Carlo Nordio, classe 1947, trevigiano, ex magistrato, ex liberale, oggi iscritto al partito di Giorgia Meloni, il 13 ottobre 2022 è stato eletto Deputato della Repubblica Italiana e, dal 22 ottobre 2022, è il ministro della Giustizia del governo Meloni. Nel corso della sua carriera politica si è espresso su vari argomenti in modo, diremmo, poco liberale. Si è schierato apertamente contro il Ddl Zan, sostenendo che, per assurdo (e assurde, invece, appaiono le sue dichiarazioni), potrebbe punire chi contesta la pedofilia intesa come orientamento sessuale (quando in realtà la pedofilia è una psicopatologia che colpisce qualsiasi tipo di orientamento sessuale ed è, peraltro, un reato gravissimo). Nordio, ancora, è a favore del ripristino dell’immunità parlamentare (che avrebbe senso in un Paese dove la corruzione politica fosse irrisoria) e dell’eliminazione del reato di abuso d’ufficio. Ha criticato, nel corso del tempo, l’uso (secondo lui eccessivo) delle intercettazioni fatte dalla magistratura nei confronti degli indagati.

Carlo Nordio, attuale ministro della Giustizia, forte della maggioranza parlamentare e dell’appoggio di Giorgia Meloni, ha presentato, il 15 giugno scorso, un disegno di legge volto a riformare alcuni punti cruciali dell’ordinamento giuridico in ambito penale. Cosa cambierebbe nell’ordinamento giuridico penale se la riforma Nordio dovesse essere approvata una volta concluso il suo iter parlamentare? Cosa cambierebbe nella sostanza? Le modifiche apportate dal disegno di legge vanno dall’abuso d’ufficio, che andrebbe abolito perché, secondo Nordio, si tratta di “reato evanescente”, al reato di traffico di influenze illecite, che verrebbe quasi smantellato (restando solo per condotte particolarmente gravi); dalla riforma delle intercettazioni, che amplierebbe i divieti di pubblicare i contenuti, all’istituto dell’interrogatorio preventivo, che verrebbe generalizzato; dall’informazione di garanzia, che verrebbe “limitata” in quanto richiederebbe una sommaria descrizione del fatto, alla custodia cautelare in carcere, che non sarebbe più decisa da un solo magistrato ma da un collegio composto da tre.

A insorgere contro la riforma tutte le associazioni antimafia, l’Associazione Nazionale Magistrati (che Nordio ha volutamente snobbato) e molti cittadini italiani, preoccupati della “strada“ che il nostro Paese sta prendendo. Il sito di Libera scrive: “Il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario approvato ieri dal Consiglio dei Ministri segna un pericoloso indebolimento dei presidi anticorruzione faticosamente istituiti nell’arco dell’ultimo decennio. Si tratta di un colpo di mano che sfrutta l’onda emotiva della scomparsa di Silvio Berlusconi, al quale significativamente viene dedicato il provvedimento, per perseguire finalità analoghe a quelle dei tanti ‘colpi di spugna’ attuati dal defunto leader di Forza Italia: ostacolare l’azione giudiziaria di contrasto alla corruzione e alle mafie che prosperano grazie ad essa, imbavagliare la libera stampa, assicurare l’impunità dei potenti”.

Preoccupati e indignati anche la stampa e molti giornalisti. Marco Travaglio, su Il Fatto Quotidiano del 17 giugno 2023, nel suo editoriale scrive: “Il Fatto disobbedirà alla schiforma Nordio e continuerà a pubblicare tutte le intercettazioni, le carte e i verbali giudiziari d’interesse pubblico. Faremo obiezione di coscienza contro una legge che viola il diritto-dovere d’informazione sancito dalla Costituzione, dalla Convenzione sui diritti dell’uomo e dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che da vent’anni fa prevalere il diritto di cronaca sulla riservatezza dei potenti”. Saranno appunto i “potenti”, come li definisce Travaglio, a beneficiare di questa riforma. Saranno i potenti e i corrotti, i corrotti e i corruttori, i mafiosi legati al mondo politico e finanziario a beneficiarne.

Saranno, invece, i cittadini più deboli, più fragili, più onesti, le possibili vittime degli abusi di potere. I favoritismi puniti finora con l’abuso d’ufficio, in futuro potrebbero essere depenalizzati, mandando al macero il dovere costituzionale di trasparenza e imparzialità delle pubbliche amministrazioni. Saranno gli onesti e solo gli onesti a pagare per eventuali errori giudiziari. Ci si pone una domanda molto banale: se con l’attuale legge i potenti e i mafiosi, in molti casi, riescono a farla franca, cosa accadrebbe se la riforma Nordio dovesse essere approvata? Inoltre, spesso le indagini su abusi d’ufficio hanno condotto a scoprire reati ben più gravi quali corruzione, associazioni per delinquere, enormi evasioni fiscali. Sicché, abolendo questo reato, si rinuncerebbe anche alla sua fondamentale funzione di reato-sentinella. Questo sarebbe un regalo prezioso per la mafie che hanno mani ovunque, dagli appalti all’agroalimentare, dallo smaltimento dei rifiuti alla speculazioni finanziarie.

Questo Paese, indietro di decenni, sui diritti civili e sociali, con le difficoltà economiche che tutti viviamo sulla nostra pelle, con una criminalità organizzata e potente, ha proprio bisogno di fare un regalo del genere a chi detiene il potere? Probabilmente sì. Lo scrittore tedesco Heinrich Böll scriveva: “La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo”. Questa riforma riassume il pensiero del letterato tedesco, un regalo ai potenti e quello a cui, i potenti, non possono sottrarsi, lo avranno sicuramente molto più a buon prezzo rispetto a tutti gli altri.

Vincenzo Lalomia -ilmegafono.org