La crisi climatica non piace ai leader del governo italiano. O meglio, al governo italiano non piace parlare di crisi climatica, per quanto questa sia tangibile e si stia manifestando in tutta la sua potenza distruttiva. I leader politici italiani, in particolare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affrontano l’argomento molto poco e sempre con una certa ambiguità, senza proporre soluzioni concrete o azioni che possano davvero invertire la rotta sull’emergenza climatica. Secondo l’analisi condotta dall’Osservatorio di Pavia, per conto di Greenpeace Italia, prendendo in considerazione tutte le dichiarazioni sulla crisi climatica pronunciate dai leader politici tra il maggio e l’agosto del 2023, il grado di interesse e di dialogo desta non poche preoccupazioni.

Tra i nomi presi in esame vi sono Bonelli, Calenda, Conte, Fratoianni, Giorgetti, Lollobrigida, Magi, Meloni, Pichetto Fratin, Renzi, Salvini, Schlein e Tajani. Esponenti del governo, delle opposizioni, delle forze per così dire “ambientaliste”, dunque. Una platea variegata che fornisce dati interessanti su quanto e come si parli di ambiente e crisi climatica ai piani alti delle istituzioni e della politica italiana.

Nel periodo di riferimento, emergono due sole dichiarazioni in materia di clima e crisi climatica pronunciate dalla premier Giorgia Meloni, entrambe riportate su carta stampata. Assenti del tutto da social e Tg le dichiarazioni a riguardo. Una sconfitta bella e buona per chi s’interessa di ambiente e crisi climatica. La percentuale, tuttavia, resta molto bassa tra tutti i leader politici: solo l’1,2% parla di crisi climatica al Tg, il 3,8% sui social. Vi sono, tuttavia, differenze tra i vari partiti e i vari leader. Bonelli, Fratoianni e Schlein ne parlano sicuramente più degli altri, tra le fila del governo fa eccezione ovviamente il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, che tuttavia rilascia spesso dichiarazioni non chiare e venate di ambiguità.

Il confronto tra il tempo e le parole dedicate da parte dei leader politici e l’interesse espresso dalla stampa e dai quotidiani è impietoso: in un report realizzato sempre dall’Osservatorio di Pavia, si evidenzia che i quotidiani italiani nel secondo quadrimestre del 2023 abbiano pubblicato 3,3 articoli con accenni alla crisi climatica ogni giorno, mentre diminuiscono gli articoli dedicati totalmente al tema. Un’esigenza espressa soprattutto dopo le calamità naturali che hanno colpito il Paese, come l’alluvione in Emilia Romagna, o il caldo record. Calamità che, tuttavia, di naturale sembrano avere ben poco. È il momento di parlarne, spesso e con attenzione.

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