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I Giardini di Chernobyl, un esordio a base di adrenalina pura

I Giardini di Chernobyl, un esordio a base di adrenalina pura

“Cella Zero” è il primo lavoro de I giardini di Chernobyl, un trio anconetano formato da Emanuele Caporaletti (testi, voce e chitarra), Stefano Cascella (basso) e Simone Raggetti (batteria). In questo primo album, ci propongono un rock alternativo che non ha paura di cadere nel metal più accattivante, continuando ad alternare una sonorità completa ed irresistibile ad una voce graffiante e a testi pieni di immagini struggenti, di pioggia incessante, nodi alla gola, freddo, lacrime e albe mai nate. 

Il disco conta dieci tracce di rock abrasivo dall‘alto tasso adrenalinico, dieci frecce infuocate che scoccano veloci e che intrappolano una platea, ormai troppo spesso annoiata, in un mix irresistibile di groove e stridori. 

La loro musica nasce tra conflitti angoscianti e costanti con una società ormai vuota, fatta di luce finta, che ci fa sentire quotidianamente distanti e soli, spettri alla ricerca di un riparo da un sole effimero. Anche il nome della band, I Giardini di Chernobyl, pare scelto come denuncia di una natura asfittica dove possono trovare vita solo fiori malati prigionieri di “infiniti inverni”.

Che siate il dottor Jekill o Mister Hide, non avrete via di uscita, la vostra vera essenza, anche se scomoda, busserà per venir fuori e l’unico antidoto possibile sarà cedere a questa musica, amarla, con i suoi contrasti e i suoi spigoli. Ombre e luci si susseguono in una danza demoniaca dove intro e intervalli decisamente cattivi tolgono il fiato. Iniziate a ballare e se il ritmo si fa insostenibile lasciate cadere la coda come le lucertole.

Questo lavoro, nato solo dopo pochi mesi di attività insieme (il gruppo si è formato a febbraio 2014), appare una sfida già vinta, sia per quello che abbiamo ascoltato sia a giudicare dai pareri di bravi artisti, come Dennis Sanders, ex bassista dei Black Light Burns (adesso frontman di Spirit in the Room) che afferma: “Canzoni con grandi chitarre, direi infernali. Mi ricordano le sonorità di Deftones, My Bloody Valentine e Helmet. Davvero bello!”.

Noir, Jakill, il primo singolo Un infinito inverno (ascoltalo qui), Lo spettro e Iago sono le nostre tracce preferite. Ora sta a voi ascoltare il disco e stabilire quali siano le vostre.

FrankaZappa –ilmegafono.org

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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