Sembra piuttosto originale la lotta alla criminalità organizzata che l’attuale governo di centrodestra ha deciso di attuare. Se da un lato, si fanno proclami e ci si fa (ingiustamente) vanto di inchieste decennali risolte nel migliore dei modi (vedi la famosa cattura del boss Messina Denaro), dall’altro si fa il possibile affinché quanto affermato davanti alle telecamere venga prontamente smentito con i fatti. Lo scorso luglio, il governo ha inviato alla Commissione Europea la richiesta di modifica del PNRR per un totale di circa 1,95 miliardi di euro. Modifica che prevede l’uscita di diversi progetti inizialmente previsti e, allo stesso tempo, l’ingresso di altri (tra cui molti legati all’energia green e al rinnovabile). Fin qui nulla di strano, anzi: l’idea che l’Italia voglia puntare a questa transizione ecosostenibile non può che far piacere.

Peccato, però, che tra i progetti eliminati (leggasi “fondi”), ci siano anche quelli legati alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie per un totale di ben 300 milioni di euro. Cifra enorme, se si pensa che mai, nella storia del Paese, erano stati stanziati tanti soldi per la lotta alla criminalità. Con quei fondi, infatti, i beni confiscati alle mafie avrebbero potuto essere trasformati in asili, centri per l’accoglienza, uffici dedicati al pubblico e tanto, tantissimo altro. Sarebbe stata una vera e propria boccata d’aria di legalità e giustizia sociale.

Uno degli esempi più lampanti degli effetti ottenuti con questa decisione inaudita assunta dal governo possiamo trovarlo a Catania. Di recente, infatti, la testata “I Siciliani Giovani” ha pubblicato un’inchiesta circa un bene confiscato al famoso boss etneo Nitto Santapaola. Si tratta di una villa nei pressi di Cerza, nel territorio di San Gregorio di Catania, comune limitrofo al capoluogo etneo. Dei trecento milioni stanziati nel novembre del 2021, ben 595 mila euro erano destinati all’immobile in questione. E non è finita qui: nel solo territorio della provincia di Catania, l’importo avrebbe sfiorato i 2 milioni, per un totale di 6 progetti, tra cui “la ristrutturazione del supermercato confiscato ai Santapaola al lungomare” di Catania; quella di “una bottega a Librino, completamente distrutta, scoperta dalla carovana delle Scarpe dell’Antimafia, che sarebbe diventata un centro sociale per il quartiere”. E poi anche “la ristrutturazione di una villa a Vaccarizzo”, località balneare a pochi chilometri da Catania, in cui sarebbe nato un centro giovanile.

Insomma, tutti tasselli necessari per costruire una vera e propria ripresa sociale e civile per un territorio che ne ha assoluto bisogno. Tutto ciò è andato in frantumi nel luglio di quest’anno. Con una decisione a dir poco incomprensibile, infatti, il governo Meloni ha deciso di cancellare tutti i fondi destinati a diversi progetti simili in tutta Italia. “Si prevede – si legge nella nota del Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2023 – di portare a compimento tutti i progetti ammessi a finanziamento ricorrendo a risorse nazionali, al fine di liberare e destinare le corrispondenti risorse PNRR a una nuova misura”. Tuttavia, come si legge in un comunicato di Legambiente, “un recente dossier dell’Ufficio studi della Camera dei Deputati evidenzia, in modo preoccupante, come allo stato attuale non siano specificati quali saranno gli strumenti e le modalità attraverso i quali sarà mutata la fonte di finanziamento delle risorse definanziate dal Pnrr”.

Insomma, siamo sempre alle solite: siamo davanti a un governo che si produce in dichiarazioni a effetto e a prova di telecamere (leggasi: testate giornalistiche) compiacenti, ma che poi agisce in senso contrario. Quanto appena raccontato ne è un esempio molto chiaro: se da un lato il PNRR è sicuramente un’opportunità immensa per il nostro Paese e per tale ragione non deve essere sprecato, dall’altro appare evidente come ci sia poco interesse per tutto ciò che concerne la lotta criminalità e il loro radicamento nei territori. La mafia non si sconfigge con le parole, ma con i fatti e, in questo caso, con i fondi che solo uno strumento come il PNRR avrebbe potuto offrire. Tolto questo, che cosa rimane? Probabilmente il nulla, il vuoto più assoluto. Vuoto come le parole del governo sulla lotta alla mafia.

Giovanni Dato -ilmegafono.org