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La Primavera araba e la lotta delle donne per i propri diritti

In Egitto, con il rovesciamento del regime dell’ex presidente Hosni Mubarak, è iniziato un processo irreversibile di liberazione delle donne che nessuno è in grado di fermare, nemmeno il governo islamico di Mohammed Morsi.  Le donne egiziane sono in prima fila, oggi come nel 2011, per la difesa dei loro diritti perché “liberando le donne si libera l’intero paese”, come ha spiegato a Roma, giovedì scorso, Sally Toma, psichiatra e attivista copta egiziana che ha guidato le manifestazioni di piazza Tahrir, al Cairo, nel gennaio di due anni fa. La Toma ha partecipato, insieme alla blogger e attivista egiziana Sarah Sirgany e alla giornalista tunisina Sihem Bensedrine, alla presentazione di una relazione dell’europarlamentare europea Silvia Costa sulla situazione delle donne in Nord Africa dopo la primavera araba.

Le tre donne continuano a guidare con forza ed entusiasmo i movimenti di protesta in Egitto e in Tunisia per la difesa dei loro diritti. “In Egitto non abbiamo una Costituzione in cui tutti possano identificarsi – ha spiegato l’attivista egiziana -, è una Costituzione fatta per i Fratelli musulmani che non tiene conto delle minoranze né dei diritti della popolazione femminile”. Dopo il rovesciamento del regime di Mubarak, la Toma ha dato vita a Kazeboon, una campagna di monitoraggio su tutto il territorio egiziano degli abusi commessi dal consiglio militare prima e dall’esecutivo di Mohammed Morsi e dei Fratelli musulmani poi. Attualmente è molto impegnata nella lotta per i diritti umani e dirige un programma di educazione dell’Istituto del Cairo per i diritti umani.

“Quel 25 gennaio l’abbiamo detto chiaramente: non eravamo là fuori come donne bisognose d’aiuto, che volevano ottenere qualcosa e che cercavano protezione, ma per essere fianco a fianco con gli uomini, per dirigere e guidare”, ha detto la Toma. “Siamo state presenti nella piazza sin dall’inizio e continueremo ad esserci. Ci sono molte donne attiviste che fanno parte di campagne e movimenti molto importanti. Le donne egiziane hanno sempre lavorato, sono sempre state fuori casa, non come negli altri Paesi arabi. Abbiamo i nostri diritti e questo è fondamentale”.

Sarah Sirgany, che durante le proteste di piazza Tahrir ha raccontato al mondo la rivoluzione tramite twitter, spiega che “in Egitto, come in altri Paesi, la lotta per i diritti delle donne non può essere separata da quella per l’uguaglianza e i diritti economici”.  E “la lotta contro le molestie sessuali non va separata dalla lotta contro la tortura”, perché si tratta di due facce della stessa medaglia. In occasione della Giornata internazionale della donna, la Sirgany e la Toma, insieme ad altre centinaia di attiviste egiziane, hanno organizzato una nuova protesta di piazza contro il governo di Morsi.

“Non mi sento e non mi sono mai sentita parte di una minoranza”, ha dichiarato l’attivista egiziana, promettendo che continuerà a protestare, malgrado il rischio di subire torture o molestie sessuali durante le manifestazioni. “Devono smettere di vederci solo come donne, noi stesse consideriamoci persone che fanno determinate attività, giornaliste, cittadine”, spiega la Sirgany. “Dobbiamo pensare che in piazza ci sono solo egiziani che marciano per la loro liberazione”.

G. L. -ilmegafono.org

Autore

Giorgia Lamaro

Sono una giornalista professionista che continua a sognare, anche a 40 anni. Uno dei miei sogni è che mio figlio cresca libero e indipendente in un paese che gli possa garantire un futuro. Anche per questo collaboro con il Megafono, ormai da quasi dieci anni. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 2003 dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e un Master in relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Bologna. Fin dai primi anni d’università mi sono interessata ai temi della cooperazione internazionale e della multiculturalità. Attualmente vivo a Roma e lavoro per un’agenzia di stampa nel settore esteri.

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