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Siccità: il problema più grande è la gestione di Salvini

Siccità: il problema più grande è la gestione di Salvini

La siccità è un’emergenza nazionale, ormai certificata dal Cnr e al centro dell’attenzione del governo. Il problema, però, è che a capo della cabina di regia che dovrebbe occuparsi della crisi idrica è stato nominato il ministro delle Infrastrutture (MIT), Matteo Salvini, la cui gestione ha già suscitato forti perplessità. In una recente relazione, infatti, la Corte dei Conti ha espresso un parere negativo rispetto all’azione del ministero da lui guidato sulle opere idriche, bocciandolo sull’attuazione del PNRR. Le risorse a disposizione sul capitolo delle rete idrica sarebbero infatti bloccate a causa della carenza di pianificazione e la confusione del MIT sulla selezione dei progetti da finanziare.

Secondo l’associazione Greenpeace, inoltre, nel “Decreto siccità” del governo mancherebbe proprio la giusta visione per affrontare le vere cause della siccità e avviare una riduzione sistemica dei consumi d’acqua. Nel decreto, sottolinea Greenpeace, si dà infatti grande enfasi a nuove (o vecchie) opere che dovrebbero, nelle intenzioni del governo, aumentare la disponibilità della risorsa idrica, ma non si mette in discussione un modello basato su consumi eccessivi di acqua.

Realizzare invasi, bacini o impianti di desalinizzazione per affrontare la crisi idrica non è una soluzione se non si interviene per limitare i consumi e proteggere le riserve d’acqua dolce. Al contrario, occorrerebbe puntare sulle soluzioni che la natura già offre, riconosciute anche dalla normativa europea in materia di suolo, acqua e biodiversità. “Sono proprio gli ecosistemi naturali che permettono ai suoli di raccogliere e trattenere più umidità e all’acqua piovana di infiltrarsi, evitando anche i danni legati a eventi estremi sempre più frequenti”, spiega Greenpeace. E lo stesso vale in agricoltura, settore in cui l’applicazione di tecniche “agroecologiche” consentirebbe di rendere i suoli più resilienti alla siccità e garantirne la produttività sul lungo periodo.

Il rischio, invece, è che si moltiplichino opere potenzialmente impattanti, per altro selezionate in modo poco chiaro e con scarsa lungimiranza, senza andare alla radice del problema. Il futuro, quindi, sembra piuttosto cupo sul fronte della siccità, dove la riduzione dei consumi e la lotta ai cambiamenti climatici sono le uniche opere veramente efficaci per affrontare e superare la crisi.

Redazione -ilmegafono.org

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ilmegafono

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