Questa settimana vi presentiamo i MoMa, un gruppo che vi farà venire un po’ di nostalgia, riportandovi alla memoria le sonorità di grandissime band del passato: il loro sound, infatti, richiama generi che hanno fatto la storia della musica dei decenni appena trascorsi. Il loro concept è tutto quello che racchiude il rock di stampo anglosassone, quello che sa un po’ di indie e un po’ di alternative, che attinge partendo dagli anni ‘60 per finire ai ‘90; ad esempio, se il concetto non fosse ancora chiaro, tra le loro tracce è possibile scorgere simultaneamente delle abitudini compositive o dei livelli di suono propri di band come U2 o Beatles.

Si percepiscono inoltre, seppur in modo meno frequente, dei riferimenti al noise oppure, per rimanere fedelmente in ambiente british, al mitico e celebre punk di quegli anni. E tutto questo è presente nella loro ultima produzione discografica, un album intitolato “A permanent state of transition”.

Un album interessante, non solo sotto l’aspetto musicale (che vi assicuriamo essere di un certo livello), ma anche dal punto di vista sociale, perché tocca tematiche attualissime e cerca di aprire gli occhi a tutte quelle persone che ormai sono assuefatte dai social-network. “A permanent state of transition”, con le sue dieci tracce, racconta infatti la giornata tipo di un social-addicted, con un algoritmo musicale che unisce cinismo, ironia e cruda realtà.

Di questo album, dal quale è stato da poco estratto il secondo singolo YFILAT (Your Face Is Like A Tweet), abbiamo parlato insieme a Marcello, uno dei fondatori dei MoMa, durante l’ultima puntata di “The Independence Play”, sulla nostra radio web (ascolta qui la puntata).

Manuele Foti -ilmegafono.org

La copertina dell’album “A permanent state of transition”