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La moda milanese contro la violenza sulle donne

La moda milanese contro la violenza sulle donne

C’è una tradizione indiana secondo cui ogni volta che una donna subisce una violenza o viene uccisa, una bambola viene affissa su ogni porta. Wall of Dolls, installazione ideata da Jo Squillo e realizzata con il contributo di fashion designer, artisti e associazioni, riprende concettualmente questa tradizione tanto da essere diventata negli anni simbolo di impegno contro i femminicidi e la violenza di genere.

Per il quinto anno consecutivo una sfilata collettiva in via De Amicis 2, dove il Wall of Dolls milanese trova posto, aprirà la settimana milanese della moda maschile con la partecipazione di 100 brand del fashion, 15 artisti e 20 associazioni onlus. «Pensiamo che la moda debba riflettere una bellezza autentica, per contribuire a creare uomini veri, e la violenza sulle donne è un fenomeno che riguarda soprattutto la cultura maschile», afferma l’ideatrice Jo Squillo.

Ma qual è l’intento, oltre che di provocazione concettuale e denuncia a supporto delle vittime? Una sensibilizzazione a 360 gradi – precisano gli organizzatori – per la creazione di nuove case rifugio e centri anti-violenza per chi ha bisogno di protezione e fugge da persecuzioni di genere; per l’istituzione del codice rosa in pronto soccorso, a garanzia di un’assistenza speciale e dedicata, sotto la massima riservatezza; per l’inserimento di corsi nelle scuole che investano concretamente nella formazione degli uomini di domani, nell’educazione al rispetto delle donne e nella promozione di una cultura paritaria.

Ma lo scopo è anche quello di andare alla radice e investire in progetti di recupero e rieducazione nelle carceri: agire, con psicologi e sociologi, all’origine del moto alla violenza e lavorare su questa, rieducare i colpevoli affinché non ricommettano il crimine; affinché la pena sia fruttuosa. Jo Squillo è da anni impegnata nella lotta alla violenza sulle donne. Dopo l’ideazione di Wall of Dolls, diventato appunto il simbolo milanese della lotta al femminicidio, nel 2017 è stata autrice del docufilm “Futuro è Donna”, sempre nella direzione di promuovere un cambiamento culturale.

I dati Istat parlano purtroppo di una media spaventosa: nel 2017 in Italia ogni 3 giorni una donna è stata uccisa dal marito, dal fidanzato o dall’amante. Le donne vengono picchiate e violentate, spesso in casa, ma solo pochissime lo denunciano alla polizia. Molte di loro finiscono per essere assassinate, fatte a pezzi da coloro che affermano di amarle.

Filippo Nardozza (Sonda.life) -ilmegafono.org

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