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Dani Alves, il bel gesto e l’antirazzismo da selfie

Dani Alves, il bel gesto e l’antirazzismo da selfie

Il gesto di Dani Alves nella partita del suo Barcellona contro il Villareal ha una poesia intrinseca. Quel tocco di mistico che hanno i tiri da fuori a effetto, il colpo di genio in mezzo al campo, che appartengono alla schiera di calciatori veri. Ancor più veri se se ne sbattono di qualche demente e fanno il loro gioco, anzi lo fanno meglio, loro abituati a zittire con i fatti (e i goal). Chiaro, non voglio dar retta a chi parla di strategia di marketing. Mi piace pensare, anche ingenuamente, alla spontaneità del gesto di chi si è genuinamente rotto le scatole.

Il trending topic che ne è derivato, però, è al limite del cattivo gusto. Intanto, continuare con la storia della banana e dire siamo tutti scimmie ha un significato diverso dall’affermare, secondo me più giustamente, che siamo tutti uomini. Questo regresso, questo abbassare il livello invece di alzarlo ha lo stesso sapore dello sterile assistenzialismo da pulizia di coscienza che lega i destini tra nord del mondo e Africa. Inoltre, si fa una gran confusione a tutti i livelli. Il razzismo ha diverse vittime e “selezionarle” forse non fa che contribuire ad alimentarlo. Ma c’è di più e forse è il fatto più odioso.

L’antirazzismo da social network è proprio qualcosa che stona con il suo significato. Una moda, come tante altre, un apparire, per definizione, piuttosto che essere. Quella che sostengo è una banalità: l’antirazzismo si fa quotidianamente, un po’ come la Resistenza, e forse sono anche la stessa cosa. Sbandierarlo non serve a nulla. Quante volte ho controllato dove fosse il portafoglio alla vista di un “diverso” in metropolitana? Quante volte ho avuto paura di notte a camminare in certe zone? Quante volte in definitiva il pregiudizio mi ha bloccato?

Potrei mangiare una banana e il giorno dopo rifiutare un “cinque” al venditore ambulante. Non si tratta di arrogarsi il “diritto a definirsi antirazzista”. Si tratta di comprendere le questioni. Non è mica facile, lo so. Da quando i crimini hanno una nazionalità non è facile distinguere, allentare il pregiudizio, aprirsi. Quanti fatti, tra cui le campagne sulla sicurezza a senso unico, il terrorismo mediatico, il discorso da bar, ci hanno influenzato?

Ecco, non basta condannare uno stadio (che ha molta risonanza mediatica per definizione) per contribuire a combattere una delle nostre piaghe. E, perdonatemi, è facile fare antirazzismo sui milionari Per questo in quelle foto io leggo solo ipocrisia e pietà, due sentimenti che, insieme, non risolvono proprio un bel nulla. Allora avanti con le Chiquita e magari poi subito a lavarvi bene le mani, a seconda di chi ve le ha vendute.

Penna Bianca –ilmegafono.org

 

Autore

Penna Bianca

Collaboro con Il Megafono.org dalla sua creazione. Settentrionale d'adozione ma con lo spirito del Bianciardi, gucciniano convinto, ascoltatore di musica ma non praticante, opinionista quasi per caso provo a guardare il mondo con lo spirito critico e l'irriverenza che mi hanno insegnato i miei natali.

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