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L’indie-rock di Protto e la storia di un impiegato moderno

Punteggio 95%

Con le parole e con la musica è davvero pronto a tutto, anzi “Protto” a tutto, con la p maiuscola, come quel cognome che ormai è divenuto il suo nome d’arte. Protto è un artista che mescola una vivace e divertente ironia alla sua passione per la musica, che nasce in famiglia e poi si sviluppa con gli studi e il conservatorio, fino ad arrivare al suo recentissimo esordio discografico.  Il 17 maggio scorso, infatti, è uscito l’ep dal titolo “Di cattivo busto”, un disco autoprodotto nel quale c’è tutta l’ironia di un artista che vive il dissidio attualissimo e molto sentito tra quello che si vorrebbe essere, ossia musicisti, e quello che si è costretti ad essere, vale a dire impiegati.

Come egli stesso ci ha detto nell’intervista rilasciata alla trasmissione “The Independence Play” sulla nostra radio web, la sua musica racconta infatti il conflitto di interessi interiore che esiste tra un tastierista da palco e un tastierista da ufficio. Il pop-rock in chiave indie, che attinge anche dal cantautorato e dalla musica d’autore del passato, italiana e internazionale, fa da robusta cornice ai testi e alle parole, che si lasciano ascoltare, sono piacevoli, divertenti ma anche decisi, irriverenti e graffianti.

Le cinque tracce che compongono l’ep possiedono genialità e stravaganza e ci insegnano la facilità di sorridere e di fare della risata la migliore arma contro l’indifferenza e la futilità della realtà quotidiana. Ma ridere non significa non vedere l’amarezza, il cinismo di una realtà che spesso è spietata e somiglia a una trappola nella quale, come canta in Basta un colpo di pistola, ti ritrovi rinchiuso “senza un’ultima parola”, costretto a mangiare “i resti del tuo predecessore”. È tutto un disumano andare avanti, pestando individui, ideali e sentimenti e, allora, nella testa ci si ripeterà che “basta un colpo di pistola” e che “l’unica via di fuga resta quella di gas!”.

Protto riesce a cantare la quotidianità e le nefandezze della nostra epoca, ma sempre con la capacità di dissacrare, consapevole che la migliore critica, la più intrigante, è quella che si fa con il sorriso sulle labbra. Ed è una critica mossa da chi in questa indifferenza ci vive da anni, ignorato e in conflitto con i propri sogni. Come un musicista che fa il tastierista da ufficio e spera ogni giorno che i tasti di quella tastiera, pigiandoli, si possano trasformare in musica. DCD+ è una canzone che contiene una critica sottile (e nemmeno tanto) a chi sale in cattedra e, sciorinando infinite massime, crede di indicare la via e di avere in tasca l’unica verità possibile. Un’accusa a chi ha deciso di parlare invece di agire, perché c’è sempre qualcuno che ha bisogno di ricorrere a una sublime azione quando tutto è già precipitato e l’unica possibilità che rimane è cedere all’istinto o abbandonarsi a un sonno rivelatore.

Dove ti porta è invece una canzone d’amore sui generis: “Dove ti porta questa bella poesia?”, canta Protto, il quale, con i suoi giochi di parole (“Ci sei cascata che neanche il Niagara”), racconta che l’amore spesso si chiude in bagno e, a quel punto, diventa un’urgenza riaprire quella porta. In Correre, il cantautore torinese, con una melodia coinvolgente ci mostra il mondo che va di fretta, in un correre continuo che rappresenta la condanna accettata da molti di noi, una disperatissima corsa contro il tempo che tutto afferra e trasforma.

L’indolente, ultima traccia dell’ep, è un brano nel quale l’ironia lascia spazio alla critica dura verso quella umanità che ha rinunciato alle cose migliori, alla sua essenza fatta di sogni, una umanità che ha fatto un patto scellerato con le apparenze, con l’ipocrisia: “Tu che con le mani in pasta e con il cuore in pasto ai cani hai scordato che sapore avesse l’aria quando ancora non fumavi, hai qualcosa da aggiungere?”.

L’esordio di Protto è davvero molto interessante, la musica e la voce si fanno sentire ma spesso lasciano volutamente la scena all’idea, al concetto, al bisogno di trovare una strada semplice, immediata, scevra da fronzoli e apparenze. È un disco che affonda le mani nella realtà, che parte da un dissidio interiore e personale, ma che poi incarna il conflitto vissuto ogni giorno da una intera generazione di sognatori che prova a sopravvivere in un mondo sempre più arido.

FrankaZappa -ilmegafono.org

La copertina dell’album “Di cattivo busto”.

Pillola

95%

In breve Il pop-rock in chiave indie, che attinge anche dal cantautorato e dalla musica d’autore del passato, italiana e internazionale, fa da robusta cornice ai testi e alle parole, che si lasciano ascoltare, sono piacevoli, divertenti ma anche decisi, irriverenti e graffianti.

Originalità
97%
Testi
96%
Arrangiamenti
94%

Autore

FrankaZappa

Collaboro da tempo con Il Megafono, dove insieme a Manuele curo la pagina musicale e il programma "The Independence Play" sulla nostra radio web. Sono una metallara nostalgica, stregata, quando ero poco più che bambina, dall'urlo "Looove" di Robert Plant. Di quell'amore per la musica ne ho fatto la mia spina dorsale di "metallo non metallo" che mi ha portato fino a qui. Oggi amo un sax che non mi corrisponde. Grazie a lui e al jazz ho scoperto che ancora esistono nuovi pianeti da esplorare, perché per me alla fine la musica resta l'unico modo di immaginare "the dark side of the moon".

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