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A Rozzano lo show capzioso di orchi, sciacalli e fantasmi

A Rozzano lo show capzioso di orchi, sciacalli e fantasmi

La disinformazione e la menzogna hanno un sapore insopportabilmente acido, che si appiccica spesso sulla vita e sull’onore di chi viene infamato di proposito, per qualche ragione che rimane sopita sotto le righe di giornali e siti web affilati con maestria per divenire armi della più spicciola e oscena propaganda politica. Rozzano è solo l’ultimo teatro degli orrori montato ad arte per mettere in ludibrio il buon senso e l’intelligenza di un Paese sempre più gretto. Non c’è stato bisogno nemmeno di pagare il biglietto, è bastato sfogliare delle pagine o accendere la tv o il computer per ingoiare le tonnellate di fango e retorica spruzzate da ogni dove. Da giornali, telegiornali, siti, trasmissioni di quart’ordine, non luoghi della verità, roccaforti della menzogna per giornalisti, editorialisti, penne arrugginite (e parecchio rimbambite) annaspanti nel loro defunto sarcasmo, politici di ogni sorta, persino eccellenti esponenti del Vaticano che hanno lanciato missili di ignoranza contro un obiettivo civile.

Una scuola, i suoi bambini, i suoi modelli educativi e un dirigente scolastico onesto, che probabilmente ha avuto l’unica colpa di essere antipatico a qualcuno a cui, come possiamo immaginare, avrà chiesto interventi urgenti per l’edilizia scolastica, per rimettere a posto un edificio in condizioni non ottimali, dove, nonostante le difficoltà, si cerca di formare cittadini attraverso l’istruzione, l’educazione, la solidarietà. Rozzano non è il salotto buono di Milano, ma un comune con mille disagi, periferico, anche se attaccato al capoluogo lombardo, e sede di centri commerciali e grandi nomi della Gdo. Un luogo nel quale bisognerebbe premiare chi prova a fare bene il proprio dovere. Il dirigente scolastico dell’istituto comprensivo “Garofani”, Marco Parma, si è invece trovato nel mezzo di una vicenda assurda, totalmente distorta e basata su notizie false e distorte, come ha ben spiegato l’associazione Carta di Roma (leggi qui).

L’andamento cronologico dei fatti, se attentamente analizzato, desta sospetti. Il quotidiano “Il Giorno” pubblica una notizia sulla presunta cancellazione della festa di Natale a scuola per non urtare la sensibilità dei bambini di religione islamica che frequentano le classi dell’istituto. Tutto falso, visto che Parma non ha mai annullato alcunché e si è solo rifiutato giustamente di far entrare delle mamme, in pausa mensa, che volevano insegnare ai bambini i canti religiosi. Guarda caso, il giorno successivo, il sindaco Pd di Rozzano, Barbara Agogliati, si scaglia contro il dirigente scolastico, senza nemmeno preoccuparsi di appurare la veridicità di quanto scritto dal quotidiano. Abbastanza curioso come atteggiamento: a pensar male, sembra che l’amministrazione comunale di Rozzano avesse qualche conto in sospeso con Parma. Un pensiero rafforzato dall’intervento a gamba tesa di Renzi e dalle parole fuori luogo di Michele Serra (da tempo ormai ammaliato dal Pd renziano) su Repubblica. Così come sospetta è la cinica soddisfazione espressa dall’assessore comunale Aprea per le dimissioni del dirigente scolastico.

Sembra quasi che tutti non aspettassero altro che mettersi sotto le scarpe questo preside, anche a costo di montare un caso enorme. E strategico. Perché ha risvegliato persino i fantasmi, come la Gelmini e La Russa (redivivi), e gli orchi alla Salvini. Tutti a inquinare la scuola e a terrorizzare i bambini con le loro parole, le loro facce e la loro presenza, unita a quella di telecamere e vari pezzi da circo mediatico. Tutto organizzato per creare rabbia nei confronti di chi è considerato “altro” e fomentare il senso di paura, toccando un punto sensibile come la scuola. La paura atavica che l’altro possa minacciare le “nostre” certezze, le tradizioni, la serenità dei “nostri” bambini. Una paura che serve come il pane in questo periodo di costruzione scientifica della prossima strategia elettorale e delle alleanze. Il tema è perfetto, è caldo, crea attenzione e nemici e diventa creta da impastare per plasmare il consenso, toccando gli intestini marci del popolino, sempre più vasto ed eterogeneo e pronto a divorare tutto, senza nemmeno curarsi degli ingredienti.

Così, ci siamo dovuti sorbire l’ipocrisia di personaggi blasfemi che ricordano di essere cristiani solo quando c’è da usare la religione per dividere e pompare odio. In questo senso, Salvini, La Russa e la Gelmini non sono molto diversi dagli ideologi dell’IS e del fondamentalismo di cui si dichiarano nemici. Persino la Cei, con mons. Galantino (che forse farebbe bene a contare fino a dieci prima di rilasciare certe dichiarazioni), ci è cascata miseramente, tuonando contro un dirigente scolastico che ha semplicemente impedito a qualche genitore di utilizzare la scuola per attività che con la scuola non c’entrano. Sinceramente, poi, è a dir poco imbarazzante l’ignoranza che scorre lungo i tanti canali di comunicazione che giungono all’opinione pubblica. Si continua a parlare di “nostre tradizioni”, di “radici cristiane dell’Europa”, come se la storia fosse un’aspirina da sciogliere nell’acqua e lo Stato fosse un’entità privata.

Quali sarebbero queste radici? Cosa c’entrano, in ogni caso, con una scuola che dovrebbe essere espressione laica dello Stato, nel rispetto dei dettami della Costituzione italiana? Storicamente si parla di radici cristiane, dimenticando che l’Europa ha conosciuto influenze e culture differenti, che gli arabi, ad esempio, hanno dominato l’area mediterranea nel loro momento di massimo splendore, portando sapienza, cultura e arte di cui ancora oggi rimangono testimonianze e benefici, oppure che le basi più solide dell’Europa si devono all’illuminismo, all’affermazione della laicità delle nazioni. Anche l’Italia, è bene ricordarlo, è divenuta Stato unitario grazie alla breccia di Porta Pia, con la fine del potere temporale del Papa e della Chiesa.

Al di là, dunque, della certezza che il dirigente scolastico di Rozzano non ha minimamente impedito ai bambini cristiani di celebrare il Natale, cercando al contempo di non escludere i bimbi di altri credi, sarebbe bene comprendere, una volta per tutte, che la scuola italiana è un luogo laico, nel quale si deve insegnare a non discriminare e ad accettare le diverse sensibilità. Per le celebrazioni religiose esistono le parrocchie e le scuole private di enti cattolici, che tra l’altro ricevono parecchi soldi dallo Stato (ma di questo non parla la CEI…) a scapito di istituti pubblici, come quello di Rozzano, costretti a svolgere attività didattiche in locali spesso fatiscenti e con numerosi problemi.

Forse è di questo che Renzi, Gelmini, La Russa, Salvini, i giornali, i siti, i conduttori tv, i corsivisti, gli editorialisti, i nani e le ballerine che si spacciano per giornalisti dovrebbero occuparsi con tanta passione. Soprattutto dovrebbe occuparsene il sindaco di Rozzano, a cui consigliamo di parlare con quei genitori e professori che stanno giustamente difendendo il preside, invece di “fidarsi” dello scoop pubblicato da un giornale decadente. Questo significherebbe fare qualcosa di concreto e svolgere in maniera equa e intellettualmente onesta il proprio compito: qualche cosa che, evidentemente, in Italia non è prioritaria, in quanto non produce consensi né determina risonanza nazionale.

Massimiliano Perna –ilmegafono.org

Autore

Massimiliano Perna

Sono un giornalista freelance, mi occupo da molti anni di immigrazione e diritti, ma anche di ambiente e mafia. Scrivere per me significa respirare e prendere posizione. Amo leggere e amo visceralmente la mia Sicilia e le opere di Pippo Fava. Ho un debole per le menti critiche che si coniugano con l'umanità e la semplicità. Disprezzo i razzisti e gli ipocriti e l'inerzia di chi potrebbe fare qualcosa ma non la fa. Sono il fondatore di questo sito, nato nel 2006, che oggi ha anche una web radio nella quale curo una trasmissione di approfondimento. I tempi sono bui e i silenzi troppi. Un megafono, sia esso di ferro, di righe e inchiostro o collegato a un mixer virtuale, può accendere qualche piccola luce. La mia speranza è di riuscire a tenerlo sempre acceso.

3 Commenti

  1. Elvira Curcio

    Condivido pienamente.

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  2. Carlo D'Antoni

    Adesso c’è anche un “caso” a Sassari. Ma dopo la boiata di Rozzano non viene pompato troppo.
    Neanch’io avrei fatto entrare quelle due mamme per le prove di canto. I bambini mi interessano prima delle tradizioni. A parte il fatto che il natale per come è vissuto a livello di tradizione sociale non ha proprio nulla a che vedere con il natale che si celebra nelle chiese. Il natale che c’è ovunque è il festival delle nebbioline rosa per pompare i consumi e poi svaporano all’indomani della festa. Mi dispiace sinceramente per Galantino che si è lasciato intrappolare dal ciclone mediatico. Per il resto è un vescovo attento. Se io fossi un dirigente di scuola porterei i miei bambini e i miei ragazzi a esprimersi su una domanda: ma è giusto che un bambino nasca dentro una grotta usata come stalla? Quel racconto che c’è nei vangeli non è una storia commovente. E’ una denuncia totale ad unsistema politico-religioso dentro cui questo era normale. E questo è chiarissimo e si evince dai racconti dei vangeli di Matteo e Luca. Solo degli stranieri vennero a trovarlo ed erano poco raccomandabili in quanto astrologi, maghi ! E vennero anche a portargli qualcosa i pastori, gente povera e con la fama di zingari e ladri. Invece i signori che abitavano nella capitale “si turbarono” e il re Erode cercò subito come ucciderlo. Fu così che Giuseppe con Maria e il neonato dovete scappare, profugo, in Egitto.Ma questa è un’altra storia e, temo, se qualche insegnante di religione si permettesse di dirlo in classe, verrebbe radiata, perchè ormai ci fa piacere essere diventati dei citrulli cronici che si nutrono di emozioni e natale ne fornisce molte e tanto profumate di panettone, regali eccetera. Quando Francesco d’Assisi inventò il presepe, lo fece per far “vedere” cosa era successo quella notte a Betlemme, non per smuovere le emozioni romantiche del popolo.

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  3. Carlo D'Antoni

    Adesso c’è anche un “caso” a Sassari. Ma dopo la boiata di Rozzano non viene pompato troppo.
    Neanch’io avrei fatto entrare quelle due mamme per le prove di canto. I bambini mi interessano prima delle tradizioni. A parte il fatto che il natale per come è vissuto a livello di tradizione sociale non ha proprio nulla a che vedere con il natale che si celebra nelle chiese. Il natale che c’è ovunque è il festival delle nebbioline rosa per pompare i consumi e poi svaporano all’indomani della festa. Mi dispiace sinceramente per Galantino che si è lasciato intrappolare dal ciclone mediatico. Per il resto è un vescovo attento. Se io fossi un dirigente di scuola porterei i miei bambini e i miei ragazzi a esprimersi su una domanda: ma è giusto che un bambino nasca dentro una grotta usata come stalla? Quel racconto che c’è nei vangeli non è una storia commovente. E’ una denuncia totale ad unsistema politico-religioso dentro cui questo era normale. E questo è chiarissimo e si evince dai racconti dei vangeli di Matteo e Luca. Solo degli stranieri vennero a trovarlo ed erano poco raccomandabili in quanto astrologi, maghi ! E vennero anche a portargli qualcosa i pastori, gente povera e con la fama di zingari e ladri. Invece i signori che abitavano nella capitale “si turbarono” e il re Erode cercò subito come ucciderlo. Fu così che Giuseppe con Maria e il neonato dovete scappare, profugo, in Egitto.Ma questa è un’altra storia e, temo, se qualche insegnante di religione si permettesse di dirlo in classe, verrebbe radiata, perchè ormai ci fa piacere essere diventati dei citrulli cronici che si nutrono di emozioni e natale ne fornisce molte e tanto profumate di panettone, regali eccetera. Quando Francesco d’Assisi inventò il presepe, lo fece per far “vedere” cosa era successo quella notte a Betlemme, non per smuovere le emozioni romantiche del popolo. Concordo con tutto ciò che l’ottimo giornalista Massimiliano Perna ha scritto.

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