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Pino Maniaci: “Non sono solo, ma quanto accaduto fa male”

Pino Maniaci: “Non sono solo, ma quanto accaduto fa male”

Pino Maniaci ha sempre affrontato la vita con il sorriso e con l’ironia a far da spalla al coraggio e all’impegno civile, prima ancora che giornalistico. Ha reagito energicamente alle intimidazioni, alle aggressioni fisiche, agli attentati incendiari, mettendo in un angolo nascosto la sua rabbia e lasciando la scena principale al sarcasmo e alla sua contagiosa risata che si apre sotto i baffi. Questa volta, invece, c’è solo la rabbia. Tanta. Mista al dolore. Lo hanno colpito duro. Lo hanno colpito con la stessa vigliaccheria di sempre, quella propria dei mezzi uomini, degli ominicchi, per dirla con Sciascia, ma stavolta hanno puntato al profondo dei suoi affetti. Cherie e Billy erano i cani di Pino, i cani di Telejato, mascotte storiche di questa redazione coraggiosa e onesta, ma soprattutto amici sinceri, esseri capaci di dare tutto l’affetto che possono, senza chiedere contraccambi, senza risparmiarsi mai. Non c’è bisogno di essere animalisti o di avere dei cani in casa per capire di quale straordinario amore siano capaci, di quale fedeltà e amicizia indissolubile.

Fa male quello che è successo. Fa male sul piano umano, ma fa male anche perché costituisce l’ennesimo allarme sui rischi che Pino Maniaci, la sua meravigliosa famiglia e la redazione di Telejato corrono a Partinico, città nella quale, con sacrificio, ostinazione e coraggio, svolgono un ruolo fondamentale di informazione e denuncia. Un giornalismo di inchiesta fatto di verità, senza filtri o moderazioni, con analisi approfondite che scandagliano i fatti fino a giungere ai sistemi a cui appartengono, con nomi e cognomi pronunciati senza il timore delle possibili rappresaglie. Che puntualmente arrivano. E a cui bisogna reagire, rispondere. Andare avanti, non arrendersi, nonostante il dolore e la ferita.

Pino, raggiunto al telefono, ha la voce gentile e affettuosa come sempre, ma evidentemente provata. Non c’è spazio né voglia, ovviamente, per una battuta delle sue. C’è commozione, a un certo punto è costretto a interrompersi, mentre ci parla dei suoi due cani che non ci sono più. Pino non è solo, non lo sono la sua famiglia e la sua redazione, come testimonia il coro di solidarietà che in queste settimane lo ha circondato. Ma quanto accaduto gli brucia dentro, come ripeterà più volte nel corso dell’intervista.

Con quale stato d’animo vivi questa ennesima intimidazione?
Questa è stata la più pesante, anche più dell’aggressione fisica che subii da parte del figlio di un mafioso. Perché, vedi, fin quando hanno bruciato le macchine, rotto i vetri, fatto dei danni materiali, ci abbiamo anche ironizzato e scherzato su, abbiamo coniato quella frase “voi a bruciarle, noi a ricomprarle, vediamo chi si stanca prima”. Ma colpirti in quelli che sono gli affetti, in ciò che hai di più caro è pesante. Sai perché dico più caro? Perché questi due cani, che io nemmeno chiamo cani ma considero delle persone, ti danno affetto e fedeltà incondizionata. Loro erano la mia guardia del corpo. Billy era il mio bersagliere, quello che addirittura, scendendo, perimetrava la zona e faceva la bonifica meglio dei Carabinieri. Nessuno si doveva avvicinare alla macchina o a me, come a far capire che c’era eventualmente pericolo. Addirittura mi accompagnava, scortava la mia auto. Ti racconto una cosa che non ho mai raccontato. Una mattina io sono uscito dalla televisione seguito sempre dai Carabinieri, mentre lui era lì davanti, libero di scorazzare. Non mi sono accorto che mi ha accompagnato fino a casa (e dalla televisione fino a casa ci sono ben 4 chilometri), correndo dietro alla mia macchina! Poi si è adagiato accanto ad essa e ha aspettato che io mi alzassi per riprendere il lavoro. In nottata, poi, non so cosa sia successo, con quale cane abbia litigato, me lo sono trovato davanti la porta ferito, con quattro buchi nella zampa, e l’ho dovuto portare dal veterinario e farlo ricucire. Ti lascio quindi immaginare cosa significassero per me questi cani.

Billy e Cherie, due simboli anche di Telejato.
Sì. Cherie, che era la mamma dei cuccioli, è stata la prima ad entrare nell’emittente Telejato. Scherzosamente dicevamo che questo cane aveva in faccia la maschera della Catturandi, perché aveva due pezze nere agli occhi che sembrava quasi indossasse il mefisto degli agenti della Catturandi. Era un amore incondizionato e quello che mi brucia dentro, profondamente, è pensare che a pagare con la vita siano stati loro, due cani che hanno avuto solo la colpa di volermi bene, di essermi vicini.

Come si supera questo momento? Come si reagisce?
Nel loro nome bisogna andare avanti e cercare di scoprire prima gli autori. E poi ovviamente continuare le nostre battaglie proprio per tenere alto il nome di Billy e Cherie. Una ragazza, su un sito che non ti saprei dire, perché sono state veramente migliaia le telefonate, le mail, i telegrammi (e purtroppo non posso rispondere a tutti), mi ha scritto: “Guarda che loro corrono sopra di noi, perché i cani sono metà angeli e metà bambini. E quindi ce li hai ancora accanto”.

Avendo avuto un cane, immagino cosa tu stia provando…
Sai che significa arrivare a cinquecento metri/un chilometro dalla tv e vederseli correre accanto, ispezionare la zone e addirittura abbaiare a tutte le macchine che passano perché nessuno deve avvicinarsi alla tua?

Hai idea di chi possa essere stato? C’è qualche fatto di cui ti stai occupando in particolare che possa aver convinto qualcuno a intimidirti con un atto simile?
Sono tanti i fronti aperti da Telejato. Abbiamo parlato del traffico di cocaina in questa città, della diffusione dell’alcolismo tra i giovani, delle rapine violente ai danni delle vecchiette, abbiamo stigmatizzato questi pezzi di merda, dicendo che ovviamente è disumano andare ad aggredire una vecchietta di ottant’anni e addirittura, in una rapina, sparare e uccidere un cane che ha cercato di difendere la sua padrona. Questo territorio sta diventando un far west perché i bar sono diventati delle taverne. Partinico ha cambiato quella che era la sua fama di paese della marjuana con quella attuale di paese della cocaina. Essendo una droga più costosa, la microcriminalità aumenta e aumenta la violenza. Abbiamo anche parlato dei boss mafiosi che tornano in paese liberi, dopo aver scontato le pene, e che continuano a passeggiare e ad annacarsi per le vie di Partinico. E poi, soprattutto, ci stiamo occupando di un’inchiesta delicatissima, in cui si parla di beni sequestrati, con amministratori giudiziari e giudici consenzienti, quasi una mafia parallela, che porta le aziende al disastro, succhiandone le risorse. Insomma, come sempre noi ci occupiamo di tantissime cose. Come tu sai, facciamo le inchieste all’antica, sul territorio, cavalcandolo, e quindi non sappiamo a chi abbiamo pestato i piedi al punto da reagire in una maniera così cruenta. Ma è terribile. Mi brucia dentro in una maniera terribile.

Al di là degli inquirenti che indagano, a livello istituzionale, sia politico che giornalistico, qualcuno si è fatto sentire?
Abbiamo ricevuto moltissime telefonate, a partire da quella di Renzi, abbiamo avuto la solidarietà dal presidente della Direzione nazionale antimafia, Roberti, e l’apprezzamento di Piero Grasso, che ne ha parlato anche al Senato. A Telejato sono venuti ospiti la Commissione parlamentare antimafia, rappresentata dal vicepresidente Claudio Fava, e poi il presidente dell’ordine dei giornalisti regionale, Arena, e il vicepresidente dell’Odg nazionale, Franchina. E poi abbiamo avuto la solidarietà di Pif, Luca Abete, Fiorella Mannoia, addirittura Ligabue. Insomma, c’è stato un coro unanime, con questo hastag #iostoconpino. Un coro proveniente da tutta Italia. Ho ricevuto telefonate anche dall’Australia, dall’Inghilterra. I giornalisti inglesi che mi hanno chiamato erano costernati perché Cherie era un setter inglese. Hanno fatto un pezzo, su un giornale che non ricordo come si chiama, perché era stato ucciso un setter inglese. Immagina che costernazione!

Sai, quindi, di non essere solo. Anche questa volta.
Sì, ma infatti non è questione di sentirmi solo, perché mezzo mondo si è stretto attorno a Telejato, compresa la politica, le associazioni del territorio, quelle nazionali, l’ENPA si costituirà parte civile, tutte le associazioni animaliste mi hanno espresso solidarietà e vicinanza. So bene di non essere solo, ma quello che brucia, purtroppo, è dentro di me.

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l'umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l'inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

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