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A Taranto avvelenati ma non rassegnati

Immaginate di trovarvi  una sera con amici a Taranto e di voler assaggiare una specialità del posto: la puccia. Siete lì, fuori dal locale, a mangiare questa “pagnotta imbottita” ancora calda e a chiacchierare, quando all’improvviso qualcosa guasta la vostra cena: un odore molto fastidioso vi investe, forse è girato il vento e ha portato con sé la nube tossica e maleodorante dell’Ilva. Questo a Taranto avviene continuamente. Non si parla solo di cene tra amici rovinate ma di biancheria che, stesa ad asciugare, diviene maleodorante ed assume un alone giallastro, di bambini che non possono giocare all’aria aperta e, soprattutto, del dilagare di malattie molto gravi. A Taranto (purtroppo) sono tutti avvelenati ed il cibo che si può consumare da queste parti, incluso il latte materno, ha qualcosa in più: la diossina. Studi medici hanno inoltre rilevato che i polmoni dei tarantini del domani sono nelle condizioni in cui ci si aspetterebbe di trovare i polmoni di un 50enne fumatore; il futuro della città è malato.

Sono queste le gravissime motivazioni che rendono tanto importante l’attività del Comitato Donne per Taranto, impegnato, ormai da oltre un mese, in una raccolta firme per chiedere alle istituzioni di avviare una seria indagine epidemiologica che dimostri, una volta per tutte, la correlazione tra l’inquinamento ambientale e l’elevata incidenza di patologie nella zona. Un’attività simile, con ottimi risultati, è già stata portata avanti negli anni passati a Genova, come spiega Rosella Balestra, una rappresentante del Comitato Donne per Taranto. “Da quell’indagine – ha dichiarato l’eco sentinella – emerse che le morti per tumore a Cornigliano erano superiore rispetto al resto di Genova del 55% per le donne e del 23% per gli uomini”. “Grazie all’indagine epidemiologica – ha continuato la Balestra-  il giudice Papillo, nel 2001, dispose la chiusura della cokeria”.

Malgrado il cattivo odore, malgrado il continuo “fumare” delle ciminiere, che sembrano ricordare continuamente a chi vive in queste zone il fatto di respirare veleno, che il futuro sarà tutt’altro che roseo se le cose non cambieranno (e alla svelta). Non c’è rassegnazione a Taranto ma, al contrario, voglia di lottare, voglia di riprendersi la propria salute, il proprio futuro. Non solo chiedendo a gran voce (sono state raccolte nelle settimane passate oltre 4000 firme a sostegno dell’iniziativa) le mappe epidemiologiche, ma anche marciando per urlare tutta la propria rabbia, tutta la propria paura.

La marcia per il “no alle ciminiere in città”, organizzata dal Fondo antidiossina Taranto e sostenuta dal Comitato Donne per Taranto, si è tenuta stamattina (sabato 2 aprile) con lo scopo di difendere “gli ori” della zona, i bambini, e di spronare finalmente le istituzioni a provvedere per fermare il degrado ambientale oltremodo tangibile in questa parte d’Italia troppo spesso dimenticata. Attualmente sul display dei cartelloni del Comune di Taranto appare la scritta “Taranto è bella grazie al cielo e pulita grazie a te”:  la speranza è che presto possa essere cambiata in “Taranto è bella grazie al cielo e SANA grazie a te”.

Anna Serrapelle -ilmegafono.org

Autore

Anna Serrapelle

Sono nata a Siracusa e sono sempre stata impegnata nel mondo del volontariato e dell'attivismo sociale. Proprio così, nel 2009, ho conosciuto il megafono e sono entrata a far parte di questa fantastica famiglia. Durante la mia permanenza in Puglia, ispirata dai danni procurati in quella zona dall'Ilva, ho spesso affrontato tematiche ambientali, negli ultimi anni tratto quasi esclusivamente tematiche legate alla legalità.

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