Negli ultimi tempi, il silenzio sulle mafie da parte di media e politica si è fatto sempre più assordante. Un silenzio pericoloso, tossico, che rappresenta una seria minaccia per la dimensione sociale, culturale ed economica del Paese. Non sarà certo un articolo o un intervento di qualche esponente politico a sconfiggere la mafia, questo è ovvio, ma è risaputo e provato che abbassare troppo la guardia, spegnere i riflettori, smettere di occuparsi della criminalità organizzata la favorisce e le lascia campo libero. Un problema che non possiamo certo sottovalutare, soprattutto alla luce del fatto che i fondi europei arriveranno presto e diversi milioni di euro entreranno nelle casse dello Stato e nelle mire dei clan.

La scorsa settimana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale della Repubblica di Torino, Francesco Saluzzo, ha lanciato un allarme che delinea perfettamente la situazione attuale. “Sulla presenza e la pervasività della criminalità organizzata – ha affermato – l’impressione è che sia calato uno schermo e vi sia un silenzio assordante o, quanto meno, indifferenza”. Nel corso di quella che molti hanno definito una vera e propria requisitoria, il procuratore non le ha certo mandate a dire: “Ma si parla ancora delle mafie? O invece, come a me pare, è scesa una cortina opaca e nebbiosa sulla loro presenza e forza?”.

La questione evidenziata da Saluzzo dovrebbe far riflettere: non solo per la gravità delle conseguenze che questa “cortina” potrebbe determinare, ma soprattutto per quell’indifferenza generale e ormai endemica che pare stia attraversando il Paese. Un silenzio sulle mafie che, da un lato, illude i cittadini (che si convincono che il problema non esista), e dall’altro avvantaggia e rende più potenti e forti quelle stesse organizzazioni criminali che nel silenzio e con il silenzio vanno a nozze, in quanto riescono a portare a termine i propri affari senza troppe resistenze. “Momento peggiore per un calo di tensione mediatica (e non solo) sulle mafie al Nord non avrebbe potuto esserci”, avverte Saluzzo, preoccupato in vista dei prossimi mesi. “Proprio adesso – continua – che stanno per arrivare miliardi di euro di opere con il Pnrr, c’era da augurarsi di tutto, ma non questo”. Il punto sta proprio qui: evitare che le mafie si accaparrino la maggior parte dei fondi in arrivo dall’Europa, frenando ancora una volta la crescita del Paese, come ormai accade da troppo tempo.

In conclusione, anche il presidente della Corte d’Appello del Piemonte, Edoardo Barelli Innocenti, è intervenuto aggiungendo che, con ogni probabilità, il nostro Paese sembra destinato ad aver “”bisogno di eroi” per  far sì che la mafia diventi un tema centrale, riferendosi alle stragi che trent’anni fa uccisero i magistrati Falcone e Borsellino. Un’affermazione dura e amara, probabilmente dettata da una situazione attualmente difficile e molto preoccupante. Proprio Borsellino, tra l’altro, amava porre spesso l’accento sul tema del silenzio sulle mafie, consapevole che il silenzio è il terreno più fertile per il crimine organizzato. “Parlate della mafia – diceva Borsellino -. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Per un periodo lo abbiamo ascoltato, oggi non lo facciamo più abbastanza.

Giovanni Dato -ilmegafono.org