A distanza di 37 anni, il comune di Rometta, nel messinese, ha voluto ricordare, lo scorso lunedì, l’anniversario della morte di Graziella Campagna, vittima di mafia, barbaramente uccisa a soli 17 anni. La storia di Graziella è singolare e, forse anche per questo, andrebbe ricordata e raccontata a voce alta, così come le tante altre storie che appartengono a chi ha perso la propria vita per mano mafiosa. Giovane lavoratrice presso una lavanderia a Villafranca Tirrena (ME), la diciassettenne siciliana scoprì per puro caso la reale identità di due uomini del posto, Toni Cannata e Gianni Lombardo. I due, in realtà, erano infatti Gerlando Alberti Junior e Giovanni Sutera, all’epoca pericolosissimi boss latitanti ricercati dalle forze dell’ordine. La scoperta, che avvenne in maniera del tutto involontaria per via di una agendina trovata all’interno della camicia di Alberti, decretò così la condanna a morte della giovane, rea, secondo una delle più note leggi mafiose, di essere venuta a conoscenza di “troppe cose” e quindi a tutti gli effetti una minaccia per i clan.

Così, la sera del 12 dicembre 1985, un commando mafioso rapì e uccise la ragazza mentre stava per rientrare a casa. Il cadavere venne scoperto dagli inquirenti soltanto due giorni dopo, il 14 dicembre, in località Forte Campone, ponendo così fine alla vita e al futuro di una ragazza innocente. Quanto accaduto a Graziella Campagna non è soltanto un omicidio efferato, un atto di sopraffazione e di vigliacca violenza tipica della mafia. È molto di più. È la legge mafiosa che prevarica nei confronti di quella sociale, di quella umana addirittura, poiché niente è più importante del clan, dell’organizzazione, degli affari criminali e di tutto il marcio che vi ruota intorno. Una legge da seguire anche a costo di spezzare una vita, di infrangere in un battito di ciglia i sogni di una ragazza neppure maggiorenne.

E, come se non bastasse, ad acuire il dolore straziante della famiglia di Graziella ci si mise persino la giustizia dell’epoca, rea di certe “dimenticanze” e di una superficialità così evidente che nulla hanno a che vedere con chi la mafia e la criminalità organizzata la combatte ogni giorno, veramente. Subito dopo l’omicidio, infatti, le varie indagini e i vari processi che si susseguirono vennero tristemente “sporcati” da avvenimenti indegni e preoccupanti depistaggi. Innanzitutto, diversi fascicoli andarono smarriti, lasciando così poco margine di manovra agli inquirenti stessi. In più, durante gli interrogatori, venne consentito a falsi carabinieri, nonché ad altri che nulla avevano a che fare con le indagini, di partecipare e addirittura di avere accesso alle perizie balistiche. Infine, i due esecutori vennero condannati solo nel 2004, ma
a fine 2006 Gerlando Alberti tornò libero dopo un anno e mezzo dalla condanna, per decorrenza dei termini. Fortunatamente,
il 18 marzo 2008 i due vennero condannati all’ergastolo, pena poi confermata in Cassazione nel 2009. 

Recentemente però Sutera, uno dei due condannati all’ergastolo, avrebbe ottenuto la semilibertà, dopo che nel 2018 era stato nuovamente arrestato per la bancarotta di un bar di sua proprietà a Firenze, durante un periodo di libertà condizionale. Insomma, sembra non esserci riposo né rispetto per Graziella, né per la ragazza che era prima di quel maledetto 12 dicembre, né per quanto è avvenuto da quel giorno in poi. Quella di Graziella Campagna è una storia triste, avvilente, che spiega in maniera esemplare quanto poco o nulla si potesse fare, soprattutto in certe realtà piccole, nei confronti di uno strapotere mafioso che andava al di là del controllo territoriale e interessava i livelli più alti. Qualcosa che potrebbe ancora succedere. Ecco perché è bene ricordare Graziella Campagna anche oggi che di tempo ne è passato parecchio.

Ed ecco perché a Rometta, a pochi chilometri di distanza dalla sua Villafranca, lo scorso 9 dicembre si è voluto ricordare il triste destino della giovane con un evento a lei dedicato, “Dove non arrivi la Giustizia, arrivi la Memoria”, al quale hanno partecipato il sindaco Nicola Merlino, Tiziana Tracuzzi, co-referente regionale di Libera e, ovviamente, la famiglia Campagna. 

Giovanni Dato -ilmegafono.org