Il disturbo da gioco d’azzardo è un disagio psicologico rientrante nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi, inquadrato nella famiglia delle cosiddette “dipendenze comportamentali”. Analogamente ad una tossicodipendenza, il giocatore d’azzardo patologico mostra una crescente perdita di controllo nei confronti del gioco, aumentando la frequenza delle giocate, il tempo trascorso a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche. Analogamente alla tragedia della tossicodipendenza, alla cabina di regia di quest’altra piaga sociale, spesso, ci sono le mafie, la criminalità organizzata. Per le mafie, dunque, le slot machine sono un prodotto come un altro da usare per realizzare estorsioni, mettendo a frutto ciò che distingue la mafia: l’uso della violenza e il controllo del territorio. Le organizzazioni mafiose hanno sostituito i criminali comuni, si sono appropriate del settore, truffando giocatori ed erario, manomettendo i dispositivi di gioco, installando apparecchi clandestini.

Diverse indagini ed inchieste hanno nuovamente dimostrato come le associazioni mafiose si siano inserite all’interno del mercato dei giochi online, commercializzando in accessi a siti illegali. Violenza e controllo del territorio rimangono prioritari ma, accanto ai criminali comuni o di strada di cui le mafie si servono, vengono arruolate persone con competenze informatiche, finanziarie e manageriali. Negli ultimi trent’anni le scelte politiche nel nostro Paese hanno favorito la crescita di questo settore, in barba a chi soffre di dipendenze, con l’obiettivo di aumentare la raccolta fiscale, sottovalutando il problema, che per alcune persone e famiglie assume i connotati di una vera e propria tragedia.

La nostra politica, che nei salotti televisivi si è divisa tra proibizionisti e antiproibizionisti, si è letteralmente dimenticata delle implicazioni sociali ed economiche del gioco d’azzardo e dell’allarme lanciato da psicologi, psichiatri ed educatori. In un clima di chiacchiere, incertezze e “regolamenti all’italiana”, che non sono rinomati come la nostra commedia, le organizzazioni criminali mafiose si sono ritagliate uno spazio rilevante nel panorama “legale”. L’attività della criminalità organizzata si è dunque concentrata su due tipi di gioco: gli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro e le scommesse sportive online. Le mafie hanno quindi saputo infiltrarsi attraverso l’imposizione coatta (spesso con gestori ed esercenti collusi) delle slot e delle videolottery, di apparecchi per il gioco dentro bar e locali commerciali. Inoltre, sfruttando diverse lacune legislative si sono inserite dentro il web, eludendo il controllo delle autorità.

Un gruppo di ricerca sul fenomeno, coordinato da Rocco Sciarrone, docente di Sociologia delle mafie e Processi di regolazione e reti criminali, sollecita un confronto con altri Paesi in termini di regolamentazione per gestire in modo più efficace il rischio mafioso nel settore del gioco d’azzardo. Il gruppo di ricerca invita inoltre a considerare l’ambiguità del ruolo dello Stato in questo mercato, la necessità di maggiore trasparenza e coordinamento tra le varie entità coinvolte nel controllo e nella regolazione del settore, nonché a ponderare le esigenze fiscali rispetto ai costi sociali e sanitari associati a questo problema. Nel 2022 gli italiani hanno speso in questi “giochi” 136 milioni di euro; diversi milioni sono tasse che finiscono allo Stato. Si tratta di cifre enormi. Le mafie, considerano il settore fonte primaria di guadagno, a volte persino più del traffico di droga.

Intorno a questo mondo sono polarizzate tutte le organizzazioni criminali italiane, da cosa nostra alla ‘ndrangheta, dalla camorra alla sacra corona unità. In molte città, ad esempio, dietro i locali commerciali di “calcioscommesse”, si trovano ben posizionate le associazioni criminali, spesso consorziate tra di loro. Giochi e scommesse, soldi a valanga nelle casse dello Stato e nei forzieri delle mafie, disturbi del comportamento, tragedie familiari, patologie psichiatriche, suicidi. Questo l’esito del gioco d’azzardo. Perdita. Perdita di denaro, di dignità, di tempo e spesso di affetti. Perché, “il gioco d’azzardo – scrive Andrew Greeley – è più triste di una veglia funebre irlandese”.

Vincenzo Lalomia -ilmegafono.org