Frane, smottamenti ed altre calamità del genere sono spesso e volentieri attribuite ai cambiamenti climatici ed alle piogge torrenziali; giusto, senza dubbio, ma non bisogna sottovalutare il ruolo della cementificazione intensiva del territorio. Stando all’ultimo rapporto di Legambiente, ogni anno vengono ricoperti di cemento ed asfalto circa 500kmq di territorio. Ogni quattro mesi viene edificata, per intenderci, una quantità di suolo pari alla superficie di Milano, per un totale complessivo di circa 2.350.000 ettari, il 7,6% del territorio nazionale. Lo studio, condotto da Legambiente, con il supporto del Politecnico di Milano e dell’Istituto nazionale di urbanistica, afferma che l’attività di cementificazione del suolo si è intensificata fortemente negli ultimi 15 anni.

Le regioni maggiormente interessate al fenomeno di cementificazione sono Lombardia, il cui suolo è per il 14% cementificato,Veneto, con l’11% e Campania con il 10,7%, seguite da Emilia Romagna e Lazio con il 9% di cementificazione. Preoccupante è anche la crescita delle attività di costruzione in regioni come Molise, Basilicata e Puglia, che hanno sempre mantenuto salda la propria tradizione rurale. Il presidente di Legambiente, Cogliati Dezza, dichiara che sarebbe necessario operare come negli altri paesi europei, ponendo un freno all’urbanizzazione intensiva, ma il recente decreto Milleproroghe sembra agire in direzione opposta: con il decreto, infatti, si consente ai comuni di rilasciare per i prossimi due anni permessi ad edificare anche laddove non sia necessario, per poter pagare gli stipendi.

Una soluzione alquanto bizzarra per assicurare lavoro. In alcuni casi, le case di nuova edificazione sono vuote: occupano inutilmente suoli un tempo rurali, provocandone un netto ribasso della capacità di assorbire e trattenere l’acqua. Risultato? Smottamenti e frane sempre più frequenti in territori nei quali non erano frequenti episodi del genere. A Milano e Napoli, nel 2007, le superfici impermeabili coprivano il 62% del suolo; oggi, l’edificazione intensiva, ha ribassato vertiginosamente questa capacità. In Italia si tende a costruire nuovi edifici invece di recuperare quelli già presenti, aumentando i rischi di dissesti ambientali e di speculazione edilizia: non tutti possono infatti acquistare le case di nuova costruzione, che, appunto, restano disabitate.

I recenti smottamenti nelle Marche non sono stati causati soltanto dalle piogge degli scorsi giorni, ma anche da un’edificazione non esattamente a norma e di cementificazioni che rubano spazio ai terreni. Anche gli episodi di Sarno, risalenti a qualche anno fa, furono causati dall’incapacità del suolo a trattenere il fiume che dilagò nel paese, incapacità dovuta a sciacallaggio edilizio.

Laura Olivazzi -ilmegafono.org