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Onthefloe, musica che conquista già… dalla “prima scena”

Onthefloe, musica che conquista già… dalla “prima scena”

Questa settimana partiamo da Clint Eastwood e arriviamo dritti alla elettro music, alla dance e al trap. A guidarci è Onthefloe, nome d’arte di Giuseppe Baio (Maxima Luminosa, Electric Bayons), cresciuto artisticamente a pane e chitarra elettrica.

Il suo ultimo lavoro è l’Ep “The Shooting Of The First Scene”, il cui titolo nasce dalla lettura di una biografia di Clint Eastwood, come lui stesso racconta: “Ad un certo punto nel testo si parlava di Shooting of the scene. L’ambiguità mi è piaciuta, perché to shoot in inglese vuol dire sia ‘girare, riprendere’, in senso appunto cinematografico, che ‘sparare’. ‘La ripresa della prima scena’ mi sembra di buon augurio affinché altre ne seguano, finché tutta una storia (musicale) si sviluppi. Allo stesso tempo, il titolo potrebbe anche essere tradotto come ‘La sparatoria della prima scena’, perfetto sia per i suoni che l’Ep contiene, sia perché già dall’inizio, dalla prima scena, si svolge un evento di impatto”.

In questo album elettro, dance, trap ci si ritrova subito. A parere di chi scrive, infatti, c’è da essere allergici alla spocchia e all’assolutismo di chi pensa che il suo genere sia l’unico. Che non può e non deve paragonarsi ad altri. Che deve star lì a sentirsi puro e solo. Bisognerebbe sempre amare, invece, le contaminazioni e le sperimentazioni, perché sporcarsi in tutti i campi permette di scoprire nuove prospettive. Onthefloe sembra condividere questo punto di vista: la sua urgenza di contaminare e di sporcarsi si legge e si percepisce pienamente lungo questo Ep.

C’è da applaudire i tempi, i campionamenti, i ritmi ipnotici e la capacità di non allontanarsi da un gusto rock anche facendo trap. “The Shooting Of The First Scene” è aggressivo, sincopato e spesso profondamente dub. La voce accompagna e arricchisce quello che la drum machine detta. 

Onthefloe ha realizzato un album nuovo. Letteralmente nuovo. Non paragonabile a nessuno per il momento e che potrebbe mettere finalmente d’accordo una madre metallara e punk e un figlio che ha bisogno di subwoofer per stimolare la mente e il cuore. Ha azzardato e il suo è un prodotto fresco che affascina. Il rock non ci abbandona ma diventa seducente e noise, come in Second step.

Questo disco mi porta alla mente un’immagine. Una volta, in Svizzera, ho visto la creazione a mano di una maglietta supercolorata, di quelle messe in una specie di centrifuga a manovella con i colori che si preferiscono. Ecco questo album mette nella centrifuga i generi e le ipnosi migliori. Il risultato è al top.

Nel brano Take this, tra il 12esimo e il 15esimo secondo, vi ritroverete a guardarvi intorno, pensando che sia il vostro cellulare a vibrare. Invece è la musica. Take this! Prendetela e non state troppo a storcere il naso. Un vortice che ti mette con le spalle al muro e ti prende a pistolettate, ma rigorosamente laser, con la potenza che diventa ancora più vivida nella versione instrumental di Second step presente nell’album.

Il nuovo singolo in uscita (Animal Events), non contenuto nell’Ep, invece è elettrizzante e diverso. E anche in questa sua totale diversità da tutto il resto, il nuovo singolo continua la sperimentazione e non si adagia su quello che ha già funzionato nell’Ep! Ammicca alla maestria di Major Lazer senza però copiarne nulla, se non la pazza voglia di muoversi.

L’obiettivo principale della musica di Onthefloe, dunque, sembra essere quello di cambiare il punto di vista dell’ascoltatore medio che a volte non riesce a guardare oltre e si ferma alle semplici apparenze, agli stereotipi e alle concezioni musicali. La sperimentazione musicale, per lui, è la chiave per spremere e pigiare le proprie ossessioni, trasformarle in un inebriante nettare rosso e con questo Ep offrircene un calice. E noi all’ascolto, ubriachi, festeggiamo e approviamo!

FrankaZappa–ilmegafono.org

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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