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Il caso Quarto, una insensata gara di moralità

Il caso Quarto, una insensata gara di moralità

Buona parte degli italiani, fino a poco tempo fa, non sapeva con grande esattezza dove si trovasse Quarto. A quelli che ancora ricordano la storia, veniva in mente soltanto lo scoglio ligure dal quale partì la spedizione di Garibaldi e dei Mille. Sulle nostre pagine, invece, di Quarto abbiamo parlato più volte e proprio di qualcosa che oggi è assolutamente attuale (leggi qui). Di certo, dopo il grande rumore politico-mediatico degli ultimi giorni, quasi tutti sanno quello che è accaduto nel piccolo comune napoletano, dove un fatto locale, uno dei tanti casi di cattiva politica e di condizionamento mafioso, ha assunto una dimensione nazionale, occupando in maniera smisurata e frenetica tutti i notiziari e i dibattiti. Cinque Stelle e Pd sono arrivati nuovamente allo scontro duro, con al centro il tema della presunta superiorità morale dell’uno sull’altro.

I Cinque Stelle, per colpa propria, hanno imparato quanto sia difficile governare in maniera pulita e quanto siano diffusi i rischi di infiltrazione mafiosa nel gioco dei voti e del sostegno ai partiti. Si sono trovati invischiati in una situazione che andava affrontata con più coraggio, ma soprattutto con maggiore tempestività e coerenza. Non si può far finta di nulla a lungo, minimizzare, non prendere posizione se a trovarsi nel cuore di uno scandalo sono dei propri iscritti. Se ci si presenta come forza trasparente e lontana dalle trame oscure dei partiti, se ci si mobilita con decisione ogni volta che in una amministrazione, sia essa comunale o regionale, viene scoperto un misfatto o un caso di gestione perversa della cosa pubblica, bisogna poi mantenere quella coerenza che permette di fare autocritica e di correggere subito l’errore. Questo è stato fatto con troppo ritardo, solo dopo che il caso è diventato esplosivo.

Dall’altro lato della barricata, però, c’è davvero poco da ridere. Perché è assolutamente ridicola la sfilza di dichiarazioni e attacchi da parte del Pd, degli alfieri renziani, dei membri di un partito colpito ripetutamente da casi di illegalità, spesso difesi, giustificati o perfino negati. Il caso Quarto è stato trasformato in un fatto di interesse nazionale solo perché il Partito Democratico, in modo piuttosto puerile, cercava un pretesto per accusare gli altri e purificarsi pubblicamente dalle tante vicende giudiziarie che hanno interessato diversi suoi esponenti: da Roma Capitale fino al caso De Luca (che, peraltro, Renzi e i suoi hanno gestito molto peggio).

Un’inaccettabile sfida, insomma, a chi è più puro degli altri. Una sfida inutile, poco interessante e anche piuttosto sciocca, dal momento che la purezza e la moralità in politica non sono concetti da sminuire con un’operazione generalizzante e semplicistica che finisce per mutarli in un avvilente moralismo di facciata. La lezione dovrebbero impararla tutti e non è certo relativa al numero di indagati né alla vicenda Quarto. Il problema è il livello di una classe politica che manca di formazione culturale e di educazione all’interesse collettivo, alla legalità dell’azione politica, alla valorizzazione delle priorità che non sono sicuramente gli scandali o le schermaglie da ufficio di comunicazione.

La lezione che sia il Cinque Stelle che il Pd dovrebbero imparare è relativa alla selezione delle persone che devono rappresentare, non solo il partito, ma la comunità, l’ente, l’istituzione che andranno a occupare. Selezione non facile sicuramente, ma possibile. La scelta delle persone e poi la vigilanza sul loro operato sono due punti determinanti per chi vuole davvero produrre buona politica. Ecco perché, ad esempio, sarebbe stato più giusto scontrarsi e intervenire quando la squadra di calcio locale gestita dalla realtà antiracket di Sos Impresa (dopo la precedente gestione da parte di un imprenditore condannato per camorra), è stata privata dello stadio dal sindaco Capuozzo.

In tale occasione, sarebbe stato onesto e apprezzabile un intervento di Grillo o dei Cinque Stelle contro una decisione assunta dal loro sindaco, che colpiva un simbolo della lotta alla camorra in quell’area. Magari oggi della vicenda Quarto si parlerebbe in un altro modo e ci saremmo risparmiati questo sterile duello mediatico che non giova a nessuno e non produce alcunché di utile.

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l'umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l'inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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