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Mostre online: allo Studiolo di Milano, è il momento di “Four Little Stories” 

Mostre online: allo Studiolo di Milano, è il momento di “Four Little Stories” 

In questo periodo storico dove tutto sembra fermo, dove l’arte e la cultura si ritrovano con le spalle al muro, nella città di Milano, in piena zona rossa, c’è una realtà che ha deciso di non arrendersi e di sfruttare al meglio le risorse digitali. Si tratta di Studiolo, spazio espositivo indipendente situato nel caratteristico quartiere di Porta Venezia, che ha inaugurato online la mostra “Four Little Stories”, collettiva degli artisti Catherine Biocca (1984, Roma), Sophie Reinhold (1981, Berlino), Henning Strassburger (1983, Meißen) e Malte Zenses (1987, Solingen), a cura di Maria Chiara Valacchi.

La mostra è un focus su un gruppo di artisti che, per nascita o per adozione, diventano portavoce del fermento pittorico berlinese che fanno del disegno il pilastro portante della loro poetica narrativa. Come leggiamo dal comunicato stampa, è proprio nella Germania del dopoguerra che l’importanza del disegno raggiunge il suo apice: diventa il mezzo con cui rompere le barriere accademiche passate, espressione di una società rimasta senza punti fermi, che riparte dal caos, sentimento ridotto al semplice gesto di pura grafite.

Il disegno, lo “scatch”, si fa così filo conduttore di questo percorso che, attraverso le opere selezionate, racconta le molteplici sfaccettature pittoriche in cui si evolve. La mostra, in attesa della riapertura, è fruibile online sul canale Instagram @cabinet_studiolo attraverso un videotour che porta alla scoperta dell’allestimento, con dei focus dedicati, raccontando per immagini il dialogo che si tesse tra le opere che narra come, partendo da un’unica matrice, si possa arrivare a sviluppare stili pittorici molto differenti tra loro che, però, non sfociano mai né sull’astrattismo estremo, né sulla figurazione patinata.

Sarah Campisi -ilmegafono.org

Credits Foto: Filippo Armellin – Studiolo Milano, 2020

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ilmegafono

La firma di redazione, un'usanza a cui non potevamo rinunciare. Ma tranquilli, dietro i nostri pezzi ci siamo sempre e solo noi. Nient'altro che noi.

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