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Il Picasso ritrovato

Pierre le Guennec è un settantenne in pensione, ma non è un pensionato qualunque: lavorava come elettricista nel sud della Francia e, dal 1970 al ′73, lavorò per uno dei più grandi maestri di tutti i tempi, Pablo Picasso.

Che Picasso fosse una persona generosa è un fatto assodato. Donò infatti molte opere al suo autista e circa una sessantina al suo barbiere. Ma sembra che sia risultato difficile da credere agli eredi dell′artista che 271 opere siano state donate a questo elettricista. E come mai? Ben 271 opere inedite, sconosciute, di un valore di 80 milioni di euro circa, rappresentano un vero e proprio tesoro, nascosto per quarant′anni agli occhi del pubblico.

Il povero elettricista aveva cercato di contattare gli eredi per avere i certificati di autenticità di una ventina di opere ma si è ritrovato accusato di furto.

I poliziotti che hanno fatto irruzione a casa sua, chiamati dall′erede Claude Picasso, hanno trovato le opere dell′artista, non appese alle pareti ma conservate dentro delle carpette.

Il pensionato, additato di essersi impadronito illegalmente delle opere, si difende dicendo che i disegni, i dipinti e le litografie gli furono donati dalla moglie dell′artista, Jacqueline.

La moglie dell′elettricista aggiunge di ricordare il marito portare a casa queste opere in sacchi di plastica e non in una sola occasione.

Claude Picasso non crede alla versione dei due pensionati, affermando che mai suo padre ha regalato tante opere ad una sola persona e tanto meno tante varianti dello stesso soggetto (come quattordici studi per Le tre Grazie), inoltre, aggiunge che quando regalava qualcosa la datava, firmava e dedicava.

Di sicuro, qualche sospetto c′è su ciò che quest′uomo afferma, ma la notizia più importante è che la storia dell′arte h riscoperto un tassello mancante dell′opera di uno degli artisti più prolifici di tutti i tempi.

Angelo De Grande -ilmegafono.org

Autore

Angelo De Grande

Sono esperto di architettura rinascimentale in Europa e in particolare ho studiato l’influenza del trattato di Sebastiano Serlio. Lasciato l’ambiente accademico mi dedico alle mie passioni e alla mia famiglia. Amo parlare di arte e provare a farla; carta, tela, foto o video non importa, la passione é la chiave, sempre.

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