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Un’isola di plastica in un mare di morte

Ogni anno circa 100.000 mammiferi marini rimangono uccisi dalla plastica in mare. È la sconcertante conclusione di uno studio sull’impatto della plastica e in particolare delle buste sull’ambiente marino, realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Dapnhe di Arpa Emilia Romagna, su richiesta di Legambiente. A causa della presenza massiccia di materiale plastico nei nostri mari e negli oceani si sono creati grandi vortici come il Pacific plastic vortex, la cui estensione si stima arrivi addirittura a qualche milione di chilometri quadrati. Chi ha inventato la plastica alla fine del 1800 non lo avrebbe mai immaginato. Le buste, i sacchetti che per decenni abbiamo usato per portare a casa la spesa soffocano decine di migliaia di animali, cetacei, mammiferi, uccelli.

Ogni anno gli uccelli marini morti per soffocamento o perché intrappolati in materiali plastici sono tra i 700 mila e un milione. E come è ormai tristemente noto, nelle tartarughe, il sacchetto di plastica scambiato per una medusa, provoca il blocco del tratto digestivo seguito dal soffocamento. Secondo lo studio dell’Arpa, l’Italia è uno dei paesi che utilizza di più la plastica. Gli italiani consumano il 25 per cento degli shopper venduti in tutta Europa, gran parte dei quali poi viene abbandonata nel Mediterraneo, dove già non mancano rifiuti tossici e materiali inquinanti di vario genere. Legambiente parla addirittura di oltre 500 tonnellate di rifiuti in plastica presenti nel Mediterraneo: una vera e propria isola che minaccia il nostro ecosistema marino.

In base ai dati di Expedition Med, uno studio condotto dall’istituto francese Ifremer, su 40 stazioni analizzate l’anno scorso al largo di Francia, Spagna e Nord Italia, la concentrazione più alta di rifiuti plastici è vicina all’Isola d’Elba, dove sono stati rilevati 892.000 elementi, contro una media di 115.000 frammenti plastici per chilometro quadrato. È una concentrazione che addirittura supera quella dei “continenti spazzatura”, presenti nel Pacifico e nell’Atlantico. Non è un caso quindi, secondo lo studio dell’Arpa, che l’Italia abbia adottato, con la legge finanziaria del 2007, il bando sulle buste non biodegradabili, in vigore a partire dal primo gennaio di quest’anno. Ma non basta. Oltre a ridurre i rifiuti, è necessario ridurre il numero degli inquinatori. Può sembrare un’utopia o una perdita di tempo: eppure molti ci sono riusciti.

Non serve andare in Svezia o nel Nord Europa: in Italia è nata pochi mesi fa la filiera della plastica riciclata. È stata presentata a Rimini, in occasione della fiera Ecomondo, e ha come obiettivo l’identificazione e la promozione, tramite un apposito marchio, dell’impiego di plastica riciclata di qualità per la realizzazione di prodotti in materiale plastico. Se consideriamo che un’azienda lombarda è riuscita a produrre in un anno 8 mila tonnellate di plastica rigenerata, allora possiamo dire che “inquinare meno è possibile” e con notevoli guadagni. Basti pensare che, in un anno difficile come il 2009, i benefici derivanti dalla raccolta differenziata e dal riciclo degli imballaggi, solo in Italia (secondo dati certificati dall’Unione europea), sono stati di ben 670 milioni di euro.

Giorgia Lamaro -ilmegafono.org

Autore

Giorgia Lamaro

Sono una giornalista professionista che continua a sognare, anche a 40 anni. Uno dei miei sogni è che mio figlio cresca libero e indipendente in un paese che gli possa garantire un futuro. Anche per questo collaboro con il Megafono, ormai da quasi dieci anni. Ho iniziato la carriera giornalistica nel 2003 dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione e un Master in relazioni internazionali presso l’Università degli studi di Bologna. Fin dai primi anni d’università mi sono interessata ai temi della cooperazione internazionale e della multiculturalità. Attualmente vivo a Roma e lavoro per un’agenzia di stampa nel settore esteri.

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