Il 21 marzo di ogni anno non è un giorno qualunque. Oggi, oltre al ritorno della primavera e al risveglio della natura, in Italia si celebra un evento molto importante: la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un evento, questo, che proprio quest’oggi arriva al suo 30° anniversario e che per l’occasione vedrà migliaia di persone sfilare per le vie di Trapani. La scelta della città ospitante non è casuale: Trapani è il capoluogo di una delle province storicamente più colpite dalla presenza di cosa nostra. Non a caso, è proprio a Castelvetrano, in provincia di Trapani, che è nato, cresciuto e ha agito Matteo Messina Denaro, uno dei boss più famigerati della criminalità organizzata siciliana degli ultimi decenni, figlio di Francesco, altro potente capomafia castelvetranese.

Come ogni anno, anche questo 21 marzo, Libera, l’associazione di Don Ciotti che organizza e promuove l’evento, ha voluto dimostrare la propria vicinanza e la propria solidarietà a un territorio fortemente segnato dalla presenza mafiosa, tangibile o strisciante. Tangibile, perché, come emerso dalle indagini degli ultimi anni, cosa nostra non ha certo risparmiato questa fetta di Sicilia dai propri business e malaffare; strisciante, perché, come spesso accade, la gente comune, volente o nolente, ha a che fare con comportamenti, pensieri o mentalità tipicamente mafiose. Volgere lo sguardo dall’altra parte, far finta di niente, superare il prossimo con i soprusi e la prepotenza, scavalcare la legalità per una convenienza personale sono solo alcuni degli esempi di una vita quotidiana che, in molte parti d’Italia, da nord a sud, accomuna tante, troppe persone. Per fortuna, però, non tutto è perduto. Il seme della legalità e della giustizia, infatti, può germogliare grazie alla fatica e alla buona volontà di tantissima gente onesta che non si piega a un certo malcostume. Un seme che germoglia a fatica, certo, ma è comunque una fatica che sa di vita, di speranza. Di futuro.

In occasione del 30° anniversario della Giornata della Memoria, dunque, un lungo corteo percorrerà le vie principali di Trapani per poi concludersi con la lettura del l consueto elenco di nomi di tutte quelle persone che hanno pagato a caro prezzo la propria lotta personale contro la mafia. Un elenco che solo nel 1996, in occasione della prima edizione, raggiungeva a malapena i 300 nomi. Oggi, invece, sono già più di 1000, inclusi gli ultimi venti nomi di donne, uomini e giovani di ogni età. Un elenco che è cresciuto grazie a “centinaia e centinaia di storie, di cui siamo venuti a conoscenza grazie ai familiari delle vittime – si legge in una nota di Libera – e a tanti cittadini e cittadine che, scavando nella storia dei propri territori, hanno contribuito a trasformarle in memoria collettiva”. Quelli inclusi quest’anno, si legge sempre nella nota, “sono 20, di cui 11 donne e 5 minori”. “Molte sono storie del passato, avvenute soprattutto tra gli anni ‘80 e ‘90 e riemerse dopo anni di oblio – continua Libera – altre, invece, sono storie apprese dalla cronaca degli ultimi anni, a dimostrazione di come in alcuni territori le mafie continuino a sparare”.

In fondo, è proprio così: la calma apparente che sembra regnare in questi ultimi anni non deve far dimenticare che la mafia c’è, esiste ed è in mezzo a noi, forte e presente come e più di prima. Anzi, proprio perché più silenziosa, essa è diventata un vero e proprio virus sociale, per colpa del quale il corpo infetto (che è rappresentato dal Paese e, quindi, da tutti noi) rischia di assuefarsi e potenzialmente morire. Ecco perché eventi come la Giornata della Memoria assumono un’importanza cruciale in termini di dignità sociale, oltre che di memoria collettiva e di speranza per il futuro di un Paese intero, oltre che delle generazioni di oggi e di domani. Un Paese senza memoria, infatti, è destinato a morire o quantomeno a degradarsi in maniera pericolosa. La storia attuale mondiale ne è un esempio: i casi di Trump negli Stati Uniti, l’invasione israeliana a Gaza o l’attacco russo nei confronti dell’Ucraina, sono tutti scenari che si ripetono e, sebbene sia proprio la Storia a dirci che tutto ciò sia destinato a fallire (è il destino di ogni regime), essa ci ricorda anche che prima della caduta vi sono sempre un bagno di sangue e una spirale di odio e di dolore a guastare l’essere umano nel profondo.

Ricordare chi ha perso la vita per contrastare un male tanto forte come la mafia, pertanto, dovrebbe essere la normalità, oltre che priorità assoluta, in un Paese come il nostro. Eppure non è così, perché in Italia oggi di mafia si parla poco e spesso in modo superficiale: ecco perché a Trapani bisogna gridare forte i nomi di tutti coloro che si sono sacrificati con generosità per non arrendersi al sopruso e per donarci un futuro migliore, libero dal giogo mafioso. Un futuro fatto di legalità e, quindi, di opportunità, meritocrazia e libertà di dire la propria. Sempre. Siamo ancora distanti da tutto ciò, ma la speranza è che quei giovani che oggi percorreranno le vie di Trapani facciano proprie le idee di Libera e di tutti coloro che, negli anni, hanno partecipato alla Giornata della Memoria, così come a tanti altri eventi simili. Perché è proprio perpetuando la memoria che sarà impossibile dimenticare. E finché ci sarà ancora qualcuno in grado di ricordare e seguire gli esempi di chi non si è piegato alla mafia, la speranza di crescere come Paese rimarrà accesa e concreta.

Giovanni Dato -ilmegafono.org