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Lo stoner travolgente dei Monolith

Lo stoner travolgente dei Monolith

Dopo aver esordito, nel 2014, con l’Ep “Louder”, i Monolith tornano con il loro primo album in studio, “Even more”, prodotto dall’etichetta HazyMusic. La band modenese ci ripropone un sound deciso e arrabbiato che affonda le radici nello stoner rock, genere nato agli inizi degli anni Novanta negli Stati Uniti, marchio distintivo di gruppi di grande successo come i Queen of the Stone Age o i Wolfmother, ma anche i Nirvana di “Bleach” e i Foo Fighters più cattivi. Nove tracce che sanno coniugare lo stoner più aggressivo, i riff più pesanti e il basso elettrico con ritmi lenti che sanno accendersi, tormentati dalla psichedelia, dall’hard rock e dal grunge.

In Overload, come in Untitled, una voce perfettamente in sintonia con lo stoner riesce a seguire ogni degenerazione sonora e a farla propria. In Kind of love, la furia delle chitarre e di un basso spigoloso ci colpisce immediatamente braccandoci per tutto il brano con una elettrizzante dose di chitarre distorte, grunge e adrenalina. Cockroach sopraggiunge a placare le nostre ansie con un cocktail valido di acid, psichedelia, percussioni e tempi dilatatissimi. Intro, traccia brevissima e completamente strumentale, ci sorprende ancora con le percussioni, in una ventata di sound quasi etnico miscelato con virtuosismi e riuscitissimi assoli di chitarra.

Beautiful and Damned è quella che ci è piaciuta di più, perché apre il sipario sull’anima più nera del gruppo, con le ritrovate percussioni che non sono altro che la scusa per mettere in scena ancora una volta un aggressivo stoner che affascina e lascia con le spalle al muro, in un’esplosione metal che si concluderà, però, dopo la deflagrazione, con un romantico giro di chitarra classica. Stessa potenza estremamente rabbiosa, ma utilizzata per ipnotizzare, la ritroviamo in Even More, che dà il nome all’album. Infine, Orange Moon ci dona quattro minuti di musica sensuale e melodica dove la voce del cantante riesce a diventare molto profonda e intensa, fino a ricordare il grande Eddie Vedder dei Pearl Jam.

Sicuramente siamo davanti a un gruppo di professionisti che amano la perfezione e in uno stile così complesso non hanno lasciato nulla al caso. Un gruppo che, se saprà continuare ad osare e sperimentare, farà sicuramente parlare molto di sé. Ascoltarli potrà solo arricchirvi ed emozionarvi.

FrankaZappa –il megafono.org

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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