In Italia, l’abusivismo edilizio, concentrato soprattutto al sud e lungo le coste, resta una piaga difficile da curare. Nelle regioni più a rischio (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Lazio), gli immobili abusivi abbattuti sono ancora troppo pochi. Negli ultimi 18 anni, infatti, solo il 15,3% degli edifici costruiti abusivamente in queste regioni sono stati demoliti, su un totale di 70.751 immobili per i quali è stato stabilito l’abbattimento. È quanto afferma Legambiente nel suo ultimo report, “Abbati l’abuso 2023”, una fotografia a tinte fosche della situazione dell’abusivismo edilizio nelle regioni più esposte del nostro Paese. Il dato calcolato da Legambiente si è basato sulle informazioni fornite dai 485 Comuni che hanno risposto in maniera completa al monitoraggio civico promosso dall’associazione ambientalista.

Sommando anche le risposte parziali, il numero totale delle ordinanze emesse si attesta a 83.430, con una media di 1 ordinanza ogni 310 cittadini. Rilevante l’incidenza del mattone illegale nei comuni costieri, dove si arriva ad una media di 395,9 ordinanze di demolizione a comune, cinque volte quella relativa ai comuni dell’entroterra. Osservate speciali anche le isoli minori, dove si registra un abuso ogni 12 abitanti, ma dove la risposta al problema attraverso le demolizioni è maggiore: è del 20,5% (contro una media nei comuni delle cinque regioni del 15,3%). Sotto la media nazionale, invece, gli abbattimenti eseguiti nei sette Municipi di Roma che hanno fornito i dati sull’abusivismo edilizio nei loro territori: a fronte di ben 2.676 ordinanze di demolizione emesse, ne sono state eseguite solo 323, pari al 12,2%.

Come sottolinea Legambiente, la responsabilità di questa situazione è sempre della politica, locale e nazionale, ancora ostaggio di interessi a breve e brevissimo termine. “Tra tentativi di condono, più o meno espliciti, proclami a favore di un falso ‘abusivismo di necessità’ e disinteresse al tema, si continua, nei fatti, ad avallare il ‘mattone illegale’”, commenta Laura Biffi, coordinatrice dell’Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità dell’associazione. Per questo motivo, Legambiente presenta alcune proposte al governo per chiedere un’azione coordinata a livello nazionale che potenzi le attività di demolizione e allo stesso tempo dia più potere ai prefetti, anche con un nuovo intervento legislativo. Il Parlamento ha approvato una norma nel 2020, Legge n. 120/2020, per fare fronte alle mancate demolizioni, da parte dei Comuni, degli abusi non sanabili, nonostante tre condoni edilizi (l’ultimo nel 2003), con un’assunzione dell’onere da parte dello Stato.

Pochi mesi dopo l’entrata in vigore della normativa, tuttavia, un’improvvida circolare del ministero dell’Interno, ne ha di fatto bloccato l’applicazione, restringendola solo agli abusi edilizi accertati dopo l’entrata in vigore della legge e “salvando” così decine di migliaia di manufatti illegali. Legambiente chiede quindi che sia ristabilita l’applicazione di questa norma così importante. L’associazione aggiunge che è necessario lavorare sulla verifica, da parte della Corte dei conti, del danno erariale legato all’occupazione illegale di immobili abusivi, sulla chiusura delle pratiche inevase di condono e l’emersione degli immobili non accatastati. Per quanto riguarda invece le demolizioni per via giudiziaria, alla base degli interventi deve essere posta la sentenza che accerta il reato e non quella di condanna del reo, mentre in tema di ricorsi al Tar, è necessario prevedere lo stop all’iter di demolizione solo in presenza di un provvedimento di sospensione da parte di un tribunale, altrimenti non c’è motivo per bloccare le procedure.

Insomma, l’obiettivo primario deve essere quello di rendere più rapide e semplici le procedure di demolizione, perché le cinque regioni possano iniziare a liberarsi di un fenomeno divenuto insostenibile che tiene in ostaggio il territorio, la legalità e lo sviluppo del nostro Paese ormai da troppo tempo.

Redazione -ilmegafono.org