari ed è un fluire rumoroso di indomabili bestie fatte di impeto e muscoli, vive e libere, che ci ricordano che questa è la nostra essenza, la meta del nostro affannoso esistere. Come ci conferma il pezzo di chiusura, Tra le Storie, La Storia, la loro musica è impastata di storia, donne e miti, in una incantevole danza tra dee e bestie. I Fiori di Mandy sanno puntare all’irrefrenabile istinto di tremare con il cuore e l’anima, accordandosi alla bellezza del mondo con la bellezza del proprio essere.

“L’amore reincarna in amore e in amore reincarna l’eternità”, cantano in un mantra tribale e vibrante che riporta alla potenza comunicativa dei CCCP. Un buon lavoro quello de I Fiori di Mandy, che sembrano vogliosi di sperimentare, di non seguire una linea già definita ma di ascoltare i loro più nobili istinti compositivi (come si evince anche da quello che ci hanno detto nel corso dell’ultima puntata di “The Independence Play” sulla nostra radio web). Questo secondo disco rappresenta una buona tappa di un percorso ancora all’inizio, ma che lascia già intravvedere buone prospettive.

FrankaZappa -ilmegafono.org

La copertina dell’ep “Carne”

Pillola

92%

In breve La band sarda, nata nel 2016 e con già all’attivo un primo disco, ha da poco pubblicato il suo secondo ep, intitolato “Carne”. Sei tracce molto profonde, viscerali, impetuose, con un alternative rock che fa da cornice ad atmosfere dense, a volte cupe, disperate, altre volte semplicemente intime.

Alternative rock
93%
Contenuti
94%
Arrangiamento
91%

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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