La Francia sta per commettere quello che gli scienziati hanno presto definito “un grave errore”: con un progetto di legge, infatti, l’Assemblea Nazionale francese ha reintrodotto nelle coltivazioni di barbabietole da zucchero i pesticidi neonicotinoidi, vietati da qualche tempo per i loro effetti nocivi sulla sopravvivenza delle api. Il provvedimento è stato varato per incoraggiare e dare impulso alla produzione di zucchero, nonostante il divieto dei pesticidi in questione introdotto nel 2016, e ulteriormente imposto dall’Unione Europea due anni dopo, nel 2018, sebbene quest’ultimo interessi soltanto una parte dei pesticidi trattati.

La decisione appare ancor più contrastata se si pensa che il presidente Macron in campagna elettorale aveva promesso di non tornare indietro sui pesticidi. Oggi la situazione appare invertita: il ministro dell’Agricoltura francese Julien Denormandie ha spiegato che il progetto di legge serve da slancio alla filiera dello zucchero, fortemente in crisi quest’anno data la curva negativa di coltivazioni di barbabietole. Si aggiunge inoltre il crollo del prezzo dello zucchero che ha portato alla chiusura di alcuni stabilimenti. Di qui la decisione di reinserire i neonicotinoidi in deroga fino al luglio 2023.

A pagarne le più amare conseguenze saranno le api: le sostanze contenute in questi pesticidi, infatti, danneggerebbero i loro sistema nervoso, dunque la memoria, l’olfatto e l’orientamento, un vero disastro per gli animali impollinatori. Ma non finisce qui: una volta utilizzati, i pesticidi lasciano tracce sull’ambiente, risultando ancora minacciosi per la salute e la stessa sopravvivenza delle api.

Gli ambientalisti e gli scienziati hanno provato a far sentire la loro voce con una lettera aperta indirizzata al governo, firmata anche da ricercatori provenienti da altri Stati. La reintroduzione dei pesticidi neonicotinoidi, infatti, porterebbe un’involuzione del modello agricolo, riconducendolo a una fase intensiva e non sostenibile. Sta prendendo corpo, dunque, quello che sin dall’inizio è apparso come un “grave errore”. Non resta che sperare in un dietrofront del governo transalpino.

Redazione -ilmegafono.org