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Il Natale che non c’è

Il Natale che non c’è

…. Buon Natale, si dice così in questi giorni. Lo dicono in tanti, soprattutto chi ha bisogno del Natale per lavare una coscienza sporca, come a togliersi un peso e sentirsi in questo modo più leggeri e più buoni, almeno per un giorno.

E allora buon Natale a Matteo Salvini, ministro della paura e sovrano di un Paese che non si vergogna più di nulla. Buon Natale a lui, che ha giurato fedeltà alla Costituzione stringendo nella mano il Vangelo e un crocifisso come un vero crociato dei nostri tempi, alla sua umanità così sensibile al destino degli italiani … prima di tutto. Buon Natale anche ai suoi servi fedeli, al suo collega di governo, Luigi di Maio, così rispettoso del ruolo di complice silenzioso che gli è stato assegnato con tanta magnanimità e consapevole che ogni Re ha sempre un occhio di riguardo per i servi fedeli e, talvolta, concede loro il privilegio di camminare al suo fianco o solo qualche passo indietro.

Buon Natale a Carmelo Zuccaro, Procuratore della Repubblica di Catania che, sulla base di un “mero sospetto”, mai suffragato da prove e fatti concreti, costruisce il deserto nel mare Mediterraneo. Grazie a lui niente più ONG e “Taxi del mare” a raccogliere anime, corpi e quello che resta delle vite umane: adesso in quel mare si potrà continuare a naufragare e morire in silenzio, senza disturbare il sonno dei bravi cittadini e, soprattutto, senza più nessun testimone.

Buon Natale a Lorenzo Fontana, vicesegretario federale della Lega Nord, nonché “ministro per la Famiglia e le Disabilità” nel governo del cambiamento. A lui spetta un posto in prima fila nel Natale tutto italiano, per la sincera ipocrisia con cui guarda alle famiglie e veglia sul loro cammino, a patto che siano “tradizionali” e che amino solo per procreare ma senza subire il fascino di un amore semplice e vero, ma così diverso e lontano dal comune senso del pudore. A lui il posto di rilievo nell’inginocchiatoio davanti a quel presepe che tutti si affannano a onorare, dimenticando però che quel bimbo nella grotta di Betlemme di Giudea era un figlio della Palestina nato da una ragazza madre che un uomo senza pregiudizi aveva accolto con amore nella sua umile casa.

A rendere omaggio per primi a quella piccola vita di una famiglia di migranti, per niente “tradizionale”, tre saggi dalla pelle scura che la tradizione popolare cristiana ha chiamato Re Magi, assegnando loro i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. È stato lungo il cammino per arrivare a Betlemme: si dice che a guidarli sia stata una stella con la coda che dal cielo indicava la strada da seguire. Nessuna polizia di frontiera, nessun posto di blocco e nessun Procuratore della Repubblica di Betlemme a chiudere porti e strade al loro cammino.

Buon Natale ai gendarmi che girarono la testa dall’altra parte quando altri gendarmi infierivano sul corpo svuotato e privo di vita di Stefano Cucchi. Chiedeva aiuto Stefano, ma i gendarmi non sentirono il suo grido e il suo silenzio di lacrime e dolore e soprattutto non parlarono di fronte alla legge. Buon Natale agli sbirri che trasformarono Genova nel peggiore dei gironi danteschi. Quel giorno, per loro, si aprirono nuove carriere e nuovi orizzonti, mentre per un’intera generazione fu soltanto la fine. Buon Natale a tutte le divise sbagliate che hanno cancellato la vita e il futuro di Federico Aldrovandi, e ai tanti Giovanardi che li hanno sempre difesi e giustificati.

Buon Natale ad Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia che mette in guardia i cittadini sul pericolo di estinzione della “razza bianca” minacciata dall’invasione dei clandestini africani brutti, sporchi e cattivi. Buon Natale a tutti quelli che hanno avuto lo stomaco di ascoltarlo e ne hanno condiviso il pensiero. Buon Natale a Sara Casanova, sindaco di Lodi, che in nome del suo principio di equità decide che i bambini stranieri non possano mangiare in una mensa scolastica insieme agli altri bambini.

Buon Natale al giudice del Riesame di Reggio Calabria che, nella sua ordinanza del 16 ottobre 2018, accusa il sindaco di Riace di essere “…un uomo in preda al suo delirio di onnipotenza e socialmente pericoloso, e che per questo motivo non gli può essere consentito di ricoprire cariche pubbliche e di gestire denaro pubblico”. Con quest’ordinanza a Domenico, Mimmo, Lucano è imposto l’esilio dalla sua terra.

Buon Natale a Franco Freda, nazista e stragista assassino negli anni della strategia della tensione in Italia, che applaude a Matteo Salvini e lo considera “il salvatore della razza bianca in Europa”.

Buon Natale a chi ha dimenticato in fretta Giulio Regeni perché i rapporti diplomatici, politici ed economici con l’Egitto sono più importanti della vita di un giovane ragazzo. Buon Natale a chi pensa che Silvia Romano “…avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta”. Che sciocca sognatrice la Silvia, che invece aveva scelto di andare a Chakama, a circa 60 chilometri da Malindi, per inseguire il suo ideale di cooperazione e solidarietà. Per questo è stata rapita e non è ancora tornata a casa.

Buon Natale, dunque, ai signori e padroni della Terra, che in questi giorni saranno sicuramente tutti più buoni, lucideranno le scarpe per non fare brutta figura in chiesa la mattina di Natale pronti a farsi il segno della croce, inginocchiandosi e chinando il capo dopo essersi confessati. Il giorno dopo torneranno nei loro vestiti di sempre e avranno un anno di tempo per prepararsi al prossimo Natale, perché Natale arriva tutti gli anni.

Riservo il mio abbraccio a chi non china il capo, ma lo tiene sempre alto, a chi non ha bisogno di aspettare il giorno di Natale per restare umano. A chi insegue la vita in ogni azione della sua giornata, a chi crede ancora che sognare sia un diritto, a chi senza saperlo sa regalare un sorriso che cambia il colore della giornate. Un abbraccio all’Umanità di Riace, che sceglie di accogliere senza chiedere, a chi sale su un barcone e sfida il mare comunque vada perché non ha altra scelta. A chi decide di salire su una nave per salvare vite in mare anche quando le leggi e la xenofobia di uomini volgari decidono che è un reato.

Un abbraccio alla carovana dei migranti che sognano l’America e si mettono in cammino, anche se sanno che l’America non li accoglierà a braccia aperte. A Soumaila Sacko, che guardava all’Italia con speranza e fiducia e sognava una vita migliore di quella che poteva dargli la sua terra: preso a fucilate dalla mafia del caporalato, ci ha lasciato il suo corpo e la sua dignità in cambio della nostra ipocrisia. Ad Aboubakar Soumahoro, cittadino italiano della Costa D’Avorio: muratore, bracciante e una laurea in Sociologia, alla sua voglia e al suo orgoglio di migrante, nero e sindacalista, in un Paese che ha smarrito il valore di questa parola.

Alla terra di Palestina, alla striscia di Gaza e al suo popolo dimenticato dagli uomini e dalle diplomazie di mezzo mondo, che ogni mattina non sa se e come riuscirà ad arrivare alla fine della giornata. Un abbraccio alla Val Susa e alla sua gente in lotta da sempre per difendere una valle dalla violenza del finto progresso, ai lavoratori che il lavoro l’hanno perso e che ogni giorno muoiono nei cantieri e nelle fabbriche, nei campi dovei caporali di oggi assomigliano tanto ai caporali dei lager di ieri. Un abbraccio alle Donne e agli Uomini di RiMaflow, che hanno saputo ricostruire un giardino dove intorno era solo terra bruciata.

Infine un abbraccio a quell’umanità che ho incontrato nel mio cammino, a chi mi ha insegnato e regalato qualcosa che resta e che custodirò sempre nell’angolo più protetto della mia storia. Alla loro intelligenza e ai loro sentimenti, al loro amore e alla loro amicizia, a volte silenziosa ma così preziosa, a quella voglia di non arrendersi mai nonostante schiaffi e sconfitte che fanno sempre male, ma che insegnano sempre a camminare a testa alta e a non porgere mai l’altra guancia.

Maurizio Anelli (Sonda.life) -ilmegafono.org

Autore

Maurizio Anelli

Ho 57 anni, mi occupo di informatica e il piacere di scrivere mi ripaga delle ore passate a parlare con una macchina. Scrivo per il piacere di condividere quello che penso con chiunque abbia voglia di continuare a sognare e discutere. Di cosa scrivo? Di ogni cosa che mi regala emozione, indignazione, rabbia e voglia di provare a cambiare una società che non mi piace. Attualità, storia, politica, sociale, mafia. Perché credo che il Novecento sia un libro che insegna tutto, ma che pochi abbiano voglia di leggerlo veramente.

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