Per me che a Palermo ho vissuto per più di 20 anni, il nome di Nicola Scafidi risuona quasi familiare. A lui, infatti, sono legati alcuni dei miei primi ricordi di studentessa universitaria che, trasferitasi in una città tanto grande quanto complessa, cercava di conoscere una Palermo diversa da quella raccontata dalla cronaca degli anni ‘90. Volevo scoprire la vera Palermo e così conobbi l’opera di Nicola Scafidi, le immagini di una città elegante e al tempo stesso popolare, immagini nelle quali le contraddizioni che notavo attraversando le strade del centro diventavano scene da osservare più e più volte, perché testimonianza di memoria, costumi e rivendicazioni sociali.  La lunga carriera del fotografo palermitano vanta un repertorio di più di un milione di scatti tra lastre in vetro e pellicole, in un percorso per immagini che ha inizio nella bottega del padre e che continua nel lavoro del figlio Pucci, anche lui fotografo, custode del suo preziosissimo archivio.

In questi giorni, al Loggiato San Bartolomeo di Palermo, una mostra dal titolo “Nicola Scafidi, artista reporter”, rende omaggio all’opera del fotografo presentando una selezione di 90 scatti che raccontano Palermo e la Sicilia dal 1944 al 1980. Si tratta di 90 immagini attraverso cui gli occhi di Nicola Scafidi incrociano la vita del brigante Salvatore Giuliano; affiancano il lavoro di Mauro De Mauro e la sua attività per “L’Ora”, testata giornalistica in quegli anni impegnata in inchieste scomode; immortalano l’ultimo volo di Enrico Mattei; ritraggono le pause di Luchino Visconti e Claudia Cardinale durante le riprese de “Il gattopardo”; fissano lo sguardo profondo di un giovanissimo Luigi Maria Burruano e catturano i momenti privati di artisti che la nostra terra potrà sempre vantare, come Renato Guttuso e Leonardo Sciascia.

Ma tra queste immagini Nicola Scafidi racconta anche scene di vita quotidiana della Palermo del dopoguerra, con le famiglie che si riappropriano della libertà affollando la spiaggia di Romagnolo o trascorrono le giornate al parco giochi oppure sono costrette ad emigrare in cerca di fortuna. E ancora lo sbarco degli alleati, le manifestazioni dei separatisti, l’occupazione delle terre nel nisseno e nell’agrigentino. Confesso che poter ammirare il racconto per immagini in bianco e nero di Nicola Scafidi di quel che era Palermo prima degli anni ‘80, e farlo da uno spazio come il Loggiato San Bartolomeo, con le sue grandi aperture sul Foro Italico che proiettano lo sguardo sulla città di oggi, è come avere una finestra spazio-temporale aperta tra passato e presente, tra memoria e futuro, ed è un invito ad osservare il domani tenendo strette le nostre radici, le tradizioni, i costumi, le lotte.

La condivisione di queste opere selezionate dall’archivio di Nicola Scafidi è un regalo prezioso alla collettività. Concedetevi una pausa per questo bellissimo viaggio nella memoria di Palermo. Lo merita e ne uscirete con tante sensazioni e riflessioni da vivere. Un ritratto di Nicola Scafidi, immortalato in compagnia della sua Rolleyflex, con il suo sguardo gentile e un po’ irriverente, vi accoglierà al Loggiato San Bartolomeo in Corso Vittorio Emanuele n. 25. La mostra è aperta fino al 12 dicembre di quest’anno.  

Serena Gilè -ilmegafono.org