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Capitolo Tre – Gli eletti

Capitolo Tre – Gli eletti

Sono stato zitto per quasi un anno. Quindi, mi scuso con il lettore se talvolta userò la prima persona. Purtroppo, ci sono delle volte in cui è necessario farlo. Partiamo da un assunto: c’è una parte di cassibilesi, che sinceramente non so quantificare, che non ama particolarmente le cose che scrivo. Diciamo che qualcuno di loro, che da anni svolazza sulle miserie degli sfruttati, lo ha fatto notare già molto tempo fa. Ma di questi ultimi ne parlerò tra pochissimo. Prima c’è una precisazione che ho già fatto ma che desidero ribadire. Ho già spiegato che non ho alcuna antipatia né pregiudizi verso tutti i cassibilesi. A Cassibile ho conosciuto anche delle belle persone, persone di cuore che non hanno mai discriminato nessuno. Così come mi sono trovato bene quando sono stato invitato a scuola da un professore e dall’allora dirigente scolastica. Ho dialogato amabilmente con i genitori che presenziavano all’incontro. Qualcuno però, da qualche anno, ama dipingermi come il nemico dei cassibilesi.

Per farlo utilizzano alcune righe di un mio articolo (nel quale ho usato un tono molto duro). In questo articolo, a fronte dell’ennesimo copione di ingiustizia, definivo Cassibile “un luogo infimo e ipocrita. Un luogo brutto, urbanisticamente e moralmente”. Si sono risentiti i capipopolo, continuando a ripetere queste mie parole come se fossero riferite a tutto il borgo. Ovviamente, gli accusatori hanno sempre avuto ben cura di omettere il rigo successivo, nel quale si specificava che non si trattava di un giudizio generalizzato, rivolto a tutti, ma solo verso chi offriva quella faccia e verso chi, auto-eleggendosi a rappresentante dell’intera popolazione, la trasformava nel volto di tutta la frazione. Allo stesso modo viene omesso il resto dell’articolo, nel quale si parla di quello che accadeva a Cassibile, di fatti, episodi, situazioni che oggi sono riportate anche in questo lungo racconto. Allora, per chiudere questa breve digressione, lo ribadisco: partendo dal fatto che il giudizio sulla bellezza urbanistica è qualcosa che attiene al mio gusto e non pretendo che sia accettato, ma tranquillizzo il coro degli offesi, che questo per me vale anche per altri posti della mia Siracusa.

Sul resto, il riferimento è totalmente a coloro i quali, con i loro comportamenti, in vario modo, hanno fornito verso l’esterno l’immagine di un luogo ostile, chiuso, ingiusto. Il riferimento è a sfruttatori, caporali, delinquenti, picchiatori, ma anche a una categoria molto particolare, quella che definisco con la parola “Eletti“. Qui il maiuscolo non è casuale. Già, perché il termine non indica persone incaricate da un voto o da una consultazione a rappresentare gli interessi e le esigenze della frazione. Ma indica piuttosto la condizione di guide, di pastori, di capipopolo, che si sono autoincoronati, che si sentono ancora “in carica”, nonostante non siedano negli scranni della democrazia rappresentativa. Sono personaggi che strepitano sui giornali e sulle tv locali, che si scatenano sui social. Che parlano alle radio, firmano petizioni. Sono rappresentanti di partito, che non hanno idee, ma slogan, e non fanno alcunché per cercare di trovare una soluzione reale, che parta dalla consapevolezza che a Cassibile, come dicono i dati e ammettono anche alcuni imprenditori, senza i braccianti stagionali la produzione agricola tracollerebbe, lasciando per terra quintali di prodotti, con perdite enormi per le imprese e per tutto l’indotto. Quello che fa girare i soldi.

Gli Eletti sono svariati, politicamente hanno connotazioni varie, sono destrorsi o ex destrorsi, ma non solo. Negli anni la truppa, infatti, è stata folta e ha accolto anche esponenti locali del centrosinistra, divenuti alfieri del “no allo straniero”, ma comprende anche agili saltellatori, capaci di traghettare, con il loro pacchetto di voti e una invidiabile nonchalance, da destra verso sinistra. Oppure passionarie agitatrici del no agli immigrati, del no alle tendopoli organizzate da Stato e organizzazioni di volontariato. Passionarie agitatrici finite poi, per qualche tempo e in qualche modo, nel giogo impudico delle inchieste giudiziarie. E altri ancora, che, da buoni cristiani, la domenica non sgarrano una messa. Una bella compagnia, fatta da gente che alla politica ha preferito questa sorta di status di ras di quartiere e da altra gente che non si rassegna e ogni tanto prova, senza successo, a guadagnare ancora uno scranno istituzionale. Di questa ciurma si ricordano le battaglie convinte contro le tendopoli, con tanto di dichiarazioni roboanti (ovviamente senza alcun conforto di dati oggettivi) sull’impatto negativo degli stagionali sull’economia di Cassibile e sulla sicurezza della popolazione.

Accadde nel 2007, poi nel 2010, poi in questi due anni e ancora in questi giorni, stavolta contro il progetto di realizzazione di un campo permanente, dotato di servizi e posti letto, che dovrebbe ospitare un numero esiguo di braccianti (ma ne parleremo in un apposito capitolo più avanti). Proprio domani, sabato 6 febbraio, scenderanno in piazza a Cassibile a manifestare il loro dissenso. Per loro la pandemia non è un freno. Gli Eletti generalmente hanno poca fantasia, sbattono i pugni, pretendono di essere interpellati davanti a qualsiasi decisione riguardi Cassibile, come se fossero i sindaci di quella che, malgrado le mai sopite pretese di autonomia, è e rimane una frazione di Siracusa, sulla quale ha competenza il Comune di Siracusa e non un immaginario e inesistente Comune di Cassibile. Qualcuno purtroppo, anche nelle istituzioni, assegna a questi Eletti una certa autorità sul territorio e questo non aiuta. Ma è un tipo di atteggiamento di cui parleremo quando sarà il momento.

Naturalmente ogni tanto gli Eletti vengono colti da nervosismo. Guai ad accusarli di xenofobia, ti risponderanno che loro “non sono razzisti, però…”. Ti diranno che Cassibile è accogliente, che ci sono famiglie di migranti che ormai da tempo vivono lì e hanno anche attività commerciali. Cosa vera, peraltro, ma che non c’entra nulla, non è una medaglia da esibire per edulcorare l’orrore linguistico e concettuale che viene vomitato sui braccianti. Parliamoci chiaro, avere 400-500 persone che arrivano per 3-4 mesi all’anno in un posto piccolo, con 5000 abitanti, non è un gioco da ragazzi e non è facile per nessuno, soprattutto se ogni anno questa cosa viene affrontata come emergenza, senza alcuna idea di gestione del fenomeno che tuteli i braccianti e che li abbandoni nel degrado e nelle morse dello sfruttamento. Quello che però certi capipopolo non capiscono o fingono di non capire (semplicemente perché non gli è politicamente funzionale), è che invece di gracchiare slogan dovrebbero proporre soluzioni che mettano al primo posto l’accoglienza di persone che vengono per lavorare. Se davvero vogliono fare qualcosa, invece di chiedere che i migranti non vengano lì, dovrebbero lottare per contrastare il caporalato e lo sfruttamento.

A proposito: chissà se gli Eletti sanno che a Cassibile vivono anche potenti caporali e che a Cassibile hanno le terre anche imprenditori che di quei caporali si servono ogni anno nutrendo il loro potere. Il fatto è che lo sanno, ma a loro non importa. Il loro disco trasmette sempre la stessa musica. Ed è una musica di facciata. Ipocrita e stonata. Talvolta, quando vedono che il muso duro li qualifica troppo negativamente, cercano di cambiare tonalità. L’orchestra diventa un coro più blando, nel quale il no ai braccianti stranieri non è contro di loro, nè contro tutti i braccianti. Adesso dicono che la maggior parte lavora lontano da Cassibile, che il terreno nel quale dovrebbe sorgere il campo è pericoloso e non è sicuro per i lavoratori, che è abusivo, che la loro presenza favorisce il caporalato, oppure che il campo sarebbe troppo dentro la frazione. In poche parole, tutte maniere meno truci per ribadire un concetto: “qui non li vogliamo”. O meglio non li vogliamo vedere. Pertanto, se il campo si facesse ad esempio nella vicina Avola (nel 2008 la tendopoli ad Avola fu un fallimento) andrebbe bene.

Perché sarebbero comunque sfruttati, ma comparirebbero a Cassibile solo la mattina presto, quando la gran parte della popolazione dorme ancora e la via Nazionale è un brulicare di camioncini, vecchie Mercedes, monovolume che vengono a caricare i nuovi schiavi per portarli nelle varie campagne. Sia chiaro: queste campagne sono anche in altri comuni della provincia, è vero, ma sono in larga parte anche nei dintorni di Cassibile. Quindi, la storiella del “non lavorano qui” è abbastanza risibile. La verità è solo una: non li vogliono tra i piedi. Paventano ragioni di sicurezza, quando in realtà le vittime sono sempre i più deboli, i braccianti, gli sfruttati. La cronaca racconta questo e non altro. Ad ogni modo, la convivenza andrebbe promossa marciando insieme, residenti e braccianti, per i diritti e non coalizzandosi contro i diritti e contro le vittime dei soprusi.

Soprattutto i signori Eletti dovrebbero avere più coerenza, perché un giorno li vedi compatti puntare pubblicamente il dito contro i braccianti, contro le istituzioni, contro i giornalisti, il giorno dopo, magari, vedi che qualcuno di loro si sgancia un attimo dalla truppa, giusto il tempo di proporre al Comune di ospitare le tende nel proprio terreno nascosto dall’abitato, a patto di non farlo sapere in giro perché altrimenti gli amici di lunghe battaglie anti-migranti potrebbero reagire male. E il Comune ci ha pensato. Ma il campo non era adatto. Attenzione a un altro piccolo particolare: tra gli Eletti c’è anche qualcuno che se ne va in giro a fare la ronda, accompagnato da minacciosi guardaspalle.

Ogni tanto tira fuori il mio nome, soprattutto se incrocia qualcuno che sta compiendo azioni di solidarietà per i migranti. Il mio nome rimbalzava spesso l’anno scorso (poi spiegherò perché), e lo stesso avveniva dieci-undici anni fa. Prima scorreva lungo una linea telefonica. Poi, viaggiava lungo le parole e le chiacchiere che mi facevano arrivare tramite amici. Poi sui social, sulle radio, ecc. A volte in modo bonario e gentile, a volte in modo volgare. Qualcosa che in me produce solo sbadigli e un’alzata di spalle di fronte a quello che è questa città. Gli Eletti, semplicemente, hanno eletto il loro nemico, lo hanno indicato al popolo utilizzando qualche parola e un articolo. Lo agitano come un fantasma vicino ai campi, lo tirano fuori quando la discussione si infiamma.

Me ne sono sempre fatto una ragione, mi spiace solo per loro. Lo dico sinceramente. Perché meriterebbero nemici migliori di un giornalista indipendente dal quale talvolta sembrano ossessionati. Sarebbe di certo più onorevole per loro avere i caporali o i criminali come nemici. Ma evidentemente ciò richiederebbe coraggio e soprattutto una scelta di parte molto netta. Una scelta non conveniente, fatta di diritti, umanità, dignità, amore per la giustizia, solidarietà. Tutte cose che, a quanto pare, almeno nel loro profilo pubblico, non appartengono ai nostri Eletti. Peccato solo che i cassibilesi per bene, che ci sono e non sono pochi, permettano a questi Eletti di rappresentare loro, il loro territorio e le loro esigenze. Pazienza, sono scelte che spesso si fanno. Anche inconsapevolmente, con il proprio silenzio o la propria inerzia.

Ci vediamo lunedì 8 febbraio alle ore 19.30 con il quarto capitolo. A presto.

MP

Autore

Il randagio

Un blog per riflettere criticamente sull'attualità, sulla vita e sulle tante ingiustizie contro cui siamo chiamati a combattere e a non girarci dall'altra parte. Il punto di vista di un "randagio" dell'informazione, uno che ritiene che scrivere non è solo raccontare dei fatti, ma anche prendere posizione quando quei fatti sono palesemente disumani o ingiusti.

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