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Il DDL Zan di nuovo in Parlamento: è ora di far presto

Il DDL Zan di nuovo in Parlamento: è ora di far presto

Cosenza, 17 maggio 2022. Un ragazzo di sedici anni esce con le sue amiche e decide di legare al suo zaino una bandiera rainbow (una bandiera arcobaleno). Durante il tragitto viene bloccato dallo zio paterno, avvisato dal papà, che gli urla: “Non vogliamo ricchioni nella nostra famiglia!”. Gli sferra uno schiaffo, poi un pugno, poi un calcio, poi tanti calci. Lo zio, non ancora soddisfatto, chiama altri tre uomini (maschi) per aiutarlo nella “spedizione punitiva”. Dopo averlo pestato, lo zio lo carica in macchina sanguinante e gli dice: “Ora muori in casa”. Risultato: quattro costole rotte, il setto nasale deviato e varie lesioni. Ancora aggressioni, ancora violenze, ancora discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali. Dal 2012 al 5 ottobre 2020, secondo una ricerca pubblicata nel sito omofobia.org, sono stati censiti in Italia 876 episodi, per un totale di 1.166 vittime, ma l’elenco non è esaustivo.

Mancano tutti gli episodi in cui le vittime o i loro familiari, per motivi forse non condivisibili ma da rispettare, non hanno avuto il coraggio di esporsi in assenza in Italia di una legge specifica che li tuteli. A questi dati vanno aggiunti altri episodi avvenuti negli ultimi due anni (2021 e 2022); sono poco meno di duecento. A fronte di una situazione educativa, culturale, sociale e politica così grave e dopo l’affossamento del DDL Zan nel novembre 2021, il disegno di legge è stato ripresentato, nel suo testo originale, in Parlamento. Il partito democratico ha scelto di ripresentarlo a sei mesi dall’affossamento in Senato quando ci furono applausi dall’altra parte dell’emiciclo. Il testo, in 10 articoli, è quello approvato dalla Camera nel 2020 e bocciato a Palazzo Madama, dove sono venuti meno voti di forze che invece avevano dato il loro sostegno a Montecitorio. L’obiettivo è riguadagnare quei consensi e approvare al più presto una legge contro l’omotransfobia, per dare dignità a tutte quelle persone che sono vittime di violenze e discriminazioni.

Due donne che si baciano, due uomini che fanno l’amore. Disgusto. Nei confronti dell’omosessualità la nostra società, il nostro Paese, ha sempre manifestato un’avversione viscerale, collegata, come scrive Martha Nussbaum, al fastidio provato di fronte alle secrezioni corporee, ai rifiuti organici, alla materia in decomposizione. Proprio sul disgusto si sono fondate, nel tempo, complici le religioni e, per quanto riguarda l’Italia, la Chiesa Cattolica, discriminazioni giuridiche e sociali nei confronti delle persone omosessuali o transessuali: carcerazione, deportazione in campi di sterminio, leggi antisodomia, interdizione al matrimonio. Come non ricordare il matematico e crittografo britannico Alan Turing, arrestato nel 1952 per omosessualità e portato in Tribunale, dove a sua difesa disse semplicemente che “non scorgeva niente di male nelle sue azioni” e poi morto suicida? Come non ricordare le persecuzioni fasciste nei confronti degli omosessuali, la violenza, il confino e le discriminazioni?

Oggi la politica del disgusto incontra, però, due avversari sempre più influenti: il rispetto e l’empatia. Nella vita sociale e giuridica si deve aprire la strada alla politica dell’umanità, costruita attorno al riconoscimento dell’altro, della sua soggettività, delle sue ragioni, delle sue percezioni, delle sue emozioni. È di vitale importanza sfidare la società e la politica su vari terreni, dal diritto di famiglia alle leggi antidiscriminazione, alla legislazione sul lavoro. Sono in gioco i diritti fondamentali, i principi su cui è nata la nostra Costituzione. Come quelli dell’eguaglianza di fronte alla legge e delle libertà individuali. Quando il senatore Pillon dichiara che non vi è alcuna emergenza riguardo agli episodi di omofobia, dice il falso, sapendo benissimo di mentire. Mentendo diventa complice di queste violenze, complice e connivente.

In Italia, prima della legge sulle unioni civili, non vi era alcun riconoscimento per le persone con orientamento sessuale non conforme alle consuetudini. Essere gay o lesbica significa essere automaticamente esclusi da quello che Hannah Arendt definì un “diritto umano elementare”: il matrimonio. Invece (giustamente) concesso ad assassini, ergastolani, mafiosi – se eterosessuali. Anche se l’orientamento omosessuale è considerato una variante normale del comportamento sessuale umano, l’espressione “genitore omosessuale” continua a suonare un ossimoro, una pazzia. La possibilità che una persona gay o lesbica possa essere addirittura un “buon genitore” è sistematicamente messa in dubbio, in nome della famiglia “tradizionale”, tanto declamata dal senatore Pillon. Nella parola “tradizionale” si delinea una visione della famiglia come entità stabile e immutabile in tutte le culture e in ogni fede religiosa.

“Tradizionale” finisce impropriamente per significare “naturale” e “universale”. Eppure, la storia e l’antropologia ci insegnano che la famiglia è un sistema in continuo divenire. Se dobbiamo far riferimento alla fede cattolica, ad esempio, la Sacra Famiglia era tutto, tranne che una famiglia tradizionale. Il problema di tutte queste violenze, di queste discriminazioni, sta nel citato concetto del disgusto, tramandato attraverso modelli educativi perversi che non hanno tenuto conto del rispetto della vita umana e delle scelte personali. Se pensiamo a quali modelli educativi è stata sottoposta la donna, forse, capiremmo meglio il discorso sulle persone omosessuali. È fondamentale che questo Paese abbia una legge sull’omotransfobia, è una necessità e non possiamo più perdere tempo in modo ipocrita e volgare, per la buona pace di Pillon, Salvini, Meloni e compagnia, politici che non hanno umanità, rispetto, empatia. Politici a cui manca la capacità di intendere e giustificare sul piano spirituale, pratico ed affettivo.

Oscar Wilde ce lo spiega nella lettera che scrisse, dal carcere, al suo amato: “Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos’è l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura di quell’amore non è stata compresa”.

Vincenzo Lalomia -ilmegafono.org

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La firma di redazione, un'usanza a cui non potevamo rinunciare. Ma tranquilli, dietro i nostri pezzi ci siamo sempre e solo noi. Nient'altro che noi.

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