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Voto di scambio, macchia ostinata della democrazia italiana

Le elezioni, come ben si sa, rappresentano uno dei tratti caratteristici di una democrazia che sia sana e viva. Le elezioni permettono al popolo di esprimere il proprio parere, di dare fiducia ad una certa area politica e, perché no, di esplicitare il proprio dissenso. È, insomma, un momento di vera e propria partecipazione, un momento in cui la gente, con un solo gesto, offre un contributo enorme all’intera nazione. Perché un semplice voto vale tanto, molto più di quel che si pensa ed è per questo che ogni cittadino deve adempiere a questo indiscutibile dovere. Purtroppo, però, ci troviamo in un Paese in cui anche uno dei principi cardini della nostra Costituzione rimane ingabbiato nella situazione e nella condizione tragica che stiamo attraversando. 

La disoccupazione aumenta, i disagi pure. La povertà si espande a macchia d’olio su gran parte della popolazione, specie tra gli anziani e chi non ha un lavoro. Ed è proprio qui che la politica (quella marcia, sia chiaro) riesce a fare spesso bottino pieno. Un bottino che può essere tramutato in voti, in favori e tanto altro. In poche parole, in Italia, ad ogni tornata elettorale, si assiste sempre più a quel fenomeno insopportabile noto come “voto di scambio”. Un fenomeno che è diventato quasi una consuetudine, specie tra le aree più povere, in particolare al Sud (ma non solo, basti pensare che la giunta regionale di Formigoni, in Lombardia, è caduta per il voto di scambio tra un assessore e le ’ndrine).

Sicilia, Campania e Calabria sono le regioni più colpite da questo male e pare che la situazione non accenni a migliorare. Anzi, è proprio dalla Campania che ci giunge il grido di protesta di Arnaldo Capezzuto, firma importante di LiberainformazioneDurante le ultime elezioni, infatti, sembra che tutto sia andato come sempre. I Caf, come denuncia Capezzuto, sono diventati dei veri e propri comitati pro candidato; l’onorevole Paolo Russo, candidato (e ora deputato) al parlamento per il Pdl, ha mandato porzioni di macedonia di frutta nei seggi elettorali di Nola, augurando buon lavoro agli scrutatori. Si può chiedere di più?

È evidente ci troviamo davanti a dei fatti che mostrano come l’integrità morale della società italiana si sia ormai da tempo infranta, specialmente per ciò che riguarda la politica. È chiaro, infatti, che sono proprio gli esponenti politici ad approfittare di una situazione estremamente seria al fine di ottenere in cambio consensi e quindi un posto nelle istituzioni più importanti. Ma cosa spinge la gente, in Campania, ad accettare un comportamento simile? La risposta è semplice: un favore. Ad ogni voto, infatti, corrisponde sempre un favore di qualsiasi tipo.

Secondo lo stesso Capezzuto, tra i favori più comuni e immediati vi sono il denaro (la tariffa varia dai 15 ai 100 euro), ma anche pacchi di alimenti, abbonamenti per i pulmini della scuola per i figli, buoni per la benzina, ricariche telefoniche e addirittura biglietti per le partite interne del Napoli. Per non parlare dei favori a lungo termine, come un posto di lavoro. Insomma, il voto diventa merce di scambio. Altro che quel sano e forte principio di democrazia e giustizia tanto caro ai padri costituenti.

La situazione, come si vede, è davvero triste, ma deve indurre a riflettere. Se il popolo decide di venir meno ad un proprio dovere e diritto, la colpa è anche della politica, la quale non solo non sa (o non vuole) più ascoltare i bisogni e i desideri della gente, ma è anche colpevole di aver creato (o magari lasciato che si creasse) una condizione di disagio dirompente tra le classi sociali meno abbienti. Se un pacco di pasta vale molto più che una “semplice” croce apposta sul simbolo di un partito qualunque, allora significa che la democrazia nella quale viviamo non è poi così sana né tanto viva.

Se tutto ciò è ancora possibile, significa che la politica ha fallito gravemente e non basteranno altre elezioni perché la gente torni a votare con senso civico e rispetto. Il voto di scambio è un problema ben più grave di quel che sembra, un problema che è solito attaccarsi agli strati più bassi della società: è a questi strati che la politica deve mirare affinché certi oscenità abbiano fine al più presto.

Giovambattista Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d'arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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