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Il Salento nella morsa di una mafia silenziosa e forte

Il Salento nella morsa di una mafia silenziosa e forte

La Sacra Corona Unita, la famigerata organizzazione criminale pugliese spesso salita alla ribalta per i numerosi casi di violenza e intimidazioni mafiose, omicidi e regolamenti di conti, sembra aver cambiato i propri connotati, mantenendo però lo stesso potere e il radicamento sul territorio. Stando, infatti, a quanto si legge nella relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie (nello specifico si tratta della parte dedicata alla criminalità organizzata nel Salento), la SCU si sarebbe adattata ai tempi moderni, cambiando nel modo di pensare, agire e di mostrare la propria presenza.

Una presenza che, a dirla tutta, è molto silenziosa, in apparenza discreta: la strategia degli ultimi anni, infatti, consisterebbe nel mettere da parte omicidi e casi di violenza evidente, “nascondendosi” all’interno del tessuto sociale per poi meglio amalgamarsi ed infiltrarsi. Strategia, questa, che sembra aver dato i suoi frutti e che ricorda molto quella dell’inabissamento intrapresa da altre organizzazioni criminali italiane.

Silenzio, quindi: in fin dei conti, cos’altro, se non il silenzio, caratterizza meglio la criminalità organizzata? Non deve sorprendere, dunque, se negli ultimi anni una parte dei cittadini di questa fetta d’Italia si siano quasi assuefatti alla presenza mafiosa e abbiano iniziato a ritenerla come una vera e propria alternativa allo Stato e alla legalità. Secondo la relazione, infatti, la strategia appena menzionata sarebbe stata agevolata «da una sorta di disponibilità della gente nei confronti di queste frange criminali, in assenza di una risposta dello Stato», soprattutto sul “piano sociale”.

Inoltre, ed è qui che la situazione si fa ancor più grave, il denaro un tempo ricavato da azioni intimidatorie, oggi viene offerto quasi spontaneamente «dalla vittima, forse non più tale, alla quale, in cambio, sono offerti servizi di tipo diverso» tra cui, oltre alla famosa protezione, il recupero forzoso di crediti o addirittura un posto di lavoro nelle aziende “controllate”. Insomma, è evidente come la criminalità organizzata, inabissandosi sino a quasi scomparire, si sia sostituita in parte alle istituzioni e riesca ad offrire al cittadino un servizio spesso più veloce, efficace e duraturo (sebbene il prezzo da pagare in cambio sia sempre altissimo).

Il tutto, dunque, viene reso possibile da un atteggiamento diverso delle famiglie mafiose che sono riuscite a guadagnarsi la fiducia e la solidarietà da parte delle vittime stesse. Una realtà preoccupante, sotto tutti gli aspetti, nata da una povertà sempre più insistente, soprattutto nelle aree socialmente più degradate, laddove la criminalità organizzata trova terreno fertile per crescere e rinforzare la propria esistenza. Aree nelle quali è quasi scontato che un commerciante per avere protezione dovrà affidarsi al mafioso di turno piuttosto che alle forze dell’ordine o alla giustizia.

È in contesti simili, dove mancano servizi, lavoro e istruzione e dove la mafia fa finta di tacere apparendo meno orribile o, perlomeno, più presentabile, che diviene urgente intervenire sensibilizzando la popolazione e facendo sentire la presenza dello Stato.  Servono misure concrete ed esempi che aprano gli occhi, soprattutto quelli dei più giovani, e che mostrino la realtà delle cose: ossia che la mafia fa schifo, che il crimine finge di portare benessere ma in realtà non conviene, è orribile, produce solo oppressione, sopraffazione, violenza, morte.

Se la relazione della Commissione ha posto sotto gli occhi di tutti uno scenario terribile e rispetto a cui bisogna agire al più presto, è altrettanto vero, però, che non dobbiamo darci per vinti o essere pessimisti: in molte aree, soprattutto al Sud, ci sono esempi di luoghi e cittadini che, nonostante il tarlo mafioso, hanno saputo reagire e conquistare importanti vittorie. La strada è ancora lunga, certo, ma la speranza, come si suol dire, è l’ultima a morire: anche il Salento, pertanto, può reagire e risorgere, iniziando una lunga ed importante fase di riscatto all’insegna della legalità. La prima tappa è prendere coscienza del fenomeno. Quanto sancito dalla relazione può essere molto utile in tal senso.

Giovanni Dato -ilmegafono.org

Autore

Giovanni Dato

Nato a Catania, sono laureato in Lingue e Letterature Straniere e vivo a Londra dal 2014. Batterista, amante della musica e di ogni altra forma d'arte, mi occupo di Legalità dal 2008, passione che è nata e cresciuta dagli insegnamenti di grandi uomini come Falcone e Borsellino.

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