Il patrimonio delle foreste e del verde urbano in Italia è ancora troppo poco tutelato. Il nostro Paese è in ritardo sia nella gestione sostenibile del patrimonio forestale e boschivo, sia nella gestione del verde urbano e nella prevenzione degli incendi boschivi, nonché nella valorizzazione delle filiere e delle produzioni made in Italy. Legambiente fa il punto della situazione nel suo “Report Foreste 2023” presentato in occasione del VI Forum nazionale “La Bioeconomia delle Foreste. Conservare, ricostruire, rigenerare”. Il report è focalizzato in particolare sulle aree urbane, dove il verde gioca un ruolo fondamentale per rigenerare le città e migliorare la salute pubblica, ma le città italiane sono in forte ritardo, faticando ad essere sostenibili e più verdi.

Nel 2022, nella Penisola, su 105 capoluoghi monitorati da Legambiente nell’ambito di Ecosistema Urbano, la media è di soli 24 alberi ogni 100 abitanti con 43 città con una dotazione superiore o uguale a 20 alberi/100 abitanti, 18 città con meno di 10 alberi/100 abitanti e 10 città con 5 o meno di 5 alberi/100 abitanti. Modena (117 alberi/100ab), Cremona (99 alberi/100 ab) e Trieste (96 alberi/100 ab) sono le città più attente e virtuose. I numeri sugli alberi piantati sono ad oggi insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia dell’UE sulla biodiversità, che propone di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030. Rispetto al verde pro-capite, Legambiente ha calcolato, su base dati Istat 2021, che su 105 capoluoghi esaminati, la media di verde pro capite in Italia si attesta intorno ai 53,7 metri quadrati. L’Italia quindi è ancora lontana dal raggiungimento dell’obiettivo 11 dell’agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile, che chiede ai 193 Paesi delle Nazioni unite che l’hanno sottoscritta, tra cui il nostro, “città e insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”.

Preoccupano anche i ritardi che l’Italia sta accumulando nella pianificazione e gestione sostenibile delle foreste, nella valorizzazione delle filiere forestali e delle produzioni made in Italy, nella prevenzione degli incendi e nel contrasto alla deforestazione e all’illegalità del settore, nello sviluppo degli spazi verdi e nella realizzazione degli interventi indicati dalla legge n. 10/2013, che compie 10 anni, e che prevede che tutti i comuni sopra i 15mila abitanti si dotino di un catasto degli alberi, piantino un nuovo albero per ogni bambino nato/adottato e che producano un bilancio del verde a fine mandato. Una situazione preoccupante che richiede un intervento immediato, anche attraverso il completamento dei progetti del PNRR dedicati al verde urbano e alla promozione di un piano nazionale di messa a dimora di alberi e alla tutela degli ecosistemi forestali che sono fondamentali per contrastare la crisi climatica.

Legambiente, in particolare, sollecita il governo e le istituzioni all’attuazione di politiche per proteggere le foreste dai cambiamenti climatici, alla piena applicazione della Legge 10/2013, alla nascita di cluster regionali per rafforzare il made in Italy, al completamento dei progetti del PNRR dedicati al verde urbano. Una buona notizia riguarda, invece, il fatto che l’Italia si sia dotata del primo Cluster nazionale del legno, avviato a luglio 2023 dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF).

“C’è ancora molto da fare per proteggere e valorizzare la nostra ricchezza di ecosistemi forestali e molte regioni sono in ritardo nella gestione forestale sostenibile, nella pianificazione e certificazione delle foreste. Persistono ritardi nel contrasto all’illegalità nella filiera legno-energia e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento – spiega in una nota Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – incide fortemente sui ritardi del Paese per raggiungere gli obiettivi al 2030 e per contrastare efficacemente la deforestazione a livello globale. Bisogna incrementare i boschi con popolamenti maturi e senescenti (foreste primarie o vetuste) con l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e destinare a riserva integrale il 10% delle foreste e realizzare hot-spot di biodiversità forestale”.

“Il Cluster Italia Foresta Legno – continua Nicoletti – recentemente avviato dal MASAF, ad esempio, è uno strumento utile per rafforzare il made in Italy e aumentare la produzione interna di prodotti forestali, anche per ridurre la dipendenza dall’estero (importiamo l’80% del fabbisogno di prodotti legnosi), e crediamo vada implementato in tutte le Regioni per accelerare la transizione ecologica e utilizzare di più i prodotti forestali per sostituire l’uso della plastica e il cemento in edilizia”.

Redazione -ilmegafono.org