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La Germania si affida a Scarpinato per combattere la mafia

Al giorno d’oggi la criminalità organizzata italiana, si sa, non ha confini. Il sud Italia sembra essere soltanto la base della cosche mafiose, ma ormai i veri e propri punti nevralgici sono altrove. Che al nord la situazione sia ormai molto vicina a quella meridionale non dovrebbe più sorprendere: le numerose inchieste svolte nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato che è proprio nei centri più ricchi ed importanti del Paese che la mafia riesce a stabilizzarsi ed arricchirsi. Ma che questa riesca persino ad intrufolarsi in Germania, dove valori quali giustizia, civiltà e onestà sono percepiti a livelli ben più alti rispetto all’Italia, rappresenta una notizia che non dovrebbe passare in secondo piano. In realtà, la ’ndrangheta (ad oggi l’organizzazione che meglio si è stabilita nel paese della Merkel) è presente già da molti anni, come dimostra la strage di ferragosto del 2007 avvenuta a Duisburg, dove alcuni esponenti di una cosca hanno aperto il fuoco contro dei rivali, uccidendone ben 6. Insomma, che la mafia sia presente da quelle parti non è cosa nuova.

Le rivelazioni rilasciate da Roberto Scarpinato, magistrato di Caltanissetta, davanti alla Camera Bassa del parlamento tedesco incutono una certa preoccupazione. Proprio qualche giorno fa, infatti, lo stesso magistrato è stato ascoltato da tutto il Bundestag allo scopo di effettuare al meglio i lavori che porteranno alla nascita di una legge antiriciclaggio. La Germania, infatti, è uno dei Paesi in cui non esistono forti leggi che contrastino le operazioni criminali; non esiste nemmeno una legge che preveda il reato di associazione mafiosa o il carcere duro per gli esponenti delle cosche o una normativa che regoli la confisca dei beni in mano ai mafiosi. È proprio per questa ragione che, secondo lo stesso Scarpinato, la criminalità organizzata italiana è riuscita e riesce tuttora a trasferire una quantità enorme di denaro sporco al fine di riciclarlo e riutilizzarlo.

Sembra un paradosso, eppure proprio l’espertissima e fiscalissima Germania appare come il “paese dei balocchi” per la mafia italiana. Un dato su tutti lo dimostra chiaramente: nel corso degli ultimi 20 anni, ad esempio, da Palermo sono stati inviati (e poi rintracciati) ben 4 miliardi di euro, una quantità enorme, specie se pensiamo all’origine di questi soldi. E a proposito della natura del denaro riciclato, Scarpinato crede che la mafia ricicli il tutto utilizzando siti di scommesse on line o, in maniera ancor più subdola, le sale da gioco site proprio in Germania. È evidente, quindi, che la legislazione tedesca presenta enormi punti deboli che vengono aggirati tranquillamente dalle cosche.

Certo, l’intervento di un magistrato così esperto ed attento alla questione non può che far bene allo Stato tedesco (e più in generale all’Europa), ma è davvero triste dover accettare che un paese come la Germania non sia ancora in grado di valutare correttamente il pericolo rappresentato dalla mafia. Come ben sappiamo, l’Europa poggia le basi su questa nazione così potente e non è una sorpresa che l’intero continente si trovi un po’ impreparato al riguardo. Proprio per questo le lotte perpetuate da gente attiva come Sonia Alfano, presidente della Commissione speciale antimafia del Parlamento Europeo, devono essere ancor più diffuse e intense.

La stessa Alfano è riuscita ad aver avuto l’appoggio dell’intero parlamento europeo nell’approvazione di una relazione sul contrasto alla criminalità organizzata in Europa. Non bisogna quindi abbassare la guardia e la Germania, a tal proposito, è stata avvisata: o si prenderanno dei provvedimenti o ben presto la situazione potrebbe capovolgersi e scappare di mano. La Merkel deve agire e l’Europa non può stare a guardare.

Giovambattista Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d'arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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