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Biodiversità: bene comune che può salvare il mondo

Biodiversità: bene comune che può salvare il mondo

Coltivare e tutelare la biodiversità. È questo l’appello lanciato dall’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) attraverso la sua ultima campagna “Coltiviamo Biodiversità – bene comune”, che si pone come obiettivo quello di richiamare l’attenzione su argomenti di vitale importanza, come la salvaguardia del suolo e la sovranità alimentare. Oggi il monopolio del mercato mondiale del seme è nelle mani di dieci grosse aziende. Questo ostacola, appunto, la sovranità alimentare, danneggia la nostra salute, impoverisce gli agricoltori, sempre più vittime delle regole imposte dalle multinazionali e inquina l’ambiente per l’eccessivo uso di fitofarmaci.

“Il 60 per cento delle nostre calorie deriva da appena tre specie: grano, granturco e riso. Nell’ambito di queste si coltiva pochissima biodiversità. Alcuni studi anche recenti hanno dimostrato che la diminuzione della biodiversità ha un effetto diretto su tutta una serie di malattie infiammatorie come l’asma e alcuni tumori. Ai giovani, insomma, stiamo offrendo un avvenire piuttosto oscuro in fatto di alimentazione. Bisogna riportare il controllo dei semi nelle mani degli agricoltori. L’omologazione dei semi e la loro appartenenza a poche multinazionali è uno dei maggiori attentati alla salute del pianeta e delle persone”, dichiara Salvatore Ceccarelli, genetista e sperimentatore, in molti paesi del mondo, del miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo.

La biodiversità è bene comune e, quindi, come tale va rispettata e custodita. Lo scopo principale di questo progetto è quello di recuperare, diffondere e coltivare biodiversità tramite pratiche agronomiche proprie dell’agricoltura biologica e biodinamica, quali la disseminazione di miscugli di semi provenienti da incroci e raccolte, anche di varietà antiche, nelle aziende agricole che vorranno partecipare e diventare così custodi e moltiplicatori di semi. Seguendo questo procedimento, i contadini tornano a essere i depositari dei semi, avendo così la possibilità di coltivarli in luoghi diversi e dare vita a varietà diverse. Questo avrà effetti positivi sull’aumento della biodiversità coltivata, sulle diversità del nostro cibo e sulla nostra salute e, inoltre, contribuirà alla conservazione e alla valorizzazione di risorse genetiche di cereali e altre specie, avviando una rete didattico-informativa a sostegno delle aziende coinvolte.

AIAB e i suoi partner (Miscugli.it, Arcoiris e FIRAB, con la supervisione scientifica di Salvatore Ceccarelli) assumeranno un ruolo chiave nel fornire miscugli di semi di varie specie alle aziende biologiche e, soprattutto, nell’aiutarle nella gestione e selezione evolutiva, facendo degli agricoltori i produttori dei semi del futuro.

Inoltre, la campagna è aperta alla partecipazione di tutti i cittadini, i quali se vorranno, potranno diventare anch’essi “custodi di biodiversità”, grazie a un contributo economico, per far sì che questi semi siano conservati nel tempo, si adattino alle condizioni dell’ambiente, possano essere una risorsa economica per le aziende, restino di dominio dei contadini e possano essere condivisi tra di loro.

L’intero progetto è presente anche sulla piattaforma online di crowdfunding produzionidalbasso.com, che supporterà la campagna nella raccolta dei fondi necessari per realizzare le diverse fasi del progetto che durerà un anno. A ogni donazione ricevuta, l’AIAB concederà delle ricompense per la creazione di veri e propri habitat ecologici in miniatura, capaci di ripopolarsi di piante gentili e di insetti utili, contribuendo alla conservazione delle biodiversità dell’ecosistema.

Veronica Nicotra -ilmegafono.org

Autore

Veronica Nicotra

Nata nell'ormai lontano 1990 a Catania, città in cui sono cresciuta e dove tutt'ora vivo, ho conseguito la laurea magistrale in lingue e dopo ho iniziato a collaborare con un quotidiano online, con la speranza di diventare al più presto una vera e propria giornalista. Le mie passioni sono la ginnastica artistica, che ho praticato per ben 10 anni, e il giornalismo, mondo che ho iniziato a conoscere meglio grazie al Megafono, per il quale scrivo da febbraio 2014.

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