Se per un po’ l’Italia si è fermata e solo ora incomincia a ripartire, per la magistratura il lavoro non è mai diminuito e anzi, se possibile, nelle ultime settimane è aumentato anche di parecchio. Aldilà delle migliaia di richieste di commutazione delle pene in arresti domiciliari per motivi di salute che sono al vaglio dei tribunali di mezza Italia, la magistratura è molto attiva anche per riempire le carceri, oltre che per svuotarle. È il caso del Gup di Catanzaro, Teresa Guerrieri, che in settimana ha emesso ben 18 condanne con pene dai 2 ai 14 anni ai danni di altrettanti affiliati a clan di ‘ndrangheta del crotonese. Gli arresti erano scattati con l’operazione “Tisifone”, che aveva bloccato sul nascere quella che sarebbe potuta essere una sanguinosissima guerra tra cosche ad Isola Capo Rizzuto. Le intercettazioni non lasciavano spazio a dubbi: “Devono morire tutti”, dicevano, e questo ha spinto la DDA di Crotone ad intervenire tempestivamente effettuando arresti che ora sono stati convertiti in condanne grazie anche al rito abbreviato.

Un altro duro colpo alla ‘ndrangheta è arrivato 1000 km più a nord della cittadina calabrese. Precisamente a Reggio Emilia, il cui tribunale ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Nicolino Grande Aracri, boss di Cutro, la cui ‘ndrina era però famosa per essere molto attiva anche in Emilia, Veneto e Lombardia. In carcere dal 2015, l’anno scorso il boss oggi 62enne era stato condannato all’ergastolo. Il Covid-19 ha rappresentato per lui e i suoi avvocati un’opportunità per chiedere il trasferimento agli arresti domiciliari in Calabria. Il tribunale non ha ritenuto ci fossero gli estremi per il trasferimento anche perché non sono stati riscontrati casi di coronavirus nel carcere di Opera a Milano, dove è detenuto Grande Aratri.

Stesso destino è toccato a Raffaele Cutolo, storico boss di camorra, da 25 anni rinchiuso in regime di 41 bis presso il carcere di Parma. Anche in questo caso il giudice non ha riscontrato “presupposti di urgenza o gravità”, anche considerando che Cutolo ha rifiutato di sottoporsi ad accertamenti sanitari. Settimana scorsa vi abbiamo raccontato delle centinaia di malviventi, anche di alto rango, che sono stati trasferiti ai domiciliari a causa di evidenti inadempienze da parte del DAP e della leggerezza di qualche giudice. È però importante chiarire che ciò non inficia sul lavoro encomiabile di buona parte della magistratura che ogni giorno massimizza gli sforzi per assicurare alla giustizia i personaggi più pericolosi del crimine organizzato.

Lo stesso Roberto Saviano ci ha tenuto a commentare la vicenda scagionando i magistrati che secondo la sua visione “hanno agito secondo diritto”. Insomma bisogna dire grazie a chi ha sollevato la questione e a chi ogni giorno si batte affinché il Covid-19 non diventi una scusa per svuotare le carceri e cancellare gli sforzi di chi ha pagato un prezzo altissimo per ottenere giustizia.

Vincenzo Verde -ilmegafono.org