Si intitola “A un pesce che esce” la produzione discografica d’esordio del musicista siciliano Nino Scaffidi. In uscita proprio oggi, 19 gennaio, l’album di Scaffidi comprende ben quindici tracce, composte sia da brani completamente strumentali, di quelli che siamo abituati a trovare all’interno del disco di un musicista, sia degli intermezzi in cui il valore artistico è più legato ad una narrazione o comunque ad una parte di prosa in cui protagoniste sono solo le parole. Dentro “A un pesce che esce” viene raccolta una vasta gamma di tematiche, tutte legate al concetto del fanciullo presente nell’animo di un adulto. Si parla di emozioni, di circostanze cui la vita ci ha messo di fronte: gioie, amarezze, amori, cambiamenti e molto altro ancora, tutte presentate dal personale punto di vista di Scaffidi.

Per strutturare questa varietà di emozioni, l’artista si avvale dei sapori e delle trame proprie della sua terra, abbinando quel tipo di folklore ad un cantautorato vintage davvero ben fatto, che richiama senza arrossire le ambientazioni proprie ad esempio di Guccini o De Andrè. È un tipo di cantautorato che non si lega all’ultima generazione di artisti, di quelli più vicini all’esperienza indie e che presentano le emozioni in maniera più metaforica e, forse, più superficiale.

Quello di Nino Scaffidi (che abbiamo avuto ospite nell’ultima puntata della nostra trasmissione radiofonica “The Independence Play”), è invece un cantautorato verace e di qualità, che entra con garbo ma senza troppi convenevoli nell’animo di chi ascolta, per merito sicuramente dei suoni presenti lungo le tracce di “A un pesce che esce”, ma anche grazie a una voce particolare e avvolgente che sa ammaliare ed evidentemente toccare le corde giuste di chi ascolta.

Manuele Foti – ilmegafono.org

La copertina dell’album “A un pesce che esce”