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Ogm: la battaglia dell’Italia contro il mais MON810

L’Italia è un Paese che ha fatto della qualità dei suoi prodotti alimentari “un marchio” da esportare in tutto il mondo. Sono oltre 200 gli alimenti riconosciuti dall’Unione europea come prodotti da tutelare, grazie alla loro altissima qualità e genuinità. È quindi una buona notizia che il governo abbia recentemente deciso di vietare l’uso del mais Ogm MON810 nelle coltivazioni del nostro Paese.  Il mais MON 810 è una linea di Zea mays geneticamente modificato (Ogm) della multinazionale Monsanto, con la capacità di combattere la perdita di raccolto causata dagli insetti. Il mais MON810 è stato autorizzato dall’Ue nel 1998,  tuttavia, secondo studi scientifici, il suo effetto sulla biodiversità può essere devastante.

Come spiega Greenpeace in un rapporto pubblicato a fine luglio scorso, il mais MON810 è in grado di produrre una tossina (il Bacillus turingensis, Bt) che può uccidere alcuni parassiti della pianta. “L’effetto di una coltura di mais Bt – scrive Greenpeace – è quello di inondare l’ambiente con una tossina attiva che rischia di colpire insetti innocui comprese specie utili (ad esempio predatori che controllano le popolazioni di insetti infestanti) e specie a rischio”.

Sempre secondo lo studio di Greenpeace, frammenti di mais OGM, dispersi dopo la raccolta, sono stati rinvenuti nell’86 per cento dei 227 siti della rete idrografica monitorata. La  tossina Bt, che mantiene la sua tossicità in acqua, è stata trovata nel 13 per cento dei corsi d’acqua e nel 23 per cento delle colonne d’acqua analizzate.

Il decreto approvato dal Governo, in attesa di registrazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato siglato in particolare dai ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’Agricoltura e, se approvato, vieterebbe la coltivazione di mais MON810 per 18 mesi. L’Italia non è l’unico Paese ad aver mostrato perplessità sul mais introdotto dalla Monsanto: già la Francia, nel 2012, lo ha messo al bando temporaneamente, e solo in cinque Stati membri è stato utilizzato in agricoltura (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania). È più che auspicabile quindi che, trascorsi i 18 mesi, l’Italia decida di metterlo al bando definitivamente.

 G.L. -ilmegafono.org

Autore

Giorgia Lamaro

Sono una giornalista professionista che continua a sognare, anche a 40 anni. Uno dei miei sogni è che mio figlio cresca libero e indipendente in un paese che gli possa garantire un futuro. Anche per questo collaboro con il Megafono, ormai da quasi dieci anni. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 2003 dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e un Master in relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Bologna. Fin dai primi anni d’università mi sono interessata ai temi della cooperazione internazionale e della multiculturalità. Attualmente vivo a Roma e lavoro per un’agenzia di stampa nel settore esteri.

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