Tra due corsi d’acqua, al centro della penisola italiana, si trovava fino a poco tempo fa una repubblica indipendente. Nel XV secolo, in seguito ad un errore dei cartografi che disegnarono i confini tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana, venne lasciato fuori dai due possedimenti un piccolo lembo di terra di circa 300 ettari in cui venne fondata la Repubblica di Cospaia. Era il 1441, quando i cospaiesi si autoproclamarono indipendenti. Successivamente, nel 1484 la sua autonomia venne formalmente riconosciuta.

Sembra strano parlare di repubblica in tempi tanto remoti, ma questi 350 abitanti erano tutti sovrani del loro piccolo borgo e non avevano obblighi tributari nei confronti di nessuno, anzi si dichiararono zona franca e non misero alcun dazio alle merci che transitavano nel loro territorio. Cospaia era anche la culla del tabacco italiano e del sigaro toscano: “Erba tornabuona”, questo era il nome con cui, alla fine del XVI secolo, i toscani chiamavano il tabacco.

Questa pianta, appena arrivata dalla Francia, si diffuse molto rapidamente per poi essere dichiarata illegale da papa Urbano VII nel 1590. Caso vuole che fosse stato un cardinale a introdurre la pianta in Toscana: il cardinale Niccolò Tornabuoni, nunzio apostolico a Parigi, che inviò all’abate Alfonso suo nipote e vescovo di Sansepolcro i semi dell’erba tornabuona (nome evidentemente legato alla famiglia che la introdusse). Grazie alla minaccia di scomunica lanciata dal papa contro i consumatori di tabacco, il commercio clandestino di questa pianta portò ai cospaiesi un certo benessere e non pochi contrabbandieri.

“Perpetua et firma libertas” è l’unico monito che i cospaiesi si diedero e lo scolpirono all’ingresso della loro chiesa, alla fondazione della Confraternita dell’Annunziata nel 1613. Nel periodo napoleonico, la repubblica perse temporaneamente la sua indipendenza ma, nel 1826, quando venne riassorbita dallo Stato della Chiesa, il sogno utopico finì. Ogni capo famiglia venne risarcito con una moneta d’argento denominata “papetto” (per l’effige del pontefice che vi era rappresentata di profilo) e alla comunità fu concesso di continuare a coltivare il tabacco.

Oggi, il borgo di Cospaia esiste ancora e porta con sé i segni dell’antico benessere, ma i suoi palazzi sono fatiscenti e gli antichi essiccatoi di tabacco abbandonati. Pochissimi sono gli abitanti ma si respira ancora un’aria particolare. Per visitare Cospaia dovrete andare in Umbria, a San Giustino (Pg).

Angelo De Grande -ilmegafono.org