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Temperature elevate: è ancora allarme siccità

Temperature elevate: è ancora allarme siccità

Cambiamenti climatici ancora all’ordine del giorno, purtroppo. Le notizie che provengono dalla World Bank non sono per nulla confortanti, soprattutto per le economie in via di sviluppo che, a causa del vertiginoso aumento delle temperature verificatosi nel corso dell’ultimo secolo, rischiano di veder scomparire flora e fauna. Il motivo è presto detto: la scarsità d’acqua provoca siccità, dovuta soprattutto all’aumento di richieste urgenti da parte delle popolazioni colpite per i rifornimenti idrici. Le zone maggiormente interessate dalla scarsità idrica, e di conseguenza da conflitti e migrazioni, sono Africa, Medio Oriente e i colossi asiatici, che fanno ancora largo uso di combustibili fossili, altamente inquinanti.

I danni provocati dalla siccità non colpiranno soltanto l’ambiente, ma avranno ricadute negative anche sulle attività economiche: la World Bank prevede drastici cali del Pil nazionale, con percentuali assai preoccupanti. Si prevedono cali del 14% in Medio Oriente, 12% nel Sahel, regione africana ad alto tasso di povertà, e cali del 7-11% in Asia, con i picchi maggiori nelle zone centrali. Le regioni ricche del pianeta, tuttavia, non resteranno immuni ai cambiamenti. Siamo, quindi, davanti a un nemico globale che va arginato sotto ogni punto di vista, a partire da politiche ambientali più consapevoli, soprattutto nel lungo termine.

Secondo le stime calcolate, l’aumento di richiesta delle risorse idriche ne causerà una diminuzione pari a 2/3 entro il 2050, con gravi conseguenze anche sulla produzione alimentare. L’allarme mondiale era già stato lanciato lo scorso marzo dal presidente americano Barack Obama, ma molte delle potenze coinvolte nel summit sembrano ancora non aver ben presente la reale situazione. In alcuni paesi, tuttavia, sono state prese misure d’emergenza curiose e al contempo drammatiche, una sorta di ultima speranza per salvare il patrimonio naturale e la fauna a rischio estinzione.

Lo Zimbawe, ad esempio, ha deciso di mettere in vendita le sue specie protette, cercando persone, società, aziende e gruppi disposti ad occuparsene. L’iniziativa nasce in seguito alla siccità che ha ridotto in povertà oltre quattro milioni di persone, oltre a danneggiare le condizioni dei parchi naturali, risorsa economica e turistica del paese. Il governo vorrebbe attirare l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze di El Nino, fenomeno climatico che periodicamente provoca il surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale. Il paese africano dovrebbe dunque privarsi di specie protette, rischiando la deportazione forzata di animali.

Se speravamo inoltre di tirare letteralmente un sospiro di sollievo dopo la torrida estate dello scorso anno, dobbiamo fare un passo indietro e verificare la reale situazione: per questa estate si prevedono nuovamente temperature elevate, con aumenti di 1 o 2 gradi rispetto allo scorso anno, scarse precipitazioni e, ovviamente, il pericolo siccità incombente. Dal fronte clima continuano ad arrivare segnali, a noi il compito di non seppellire la polvere sotto il tappeto.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org

Autore

Laura 2018

Vivo tra i Millennials con il sogno della Dolce Vita, cresciuta all'ombra del Vesuvio con carta, penna e smartphone sempre a portata di mano. Giornalista, appassionata di media, cultura pop e tante altre cose, scrivo per il Megafono dal 2006.

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