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In Puglia si cercano gli assassini del “paladino della giustizia”

In Puglia si cercano gli assassini del “paladino della giustizia”

Nella notte di lunedì scorso, a Gravina in Puglia (BA), Pietro Capone, proprietario terriero di 49 anni, è stato freddato con due colpi alla testa nei pressi della propria abitazione. A colpire l’uomo sarebbero state due persone che subito dopo l’omicidio si sarebbero date alla fuga. Capone era molto noto in città come il “paladino della giustizia”, poiché non perdeva occasione di esporre denunce su presunte irregolarità o abusi edilizi commessi dalla pubblica amministrazione. Negli ultimi dieci anni, grazie alle sue denunce, i pm sono riusciti a eseguire numerosi sequestri o addirittura a revocare autorizzazioni edilizie nei confronti di numerose aziende.

Secondo gli inquirenti, il movente dell’omicidio sarebbe proprio questo. È probabile, infatti, che in città qualcuno si sia stancato delle denunce continue fatte da Capone e abbia deciso di farla finita. Una vendetta, dunque, che potrebbe essere legata alle persone oggetto dell’attività civica di Capone. La pista mafiosa, dunque, al momento non è quella che appare più evidente, ma in questi casi l’attenzione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura resta alta ed è possibile che qualcosa di nuovo possa uscire alla luce del sole nel giro di poco tempo.

Il sindaco di Gravina, Alessio Valente, ha affermato che tra i concittadini è presente un “sentimento di sgomento e rabbia verso un gesto violento” quale l’omicidio e la paura è veramente tanta. Nel nostro Paese, infatti, sembra che il rispetto delle leggi non solo appaia impossibile, ma addirittura sia un comportamento del tutto fuori luogo, quasi anormale. Da punire.

Casi come questo, seppur limitati a una sfera più piccola quale quella di una cittadina, dimostrano ancora una volta lo stato di vero e proprio “far west” che si può respirare nella nostra società. Vie, strade, quartieri, città in cui lo Stato arriva sempre dopo; in cui regna un’anarchia impressionante e imbarazzante, ma che a molti, probabilmente, va pure bene. Finché vivremo in un Paese in cui le persone vengono uccise perché animate dal desiderio di legalità e onestà, questo stesso Paese non potrà mai definirsi veramente libero e giusto. E non potrà definirsi mai civile. Purtroppo, ad oggi, sembra che di strada ce ne sia ancora molta da percorrere.

Giovambattista Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d'arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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