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Le torri, la storia e la bellezza di Porto Selvaggio

Le torri, la storia e la bellezza di Porto Selvaggio

Questa settimana, con l’estate ormai iniziata, vi portiamo in una delle località costiere più belle del nostro Paese, un’area incantevole, ricca di storia e dal grande pregio naturale, che deve la sua salvezza al sacrificio e al coraggio di una donna indimenticabile. Ci troviamo in Puglia, nel territorio di Nardò (Lecce), precisamente a Porto Selvaggio, nel cuore del Salento, il tacco d’Italia, una delle mete più amate dal turismo italiano e internazionale. Una zona protetta e salvata da uno scempio annunciato, da una speculazione edilizia che politici corrotti, affaristi e criminalità organizzata, avevano orchestrato negli anni Ottanta.

Fu l’allora assessore alla Cultura del Comune di Nardò, Renata Fonte, a smascherare gli illeciti e a battersi coraggiosamente per evitare la distruzione di Porto Selvaggio e del suo inestimabile patrimonio storico e paesaggistico. Una battaglia che la Fonte pagò con la morte, avvenuta per mano della criminalità nella notte tra il 31 marzo e il 1°aprile 1984. Un sacrificio estremo che per fortuna non è stato vanificato, visto che oggi questa bellissima località salentina è una riserva naturale orientata tra le più belle e meglio conservate in Italia.

Il parco naturale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano si estende per 1122 ettari, tra pineta e costa. Sono 7 i chilometri costieri incontaminati e caratterizzati da un mare azzurro e limpido, da meravigliose e antichissime grotte marine, come la celebre Grotta del Cavallo, da spiaggette di ciottoli e scogliere accoglienti, circondate dal verde di un fitto bosco, tra pregiati pini d’Aleppo, cipressi e macchia. La Palude del Capitano, inoltre, è un luogo particolare, dove il crollo della volta di alcune grotte, a seguito del fenomeno carsico, ha fatto emergere l’acqua di falda, dando vita a laghetti nei quali acqua salmastra e salata si incontrano.

Nel parco sono presenti anche numerosi siti di interesse storico e archeologico, come le tre torri di avvistamento che vennero edificate tra il XV e il XVI secolo: si tratta di torre Uluzzo, torre dell’Alto e torre Inserraglio. Quest’ultima venne edificata nel XV secolo ma poi ulteriormente fortificata nel secolo successivo. La torre dell’Alto, invece, fu costruita a metà del XVI secolo per ordine del viceré spagnolo don Pietro da Toledo e completata nel 1569. La torre Uluzzo, infine, venne completata pochi anni dopo, nel 1575, per volere di Alfonso de Salazar. Queste tre torri, con le altre sparse in tutto il litorale, come ad esempio quella di Santa Caterina e quella di Sant’Isidoro, costituivano l’insieme delle strutture di avvistamento e vigilanza delle coste salentine allo scopo di evitare le terribili incursioni dei saraceni.

Le torri comunicavano tra loro attraverso segnali di fumo e da qui i cavalieri partivano verso l’interno per avvisare del pericolo di un possibile attacco e prepararsi a rispondere. Le tre “vedette” fortificate che sorgono nell’area di Porto Selvaggio sono ancora visibili e ben conservate e si possono raggiungere a piedi o in bicicletta, attraverso dei percorsi dedicati.

Arrivare a Porto Selvaggio è abbastanza semplice ed è consigliabile passarvi una intera giornata, godendo del mare, delle grotte, dei fondali incantevoli e ricchi di fauna, riposando nella pineta o andando alla scoperta del patrimonio storico, archeologico e naturale del parco. Lasciate la macchina nei parcheggi che si trovano lungo la strada e poi scegliete tra la rapida navetta che vi conduce alla riva o la suggestiva passeggiata lungo il sentiero boschivo in fondo al quale si apre l’azzurro del mare. E ricordate di rispettare il luogo, la sua bellezza, la sua natura, il suo silenzio. Non abbandonate rifiuti (in generale non bisognerebbe farlo mai, men che meno in una riserva) ed evitate attività e rumori molesti. Godetevi il mare e la natura, con la consapevolezza di avere la fortuna di essere immersi in un vero e proprio paradiso terrestre. E marino.

Redazione -ilmegafono.org

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ilmegafono

La firma di redazione, un'usanza a cui non potevamo rinunciare. Ma tranquilli, dietro i nostri pezzi ci siamo sempre e solo noi. Nient'altro che noi.

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