Il dl sicurezza, quello che riforma i decreti Salvini, è legge. Dopo una dura battaglia parlamentare sono state apportate modifiche importanti alle due leggi partorite in materia di immigrazione dal precedente governo (guidato sempre da Conte e dai 5 stelle, ma in condominio con la Lega). Ci è voluto più di un anno per superare, almeno in parte, gli orrori giuridici e i difetti di costituzionalità che, già in sede di promulgazione del decreto sicurezza bis, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva rilevato e sottolineato. Il percorso parlamentare che ha portato alla nuova normativa è stato pieno di ostacoli, tensioni, manovre ostruzionistiche. Un percorso che ha messo in mostra la consueta oscenità di chi ha scambiato il parlamento per la curva di uno stadio e non per il luogo del confronto su temi che impattano sulla vita delle persone. Così si è scatenata ancora una volta una ignobile bagarre, una rissa deprimente che ha mostrato come, la pandemia che stiamo vivendo, non abbia affatto mitigato le voglie perverse di chi svende i diritti umani in nome di rozze strategie elettorali.

Dopo l’ossessiva narrazione sul virus, che ha portato per alcuni mesi a una riduzione dell’attenzione sul tema dei migranti (leggi qui), è bastato poco per far tornare in auge la tematica, sempre e comunque trattata con accenti negativi. Perché è chiaro ed evidente che questo popolo, sempre meno colto e con un sistema di informazione deficitario e scadente (ma non ditelo all’Ordine dei giornalisti…), cerchi sempre qualcuno sul quale scaricare la colpa di tutto. Così, quando la paura del virus ha raggiunto il massimo, si sono quasi dimenticati dei migranti. Non appena la paura del virus, però, si è tramutata in stanchezza o semplicemente è quasi svanita (come in estate, quando si è tornati a vivere una sorta di normalità), si è ripreso a parlare di sbarchi, porti chiusi, invasione e trasmissione di malattie. Insomma tutto il repertorio vergognoso e pieno di bugie con il quale la destra attuale e buona parte degli organi di stampa riempiono le orecchie e lo stomaco degli italiani. Nulla da stupirsi, allora, se il parlamento diventa una bolgia barbara e mostra al mondo intero la pochezza della sua classe politica. Nulla da stupirsi, soprattutto, se tutto ciò non produce più nemmeno un briciolo di imbarazzo.

Ma torniamo alla riforma, al dl sicurezza appena approvato, perché oltre alla bagarre parlamentare, una menzione la meritano anche il governo e le sue forze di maggioranza. I toni trionfalistici con i quali hanno commentato il superamento delle “logiche” della precedente normativa vanno bene solo per gli ingenui o per i distratti. Chi invece sa leggere e conosce il tema e il significato delle parole e delle scelte, non si lascia incantare dai toni di vittoria su Salvini e sulle destre. Vero è che sono state cancellate delle ingiustizie e sono stati ripristinati e anche migliorati alcuni aspetti sul piano interno (iscrizione anagrafica, ripristino e ampliamento delle forme che prevedono la protezione internazionale e il divieto di espulsione e rimpatrio, ripristino e miglioramento del sistema di accoglienza e integrazione, ecc.), ma rimangono pressoché immutati alcuni punti molto delicati. Come ad esempio la questione delle Ong.

La nuova normativa, infatti, elimina le sanzioni amministrative per le Ong che violano il divieto di sbarco, sanzioni che prevedevano la cifra spropositata (e di dubbia costituzionalità) di un milione di euro. Tuttavia si fa riferimento al codice della navigazione che prevede la reclusione fino a 2 anni e la multa da 10mila a 50mila euro. Insomma, rimane comunque la punibilità, per di più penale, per chi soccorre in mare dei naufraghi e si dirige verso il porto più sicuro, come prevedono le convenzioni internazionali in materia. Ma l’inganno maggiore sta nella gestione delle operazioni di soccorso. Chi continua a dire che, per evitare problemi e sanzioni, alle Ong basta semplicemente avvisare il Paese di bandiera della nave e quello verso cui vogliono dirigersi per lo sbarco, omette di proposito un piccolo e importante particolare: ossia l’obbligo di rispettare le indicazioni dell’autorità competente.

Ora, provate a indovinare: qual è l’autorità competente nelle aree in cui le Ong si dirigono per salvare vite umane? La Libia. Le autorità libiche, ossia la guardia costiera libica, la stessa che agisce senza il rispetto delle convenzioni per i diritti umani, la stessa che, come molte inchieste hanno dimostrato, è in combutta con i trafficanti di esseri umani. La stessa che riporta i naufraghi nelle prigioni-lager per continuare a rapinarli, torturarli, stuprarli.

Ecco il piccolo dettaglio che smonta i trionfalismi e mette a nudo il conformismo di una maggioranza che continua a mostrare la sua ipocrisia. La maggioranza formata, da un lato, da chi ha appoggiato e generato le leggi precedenti che ora sono state modificate, e dall’altro da chi continua a difendere la linea iniziata da Marco Minniti con il codice di condotta e con i suoi accordi con le autorità libiche. Una bella fregatura, che costringerà le Ong a non rispettare la legge, a non consegnare ai libici i naufraghi per non macchiarsi di complicità con un genocidio che in troppi continuano a far finta di non vedere. Un grande inganno firmato da 5 Stelle, Pd, Italia Viva e LeU. Bravissimi a modificare quelle norme che impattano meno politicamente sul piano interno, perché giustificabili di fronte agli elettori con l’esigenza di “sicurezza”, con la necessità di evitare “che gli immigrati girino per il Paese senza una identità riconosciuta” mettendo a rischio la nostra tranquillità (questo il tenore delle dichiarazioni degli esponenti della maggioranza).

Timidi, o meglio codardi, invece, quando si tratta di modificare il punto politicamente più forte, ossia il superamento della guerra alle Ong tanto cara a Di Maio e Minniti, una guerra ignobile contro chi salva vite umane, sostituendosi all’inerzia colpevole di Italia ed Europa, che hanno abbandonato qualsiasi azione di soccorso in mare. Un punto che richiederebbe la contestuale cancellazione del Memorandum Italia-Libia, che viene ancora strenuamente difeso dal Pd e dal suo establishment, perché utile a controllare le partenze e a far sventolare le cifre di un minor numero di arrivi, infischiandosene del destino tragico al quale stiamo condannando migliaia di persone. Questa è l’Italia. Questa è la normalità alla quale ci ha abituato la politica dei due tempi o quella del non coraggio e del calcolo. Una normalità funesta.

Prendiamo allora in prestito e adattiamo una frase de Il Conformista di Alberto Moravia che potrebbe descrivere bene questa normalità alla quale ci siamo abituati: “La normalità veniva sempre pagata, consapevolmente o no, a caro prezzo, con complicità varie ma tutte negative, di insensibilità, di stupidità, di viltà, quando addirittura non di criminalità”. Nulla di più vero.

Massimiliano Perna -ilmegafono.org