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Qui, dove si ferma il cuore

Ho visto molte volte quelle facce stravolte, piene di fatica che non è solo fisica, ma è mentale, psicologica, la fatica complessiva di chi ha dovuto lasciar tutto e affidare la propria vita alle onde del mare, dopo aver salutato gli affetti più cari, i luoghi più familiari. Quando guardavo il mare in tempesta nel Canale di Sicilia speravo sempre che dietro il buio fitto dell’orizzonte notturno non vi fossero occhi, né voci urlanti, né corpi infreddoliti e stremati ammassati sul legno fradicio di una carretta annaspante. Non ho mai dimenticato, nemmeno per un attimo, quella sensazione e quel pensiero, nemmeno quando l’Italia ha smesso di parlarne, per glorificare la politica dei respingimenti, per blindare la linea propagandista di Maroni e Berlusconi. Gli sbarchi di migranti, che sono solo una misera parte degli arrivi, non sono mai cessati e hanno conosciuto solo la naturale flessione dovuta al maltempo invernale, ma in realtà hanno continuato ad esserci, cambiando rotte, dimensioni e modalità. La situazione di instabilità nel nord dell’Africa ha prodotto nuovi esodi, fughe inevitabili verso la libertà e la democrazia.

L’Italia è luogo di passaggio ed è qui che bisogna bussare per entrare in Europa. Migliaia di migranti, soprattutto tunisini, hanno raggiunto il nostro Paese negli ultimi giorni. E l’Italia ha reagito al solito modo, con una politica impreparata ed in evidente difficoltà. Maroni ha fallito la sua opera di propaganda, ha mostrato (per fortuna) la falsità della sua ricetta “anti-clandestino”. Perché la linea dura è assolutamente illogica, oltre che inutile. Reato di clandestinità, strutture lager, violazioni continue dei diritti umani, morti sulla coscienza, come le due donne libiche incinte del primo respingimento italiano: tutto questo ci è costato e ci costerà sanzioni pesanti sul piano internazionale. Ma il ministro se ne infischia, anzi contrattacca accusando l’Ue di lascarci soli. Soli con la nostra cattiva coscienza, con un fenomeno che prima o poi si sarebbe verificato. Il fallimento della politica del governo sull’immigrazione, la presunzione rozza di fermare il mare con un dito, o meglio con le lame affilate della violenza legalizzata, dell’abominio di una legislazione razzista e disumana.

E adesso che c’è da fare i conti con l’umanità, con la stessa che da lontano ci ha dato l’esempio di cosa bisogna fare per riconquistare la libertà e la democrazia, tutte le contraddizioni vengono messe a nudo. La Lega è nuda di fronte alla sua ennesima sconfitta politica che, purtroppo, non corrisponde mai a quella elettorale. Ma ancor più scoperta e con le vergogne in mostra è la società italiana, distratta da altro, drogata, egoista. Nessuno parla dell’inevitabilità per questa gente di andar via dalla propria terra, nessuno guarda la stanchezza, il dolore che, malgrado i sorrisi di chi sente di avercela fatta, traspare negli occhi di chi adesso è atteso da notti ammassati su materassini lerci, tra bagni sempre troppo affollati e insufficienti, tra spostamenti da una struttura ad un’altra, domande, impronte digitali, bolli che stabiliscono chi sei e che diritto hai di stare in Italia. Il “documento”, sempre quello, comincia già a materializzarsi come incubo di una vita appesa ai cavilli di leggi vergogna che stabiliscono il salto verso il tuo futuro o il precipizio verso il passato.

E poi le offese della gente, le chiusure, le discriminazioni, l’odioso linguaggio di alcune forze politiche e dei mass media. A proposito di questi ultimi, una segnalazione la merita un articolo apparso sull’edizione on-line de La Stampa del 16 febbraio. Mentre l’Ordine dei Giornalisti si impegna per un linguaggio politicamente corretto e parla alle nuove leve dell’importanza di documenti come la Carta di Roma, ci sono colleghi che quando scrivono fanno rabbrividire per i toni offensivi (consapevoli o no poco importa) nei confronti di un fenomeno che contiene drammi, scelte difficili, esigenze primarie. Nell’articolo titolato “Ancora sbarchi, Lampedusa in tilt. Si cerca un barcone sparito in mare”, si parla della situazione complicata di Lampedusa, in cui il numero di migranti è diventato troppo elevato da gestire per un’isola piccola e priva di molti servizi.

Nel mezzo del discorso, il redattore la butta sull’ordine pubblico, raccontando alcuni episodi: “Problemi di ordine pubblico, invece, per il momento non ce ne sono, anche se si registrano le prime avvisaglie. Un ragazzino rapinato del cellulare; un anziano medico che, dopo avere consegnato cinque euro ad un migrante, è stato letteralmente assediato dagli altri e ha dovuto elargire qualcosa a tutti: alla fine se ne sono andati duecento euro”. E mentre raccoglie la dichiarazione del sindaco che invita i cittadini a non tirar fuori il portafogli in pubblico, ci regala un altro saggio della sua umanità: “Anche la splendida villa di Claudio Baglioni, a Cala Creta, ha dovuto fare i conti con l’emergenza immigrati: sei di loro sono andati a passarci la notte, ma senza far danni”. Meno male, diremmo. L’importante è che la villa di Baglioni sia salva dall’invasione dell’Orda!

E non è finita, perché questo collega, che evidentemente conosce bene il suo mestiere, ci racconta di un’inchiesta aperta dalla Procura di Agrigento “per il saccheggio dei barconi posti sotto sequestro” da cui sono stati portati via timoni, eliche, apparecchiature e strumentazioni. “Ma questa sembra che con gli immigrati non c’entri”, si preoccupa di specificare. E allora perché accostare questo fatto alla loro presenza? L’umanità è scomparsa. L’Italia non vuol guardarsi dentro, non vuol vedere la propria crudeltà mascherata da indifferenza o, peggio ancora, da falsa buonafede.

Degli immigrati interessa solo a pochi realmente, solo a chi si è posto accanto a loro per camminare e combattere insieme, fianco a fianco. Agli altri non interessa nulla, al Paese serve solo sfruttarli e deriderli, umiliarli e punirli se alzano la testa. Così gli italiani si fidano da chi promette linea dura, pugno di ferro, pur sapendo che è solo violenza e la violenza non porta a nulla, non risolve nulla. E da risolvere invece ci sarebbe ancora tanto, a partire dal problema numero uno: gli italiani e il loro inarrestabile declino culturale, umano e morale.

Massimiliano Perna -ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l'umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l'inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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