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Immigrati: due precisazioni necessarie

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In merito alle tante falsità che leggo in giro sul tema degli immigrati, vorrei fare due precisazioni, stavolta non come giornalista ma come uno che ha dedicato all’immigrazione studio, attività di ricerca, una tesi di laurea corposa e complessa che aveva l’obiettivo di sistematizzare i tanti contributi scientifici e sociologici diffusi fino a quel momento, a livello mondiale, cercando di aggiungere qualcosa, infine un libro e diversi anni di esperienza sul campo.

Precisazione numero 1:

la Tbc è una malattia diffusa in tutto il mondo, non è automaticamente infettiva (dipende se sei recettivo o meno), colpisce principalmente chi è affetto da Hiv o chi vive in condizioni igienico sanitarie difficili. L’allarme su un aumento della Tbc è stato lanciato dall’Oms nei primi anni ’90, quando tra l’altro di immigrazione in Italia ce n’era ancora poca, per cui il collegamento tra immigrato e rischio epidemiologico è una emerita stronzata. Ho vissuto per molti anni a contatto con migranti appena sbarcati, ne ho visti passare a migliaia, abbiamo avuto pochi casi di malattie, essenzialmente legate alle difficoltà del viaggio, più un caso di sospetta meningite contratta in Italia (perché si ammalano anche gli italiani di meningite). Nessun caso di Tbc, nessuna ebola, nessuna scabbia (malattia peraltro presente anche negli italiani e legata sempre a condizioni di degrado). E noi operatori e attivisti siamo ancora vivi e sani.

Oms, Iss e ministero della salute, oltre a Msf, che da anni opera in zone depresse dell’Africa, mentre gli altri parlano e sparano teorie basate solo sulla creazione di una minaccia e di paura utili al consenso, hanno sempre smentito gli allarmismi, compreso il rischio di contagio dell’ebola (malattia che esiste da tempo e non da un mese in alcune zone di alcuni, pochi, paesi africani e che i migranti di quelle zone che arrivano via mare o i profughi politici, non potrebbero mai portare qui, perché la conclamazione della malattia è molto più rapida del tempo necessario per scappare dal proprio paese e arrivare in Europa). Ma l’Italia, grazie a chi gioca sulla pelle dei migranti, diffondendo false notizie, continua a travisare strumentalmente la realtà. Grillo non è certamente il primo né l’unico colpevole (lo dico ai grillini irriducibili), ma certo non sono stato io a pubblicare post mendaci e ignobili sul rischio epidemia. Io stesso ho polemizzato con un circolo grillino che ha lanciato l’allarme, via stampa, su una possibile epidemia. Prima si sono innervositi, poi quando li ho sfidati sui dati non hanno saputo più replicare, attaccandosi a un presunto futuro dossier con dati incredibili annunciato da un deputato e che avrebbe fatto arrossire Msf e Oms (qualcuno lo ha mai visto???).

Precisazione numero 2:

i dati forniti dai criminologi italiani dimostrano che il picco di reati in Italia si è avuto nel corso degli anni ’70, quando qui di immigrati ce n’erano quasi zero, a parte le colf capoverdiane e filippine, i lavoratori cinesi del tessile in Toscana, i pescatori tunisini (già di seconda generazione) in Sicilia. I reati commessi oggi, quelli più gravi, sono quasi totalmente di matrice italiana, mentre i migranti vengono principalmente coinvolti nel piccolo spaccio, in qualche rissa e in qualche altro reato minore o comunque in posizioni molto basse della piramide criminale o micro-criminale. Un capitolo a parte sono le mafie: quelle italiane comandano, poi in Italia si registra un incremento delle mafie straniere, come quelle sudamericane e quella nigeriana. Di sicuro queste mafie non vengono con i barconi né costituiscono una maggioranza. Basterebbe la giustizia e il potenziamento della lotta al crimine per contrastarle. Legare i fenomeni mafiosi alla gente o alla provenienza etnica è sbagliato e ripropone i cliché usati contro i meridionali italiani sia all’estero che nel nord Italia. Si dice che i siciliani siamo tutti mafiosi, quando in realtà su circa 6 milioni di siciliani, solo 5mila sono stimati essere mafiosi, tra affiliati e complici.

Quindi a chi parla dei problemi di alcuni quartieri romani, dicendo che sono invivibili per colpa degli immigrati, dimenticando la delinquenza romana, la camorra ormai pienamente infiltrata e dominante, le bande di estrema destra razziste e omofobe che da decenni riempiono le cronache con atti di violenza estrema, commette una inaccettabile forzatura. Soprattutto perché spesso ci si basa sul racconto degli altri (amici o media) e non sull’esperienza diretta.

Poi è chiaro che l’integrazione tra culture è una sfida non semplice (gli italiani stessi erano odiati da tutti i cittadini delle democrazie nelle quali emigravano), ma se si continua a trattare il fenomeno migratorio in questi termini, con accuse infondate, paure indotte, chiusure rigide e diritti negati, come si può pretendere che le cose migliorino e che si possa interagire? Non ce l’ho con un singolo leader, ma con tutti quei politici, leader di movimenti, giornalisti, opinionisti che, con i loro comportamenti e le loro strategie, stanno facendo danni le cui conseguenze le pagheremo per anni.

Stanno distruggendo il lavoro svolto da centinaia di persone negli anni per portare un po’ di verità, solidarietà e integrazione/interazione in questo Paese. E i complici di questo disastro sono tutti quelli che, per vicinanza politica o scarsa coscienza critica (oltre che per una consapevole o inconsapevole incompetenza), evitano di prendere le distanze e ragionare con la propria testa, studiando, leggendo e informandosi davvero. Tutto questo riesce a rendermi pessimista. Al punto che spesso sono stanco perfino di scrivere e ripetere certe cose, fondate su dati, studio ed esperienza, non sul sentito dire dominante. Per fortuna che poi, questa stanchezza, passa. In nome di tutti quei migranti che ogni giorno devono affrontare ostacoli immensi in un Paese popolato da greggi guidate da pastori che usano la xenofobia come elemento unificante e identitario.

Autore

Il randagio

Un blog per riflettere criticamente sull'attualità, sulla vita e sulle tante ingiustizie contro cui siamo chiamati a combattere e a non girarci dall'altra parte. Il punto di vista di un "randagio" dell'informazione, uno che ritiene che scrivere non è solo raccontare dei fatti, ma anche prendere posizione quando quei fatti sono palesemente disumani o ingiusti.

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