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Silvio, la Cassazione e il popolo dei penalisti al bar

Condannato in secondo grado. In uno stato fortunatamente garantista questo non vuol dire nulla sulla colpevolezza. Fino all’ultimo grado di giudizio esiste la presunzione di innocenza. E meno male. Condannato sì ma non c’è da preoccuparsi: lo stesso Berlusconi (il condannato in questione) ha detto che il governo per ora non cade. Per fortuna, per ora nessuna campagna elettorale, così risparmiamo i pullman per le piazze. Non si può stare in silenzio. Facciamo una manifestazione a Brescia contro la magistratura (a proposito, volete venire? C’è un salamino allo stand che fa risuscitare i morti…). Sapete com’è in queste cose, io avrei il pranzo dalla suocera, ma è per un buon motivo: difendere il Paese dalla dittatura dei magistrati che se la prendono con innocenti evasori (come la canzone di Battisti? “No era di De Andrè, ma si chiamava  innocenti evasioni”. Ah, vabbè, è la stessa cosa, no?), innocenti mafiosi, innocenti cittadini, innocenti guidatori in stato di ebbrezza. E per di più mangiano a sbafo sulle nostre spalle.

Insomma c’è da ringraziarlo, Silvio intendo, perché dopo tutto quello che gli ha fatto il PD in questi giorni di grandi alleanze, avrebbe potuto perdere la pazienza anche un elefante. “Ma non hanno fatto nulla!”. Appunto, ed è già troppo, cribbio. Quindi si è capito che il governo cade quando lo decide qualcuno estraneo fisicamente allo stesso – meno male avrei quel terrazzino nella casa al mare da condonare – ma per ora possiamo dormire sonni tranquilli. “Una condanna che politicamente dovrebbe pesare quanto un macigno, farebbe allontanare l’interessato (solo lui beninteso) dalla vita politica, farebbe tacere (non per vergogna ma per rispetto), dovrebbe se non altro far riflettere, dovrebbe”. I soliti scrittorucoli di sinistra ce l’hanno già con noi. L’ulcera brucia forte, si perdonino le cattiverie riportate in precedenza e si prendano, come farmaci, le seguenti sagge parole (fonte Repubblica.it) pronunciate da rinomati esperti di diritto (in particolare penale, in tutte le sue declinazioni).

Maurizio Gasparri: “La prosecuzione di un accanimento e la tentazione di chiudere per via giudiziaria una sfida politica che per via politica la sinistra non è riuscita a chiudere nei confronti di Silvio Berlusconi è una cosa inaccettabile – ha detto il senatore a Omnibus su La7  – e quindi non può non avere ripercussione sul dibattito politico e sui suoi protagonisti”. Gregorio Fontana (Pdl): “Dai giudici di Milano è venuta l’ennesima conferma che la mobilitazione contro l’uso politico e ‘personalizzato’ della giustizia non solo è legittima, ma è necessaria. Bene facemmo, dunque, a manifestare davanti al palazzo di Giustizia e altre manifestazioni, ovviamente, dovranno essere organizzate per sensibilizzare gli italiani contro l’accanimento giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi”. 

Renato Brunetta (guarda il video): “Non bisogna dire giustizia ma giustizia a Milano. Questo è un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi che dura da 18 anni e che per 18 anni ha condizionato la vita politica italiana (…) Non si tratta più di Berlusconi ma di feroce inquinamento della vita politica italiana”.

Va meglio? Basta poco, no? Intanto, alla presidenza dell’organo preposto ad emettere l’ultima sentenza dell’iter giudiziario vi è stato un avvicendamento di ruolo fisiologico. Alla presidenza della Cassazione, infatti, è stato eletto Giorgio Santacroce, nominato a maggioranza (13 voti contro 9, 4 gli astenuti) dal plenum (questo latinismo me lo devo segnare) del Consiglio Superiore della Magistratura. Un pm con una lunga esperienza, dal terrorismo nero alla banda della Magliana, fino al processo sulla Loggia P2 in cui ha rappresentato l’accusa, e anche testimone nel processo Imi-sir per via di una cena con Cesare Previti. Un personaggio che molti ritengono vicino politicamente al Pdl. Certo non è il momento migliore per essere eletti in un organo così delicato nel quale competenza e esperienza devono oggi fare i conti con le accuse continuamente rivolte alla magistratura e soprattutto “con quei comunisti” in Corso Vittoria.

Un bel grattacapo per il nuovo presidente che nessuno si sarebbe filato al nostro bancone, men che mai i nostri Beppe, Lino, Mario, Santi, seduti accanto al biliardo tra il tavolo della briscola e quello del bottoncino per azionare le bombe su Cina, Africa, Israele, Palestina, Usa, Pisa (ce l’han tutti con loro, leviamoci il pensiero) etc. e togliersi i pensieri. Ora invece gli tocca interessarsi anche di diritto. Dimmi te se uno alla pensione deve darsi questi pensieri. Povera Italia.  

Penna Bianca –ilmegafono.org

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d'adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l'irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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