Continua l’opera di smantellamento di edifici abusivi a Roma. Dopo il discusso sgombero del Baobab, tendopoli in zona Tiburtina che ospitava e aiutava centinaia di migranti abbandonati dalle istituzioni, in settimana è stato dato il via alle operazioni di demolizione di 8 villette abusive (previsto per il 26 novembre) appartenenti al clan dei Casamonica. Circa 30 le persone costrette ad abbandonare la propria casa, la maggior parte di essi affiliati al clan. Al di là delle proteste di chi ha perso la casa, il provvedimento è stato sacrosanto, anche se tardivo. È infatti dal 1997 che è stata riconosciuta l’illegalità di questi edifici e ci sono voluti ben 21 anni perché si procedesse alla demolizione.

Un tempo lunghissimo in cui è sembrato che lo Stato fosse completamente assente in questo spicchio di Roma. Una mancanza che è stata colmata, ma che nel corso degli anni ha dato forza ai clan che venivano lasciati a proliferare nell’illegalità. Nell’operazione sono stati impiegati circa 600 vigili e svariati archeologi, per sequestrare e sfollare gli edifici. Gli studiosi si sono resi necessari per valutare i beni presenti all’interno delle abitazioni che avevano abusivamente inglobato anche alcuni tratti dello storico acquedotto Felice, risalente al Medioevo.

Insomma: una manifestazione imponente di forza del Comune di Roma. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che lo scopo dell’operazione, programmata proprio in questo periodo, fosse una sorta di passerella mediatica (allo sgombero si sono visti la Raggi, Salvini e Conte), forse per riabilitare il nome della maggioranza di governo, dopo le vicende legate all’assurdo sgombero del Baobab, alla inesistente azione di lotta alla mafia e soprattutto alla parte del decreto Toninelli riguardante l’abusivismo e la gestione dei condoni. Di certo una grande operazione mediatica, anche se, come riporta la rivista Rolling Stones (leggi qui), in realtà lo sgombero e il prossimo abbattimento sono il frutto di un iter iniziato dall’ex sindaco Marino e reso possibile dal provvedimento del presidente della Regione, Zingaretti. Insomma, si tratterebbe dell’ennesima azione di propaganda delle forze governative.

Ma al di là dei meriti, rimarrebbe comunque l’incoerenza di Lega e 5 stelle per tante ragioni. Simbolo di tale incoerenza, come detto prima, è il decreto Toninelli. L’approvazione del decreto in questione, la settimana scorsa, aveva infatti lasciato perplessi per le norme che riguardavano la gestione delle zone terremotate del centro Italia e di Ischia. Nell’isola campana, in particolare, dal 2003 era stata bloccata la sanatoria della maggior parte degli edifici che avrebbero dovuto essere abbattuti, con il nuovo decreto a firma del ministro dei Trasporti partorito per la ricostruzione di un ponte a Genova: quegli stessi immobili, a 600 km di distanza dal disastro ligure, saranno ripresi in considerazione per un possibile condono.

Tutto questo ignorando completamente il fatto che proprio ad Ischia, non più di un anno e mezzo fa, un lievissimo terremoto ha distrutto numerose case abusive uccidendo 2 persone e ferendone una quarantina. Insomma se lo Stato vuole mostrare di esserci a Roma, lasciando immaginare una certa inflessibilità sull’abusivismo nella Capitale, sembra proprio che a livello nazionale non ci sia la stessa volontà e manchi in generale una coerenza sul tema.

A proposito di flessibilità: non è stato ancora toccato finora il quartier generale di CasaPound, che sorge sempre a Roma in un palazzo pubblico abusivamente occupato dal 2003. Salvini ha promesso che anche la sede del partito di estrema destra non sarà esente dalla serie di provvedimenti, ma per ora la priorità è stata data ai migranti del Baobab. Una scelta quantomeno discutibile.

Vincenzo Verde -ilmegafono.org