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Tsipras in Europa: tante speranze ma poche certezze

Tsipras in Europa: tante speranze ma poche certezze

È stata una settimana intensa quella del neopremier greco Alexis Tsipras. Da Cipro, dove si è recato lunedì scorso, il leader di Syriza, vincitore incontrastato delle elezioni di domenica 25 gennaio in Grecia, ha proseguito martedì per l’Italia, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nello stesso giorno in cui si è insediato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una tappa, quella italiana, che il primo ministro greco ha voluto affrontare prima di recarsi a Parigi e Bruxelles, dove mercoledì ha avuto un colloquio con il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. Tsipras gioca a carte scoperte: il suo obiettivo è rompere il meccanismo della troika che tiene incatenata la Grecia al debito con Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario dal 2010. Atene non ha alcuna intenzione di uscire dall’euro. Lo stesso Tsipras lo ha ammesso a Nicosia lunedì scorso.

Per Tsipras l’abolizione della troika, che si è fatta garante di un neoliberismo sfrenato che poco ha giovato allo sviluppo sociale e politico dell’Ue, “è una tappa necessaria” nell’evoluzione del Vecchio Continente. Nonostante l’accoglienza calorosa ricevuta da Juncker a Bruxelles, il leader di Syriza tuttavia per ora è tornato in patria “con un pugno di mosche”. Già lunedì scorso, dopo le dichiarazioni del premier ellenico a Nicosia riguardo alla necessità di abolire la troika, la Germania ha dato la sua risposta, facendo sapere, mediante una sua portavoce, che “non esiste alcuna ragione per eliminare il meccanismo di valutazione della troika e quindi le decisioni politiche prese sulla base dei risultati dell’organismo di controllo dell’Unione europea”.

Pochi giorni dopo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha parlato di una “soluzione accettabile da tutti”: i negoziati che si svolgeranno all’interno dell’Eurogruppo, ha detto Tusk, “saranno difficili” e richiederanno “dialogo e cooperazione”. Anche il capo dello Stato francese, Francois Hollande, è stato meno incoraggiante di quanto ci si aspettasse.

“Ci dev’essere rispetto per la Grecia ma anche rispetto per le regole della Ue e responsabilità verso gli impegni e i doveri del paese”, ha dichiarato Hollande. Anche Renzi è stato cauto: il presidente del Consiglio italiano ha invitato infatti la Grecia a rispettare gli impegni presi. Insomma, per ora la sospensione del meccanismo della troika appare molto lontana, malgrado le promesse e le dichiarazioni d’intenti fatte da molti leader europei prima delle elezioni in Grecia. “Fare ulteriori pressioni su Atene e umiliare ancora la Grecia”, scrive però il quotidiano britannico “The Guardian”, potrebbe rivelarsi controproducente per l’Eurozona.

“La crisi greca – si legge in un editoriale del “Guardian” – non è stata altro che una distrazione dai veri problemi dell’Eurogruppo. Molti paesi nordeuropei hanno insistito sulla narrativa dei ‘greci pigri e dissoluti’ e sulla necessità di ‘punirli’ attraverso politiche economiche ‘lacrime e sangue’, mentre le banche francesi e tedesche che possedevano una larga quota del debito ellenico sono state salvate grazie agli aiuti finanziari di tutti i contribuenti europei e alle spese della popolazione greca”. Ma quello che è ancora peggio, è che la narrativa dei “meridionali dissoluti”, promossa da Berlino e dalle istituzioni europee, si è scontrata con la realtà di una “crisi bancaria mai risolta”.

Non ci dimentichiamo, infatti, che la crisi dell’Eurozona è stata prima di tutto “finanziaria”: molti paesi europei, incluso l’euroscettico Regno Unito, sono stati costretti a “nazionalizzare” le banche per salvarle dal fallimento. Se quindi gli errori e gli sprechi attribuibili a paesi come la Grecia e l’Italia sono ormai largamente riconosciuti, “è giunto il momento”, sottolinea il “Guardian”, di ammettere che anche l’Eurozona e l’Europa nel suo complesso hanno le loro responsabilità. Anche perché “umiliare ancora la Grecia e i suoi cittadini” non fa altro che alimentare un sentimento anti-europeo e anti-tedesco di cui nessuno ha bisogno, tanto meno l’Italia.

G.L. -ilmegafono.org

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ilmegafono

La firma di redazione, un'usanza a cui non potevamo rinunciare. Ma tranquilli, dietro i nostri pezzi ci siamo sempre e solo noi. Nient'altro che noi.

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