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Alternative-rock che scava nel profondo: l’album di esordio de Il Pretesto

Punteggio 94%

Tutto nasce sempre da un’idea o da una intuizione. Nella musica poi questo avviene molto spesso. È accaduto anche a Il Pretesto, band romana che ha appena pubblicato il suo album d’esordio, intitolato “Distratta-Mente”, prodotto da Massaga Produzioni e distribuito da Alka Record Label.  Un disco che nasce dall’idea di Raffaele Doronzo, cantante e chitarrista ritmico, il quale propone al fratello batterista Stefano di unire un sound di impianto rock elettronico e alternative a contenuti profondi e intelligenti affidati al suo speech intonato.

Quasi come un monologo recitato o un flusso di coscienza, in tutte le canzoni il testo è marcato e scandito molto bene dall’autore, che ripete una parola o una frase più volte, così che acquisisca ad ogni ascolto un nuovo senso, un ulteriore significato. Parole intelligibili sottolineano con intenzione il significato di un testo che viene letto con cruda autenticità, precedendo ritornelli per lo più cantati con melodie imprecise ma efficaci. “Non riesco proprio a capire – dice l’autore nel singolo di lancio “Gente distratta” -, basterebbe solo un prato, qualche anima che si incontra, qualche sguardo che si incrocia e lunghe bracci che ti avvolgono”: è come se, attraverso gli abbracci che tanto ci mancano in questo momento storico, egli volesse proporci la soluzione a qualunque problema, senza rime, senza costruzioni o strutture metriche.

Quello de Il Pretesto (che abbiamo ospitato nell’ultima puntata di “The Independence Play”, la nostra trasmissione radiofonica), è un  disco che in certi momenti abbraccia più generi, in una struttura interna dei brani che varia ma rimane allo stesso tempo sempre riconoscibile. Cambi di BPM tra un brano e l’altro segnano l’andamento dell’ascolto, conferendo molta eterogeneità ai vari mood emotivi. Attenzione particolare è dedicata inoltre all’aspetto elettronico, agli effetti sonori e alla produzione audio, che risulta ipnotica, in sinergia con il testo, nei passaggi di synth tra orecchio destro e sinistro, per un ascolto davvero interessante. Molto contemporaneo e attuale, il genere de Il Pretesto si pone nel panorama italiano come una valida alternativa alle banali canzoni trap, indie e pop-rock ormai spesso stucchevoli e noiose. Le tematiche affrontate sono molto profonde e e si amplificano nell’arrangiamento tanto vicino alla intelligent dance music, così come al rock alternativo, lasciando intendere in ogni brano un percorso umano, mentale e spirituale in costante evoluzione.

Sentimenti sottintesi, frasi enigmatiche, incastrate dentro queste sette canzoni, si dispiegano attraverso arrangiamenti musicali seducenti e colgono aspetti diversi dell’interiorità umana. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte alla scelta stilistica di adoperare il più delle volte un recitativo declamato, che non è rap, non è indie e non è neanche un po’ pop, ma è anche questo che determina il risultato finale di questo lavoro discografico, la cui complessità è frutto di idee artistiche precise, pensate e intenzionalmente utilizzate per suscitare determinate direzioni emozionali. Una musica che si presta molto bene all’ascolto in cuffia e che potrebbe perdere forse di qualità in un concerto live. O forse anche no. Con il beneficio del dubbio speriamo di poter assistere presto ad una tournée per valutare dal vivo la resa di questo interessante esordio de Il Pretesto.

Federica Formica -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Il Pretesto”

Pillola

94%

In breve Molto contemporaneo e attuale, il genere de Il Pretesto si pone nel panorama italiano come una valida alternativa alle banali canzoni trap, indie e pop-rock ormai spesso stucchevoli e noiose. Le tematiche affrontate sono molto profonde e e si amplificano nell’arrangiamento tanto vicino alla intelligent dance music, così come al rock alternativo, lasciando intendere in ogni brano un percorso umano, mentale e spirituale.

Alternative rock
95%
Contenuti
92%
Arrangiamenti
95%

Autore

ilmegafono

La firma di redazione, un'usanza a cui non potevamo rinunciare. Ma tranquilli, dietro i nostri pezzi ci siamo sempre e solo noi. Nient'altro che noi.

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